Il Teatro D’autore Conquista Il Pubblico Romano

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Grande successo per l’esordio al Mondrian Suite di “Cartoline da Casa mia” di Antonio Mocciola grazie anche all’ottima interpretazione del protagonista Bruno Petrosino

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Isolarsi può essere un atto di difesa che però aggrava il malessere per cui si è incominciato a cercare la solitudine. Una persona cerca l’isolamento per trovare un rifugio in cui ritemprarsi, per fuggire dalla tensione del quotidiano, o, magari, per non volere affrontare alcune situazioni che non  riesce a gestire. Ma, per quante possono essere le cause, certo è che l’isolamento è un fenomeno sempre più frequente tanto che in Giappone, definito come “Hikikimori”, ha raggiunto numeri abbastanza ragguardevoli.

L’idea di affrontare l’argomento e, addirittura, di metterlo in scena è venuta ad Antonio Mocciola, uno di quegli scrittori con la mente vivace che, anche con i suoi libri, sta rapidamente scalando le vette per un ottimo riscontro di pubblico che ama quella forma di racconto immediato che, nonostante argomenti sempre diversi, riesce sempre a penetrare nelle pieghe dell’anima.

Come il grande consenso che c’è stato per il debutto romano di “Cartoline da casa mia” con cui Mocciola ha immaginato proprio la storia di un giovane che si isola da una società che lo ha rifiutato per ritrovarsi in una stanza dove finalmente può sentirsi se stesso.

La bravura di un autore può non essere solo nella stesura di un testo ma anche nella capacità di trovare qualcuno che possa degnamente rappresentarlo. E in questo si può tranquillamente affermare che è stato fatto centro scegliendo  Bruno Petrosino un giovane attore che con passione, perseveranza e un grande amore per il teatro, sta riuscendo a maturare una forma di recitazione profonda e allo stesso innovativa. Non a caso, ha interpretato il monologo di Fosco, protagonista della vicenda, con un pathos che sin dalle prime urla e battute è sembrato ipnotizzare la platea del Mondrian Suite la galleria romana di arte ed eventi sul contemporaneo a San Lorenzo sempre attenta a proporre validi lavori al di fuori degli schemi.

Petrosino è riuscito a creare la doppia vita del personaggio alternando il racconto del passato fatto del rapporto controverso con i suoi familiari e il presente, apparentemente felice, chiuso in una stanza dove il suo unico sbocco sul mondo è una piccola finestra sempre chiusa, ed un passavivande da dove gli arriva cibo e acqua per lavarsi.

Degna di nota non è stata solo l’espressione verbale dell’attore ma soprattutto la sua mimica che ha palesato quegli stati d’animo che con le parole non potevano esprimersi. Anche l’idea dell’autore di una recitazione senza veli ha rafforzato l’essenza di una solitudine volontaria che vede la sua nudità come un’ulteriore forma di protesta nei confronti del mondo. E se all’inizio della rappresentazione poteva esserci un accenno di morbosità da parte del pubblico di fronte a quel corpo, grazie alla bravura di Petrosino la nudità è diventata una maschera capace di ricoprirlo con l’impalpabile velo della vera arte.

L’accenno alla possibilità di uscire dall’isolamento al termine del dialogo con se stesso o forse con interlocutori immaginari, dona quella piccola speranza che il personaggio riuscirà a salvarsi quasi come se l’autore avesse voluto donare quel segnale di ottimismo per cui la solitudine può essere un passaggio obbligato per riuscire a fare chiarezza dentro noi stessi e ritrovare la forza per rompere e ricominciare.

Al Mondrian Suite al finale di “Cartoline da casa mia”, che si è avvalso anche della magistrale regia di Marco Prato, se ne è aggiunto un altro ugualmente suggestivo, quello di un attore stremato per non essersi risparmiato nemmeno un attimo che si è visibilmente emozionato per i fragorosi applausi che il pubblico gli ha riservato. 

                                                                                                         Rosario Schibeci 

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