Cara Mia, Ti Scrivo

Cara Mia, Ti Scrivo

Il ricordo di un incontro con Mia Martini che nel 1995 mi rilasciò un'intervista in occasione della presentazione del suo ultimo album “La musica che mi gira intorno”

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Cara Mimì, di certo non ti ricordi di me.

Infondo, quando ci siamo incontrati agli inizi del 1995 in quella piccola emittente radiofonica, ero un giornalista alle prime armi con anche una "fottuta" paura di intervistare un personaggio tanto importante come Mia Martini che era venuta a Napoli per presentare il suo nuovo album “La musica che mi gira intorno”.

Io, invece, mi ricordo benissimo di te ma non per il mito che sei ma perché venni a sapere che quando leggesti il mio articolo esclamasti “Finalmente qualcuno che ha scritto quello che ho detto”. Così, senza saperlo, con questa tua semplice frase spontanea mi donasti l’entusiasmo di continuare e quella sicurezza che oggi posso spendere credendo di più nelle mie capacità.

E poi, quando arrivasti con le spille del Calcio Napoli appuntate sul bavero della tua giacca e su quella specie di basco che indossavi mi regalasti subito un’aria familiare che fece sparire tutta la mia preoccupazione anche perché mostrasti subito un grande rispetto per noi che eravamo in conferenza stampa scusandoti per quei pochi minuti che ci avevi fatto aspettare (In seguito, sapessi quanti che non sono neanche la metà di te, mi hanno fatto attendere tanto per intervistarli senza mai dire poi “mi dispiace”).

Sai, in questo periodo stanno trasmettendo sulla Rai una fiction sulla tua vita e spero vivamente che in qualche modo tu la stia vedendo anche perché ti interpreta una brava napoletana che ti sarebbe piaciuta. Già Napoli, proprio quella città che mi dicesti che ti appassionava con la sua melodia e che un po' sentivi come tua. Infondo, tu è lei vi somigliate nella passione e la veracità, avendo in comune anche quella grande bellezza che non sempre viene capita.

Avresti voluto chiamare quello che poi è stato purtroppo il tuo ultimo album “Per niente facili” ma mi manifestasti il tuo timore di essere accusata poi di troppa presunzione quasi fossi rassegnata alle sterili critiche che ogni volta ti piovevano addosso. A parte l’inedito di Mimmo Cavallo, avevi voluto trattare pezzi già editi di Dalla, Fossati, De André, Bennato, Lauzi, De Gregori ma non per interpretarli ma solo per parlare con loro. E quando ti chiesi perché non c’era un omaggio a Enzo Gragnaniello mi rispondesti che per lui avevi troppo affetto e che non volevi essere fra quelli che hanno sfruttato un artista che stimavi come un vero poeta.

Sai cosa mi è rimasto impresso? Che alla fine più che pubblicizzare il tuo album, mostravi il piacere e la necessità di parlare con noi di te, delle tue cose quasi come una valvola di sfogo con degli sconosciuti che ti mostravano un grande e sincero calore umano. Allora non ci fu più l’intervista, ma una chiacchierata fra amici tanto che fra l’ironia e l’“incazzatura” cominciasti a raccontarci dei litigi che avevi con il proprietario dell’abitazione in Umbria che, pur di sfrattarti, ti aveva fatto entrare dei topi in casa. “Ma io non me ne vado” affermasti fiera e testarda mostrando tutto il valore di chi aveva sempre dovuto combattere e che non voleva arrendersi.

Cara Mia, magari non te ne fossi andata. Mi dicesti che non ti sentivi realizzata e ancora tante cose avevi da fare…spero che le stai facendo da lassù. A me rimane il piacere di avere stretto per un attimo la tua mano, di avere conosciuto la tua spontaneità e di conservare, ancora, quel disco che tu stessa mi regalasti.

Sapessi quante belle parole si spendono ora nei tuoi confronti sui giornali e in tutti i rotocalchi televisivi quasi come un fiume in piena di beatitudine la cui acqua però non è riuscita a bagnarti quando ne avevi più bisogno.

                                                                                                Rosario Schibeci 

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