Fabio Romanelli Regista Con Stile

Il giovane direttore di “Ha detto mamma” andato in scena al Teatro Due di Roma, ci racconta dello spettacolo e della sua idea sui pregiudizi evidenziando come la cultura aiuti a superarli

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Con il regista Fabio Romanelli, ascolano di nascita, è facile pensare “Largo ai giovani” considerato i passi da gigante che sta facendo la sua carriera alla luce anche del successo che ha avuto al Teatro Due di Roma dirigendo le brillanti Valeria Romanelli e Erica Zambelli nello spettacolo “Ha detto Mamma”. Assistente alla regia, Redattore di Video e appassionato di Produzione dove sta affinando la sua abilità privilegiando soprattutto il lavoro di squadra, Romanelli si rivela un uomo del suo tempo e un regista con stile portando nel suo lavoro anche tanta sperimentazione e cercando di raggiungere sempre un discorso di qualità. Lo abbiamo incontrato proprio al calare del sipario della sua tappa romana conoscendo un personaggio che presto tornerà a fare parlare di se anche per altri progetti.

Allora Fabio, felice del fatto che “Ha detto mamma” ha conquistato anche la Capitale?

Sono molto soddisfatto di questo spettacolo perché è maturato con ogni replica e gli attori sono cresciuti con lui regalando al pubblico performance recitative a livelli sempre più elevati. Sia per gli autori che per la regia Il traguardo è stato riuscire a raccontare effettivamente quello che si voleva trasmettere, con l’evidenziare situazioni e personaggi che anche se ci possono sembrare assurdi sono più reali e vicini di quanto possiamo immaginare.

E’ stato difficile dirigere dei personaggi che sembrano avere tutti alle spalle storie controverse che condizionano la loro diversità presente…

No, perché con questo spettacolo abbiamo voluto evidenziare che anche se siamo tutti diversi alla fine ci sono sempre degli elementi che ci rendono uguali. Non c’è un modo corretto ma semplicemente un modo di essere e questo vale anche per chi è genitore.

Alla fine dello spettacolo il pubblico è rimasto ancorato alle poltrone del Teatro Due desiderando di sapere come sarebbe andata a finire la storia. Hai mai pensato con gli autori a fare un seguito…

In realtà lasciare gli spettatori un po' in sospeso era proprio nelle nostre intenzioni. Non abbiamo voluto prendere una strada netta, la storia vuole semplicemente raccontare quello che è successo in un determinato momento senza giudicare chi è il buono e chi il cattivo ma lasciando che sia il pubblico a deciderlo scrivendo il proprio personale finale.

“Ha detto mamma” si basa sui pregiudizi. Tu cosa ne pensi al riguardo…

Il pregiudizio è uno degli elementi più difficili e delicati da trattare. Nasce da noi, dal nostro background e da chi troppo spesso ci influenza. La nostra cultura è quella che ci aiuta a combattere questi pregiudizi perché fondamentalmente si hanno fin quando non si conosce una cosa realmente.

Quanto può essere difficile oggi crescere se si è di colore, gay o comunque non uniformati alla massa. Secondo te siamo più maturi nei confronti della diversità o stiamo regredendo?

Credo che si stia facendo un’ iperbole enorme nel senso che è stato sempre difficile accettare qualsiasi forma di diversità ma oggi si tende a portare troppo la cosa sul piano politico. Si abusa parlando di differenze che non dovrebbero esserci e che in paesi più evoluti già non hanno più motivo di esistere. Credo, comunque, che il problema sia soprattutto delle vecchie generazioni perché i giovani godono sicuramente di visioni più evolute.

Ora che ti fermi un po' con le repliche di questo spettacolo, che progetti hai nel cassetto?

La mia formazione è sulla regia cinematografica quindi ritorno alle origini e sto lavorando ad un lungometraggio. Però considerato anche la chiave del successo di “Ha detto mamma” sto pensando di scegliere un classico e di adattarlo in maniera grottesca.

 Rosario Schibeci

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