IL LEGAME FECONDO TRA CANOVA, L’ANTICO E NAPOLI

IL LEGAME FECONDO TRA CANOVA, L’ANTICO E NAPOLI

Evento straordinario al MANN di Napoli dove per la prima volta si riuniscono in una mostra 12 marmi e 110 opere del sommo scultore conservate nelle più grandi collezioni come quella dell’Ermitage di San Pietroburgo

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Canova è stato uno dei grandi artisti che quando ha conosciuto Napoli se ne è profondamente innamorato tanto da scrivere Il giorno dopo l’arrivo “per tutto sono situazioni di Paradiso”. Era più che giusto, allora, dedicare a lui la mostra-evento “Canova e l’Antico” proprio nella città in cui giunse nel gennaio del 1780 e dove visse sin quasi alla morte ricevendo committenze dai regnanti sia dell’antico regime che dell’età napoleonica e dalla stessa aristocrazia napoletana.

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova, con un comitato scientifico internazionale e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra prende vita nella splendida Sala della Meridiana del Museo Archeologico e sarà in programma fino al prossimo 30 giugno.

Canova è stato il genio del Neoclassicismo ed è riescito a lavorare per tutto il Continente Europeo che per la prima volta si presenta unito culturalmente sotto il segno dell’antico. Ma l’opera di Canova non è quella di realizzare copie di sculture antiche ma quella di far rinascere l’Antico nel Moderno e di plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico. Infatti, l’assoluta novità della mostra al MANN è il mettere in risalto il rapporto unico tra un artista moderno e l’arte antica come dimostrano i 12 grandi marmi e le circa 110 opere esposte che lasciano inevitabilmente nel visitatore allo stesso tempo ammirazione e stupore.

Con un enorme sforzo si è potuto contare su prestiti internazionali come il nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo, L’ Amorino Alato, L’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie. Ma c’è anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles. A questi si aggiungono la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio, vertice ineguagliabile di rarefazione formale e di pathos. Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi, come il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova), che ha concesso con grande generosità prestiti davvero significativi o ancora l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante restaurato quest’ultimo per l’occasione e già in Palazzo Papafava a Padova, entrambi da collezioni private.

La mostra “Canova e l’Antico” regala anche la possibilità di ammirare tutte insieme e dopo un attento restauro, le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista chiaramente ispirate alle pitture pompeiane su fondo unito e, in particolare, alle Danzatrici.

E sicuramente da ammirare è la gigantesca statua di Ferdinando IV di Borbone che, dalla nicchia al centro dello scalone monumentale del museo, costituisce una retorica del Settecento che anticipa tutta la retorica dell’Ottocento. Fu il re in persona a commissionarla e Canova riuscì a rendergli quell’immagine di sovrano di una città di fondazione greca, quale nuova Atene e nuova Roma, in cui convivevano l’antico, dagli scavi ercolanesi alla raccolta di marmi farnesiani e il moderno. Ad accompagnare l’esposizione c’è anche un importante catalogo edito da Electa, ricco di saggi con schede e raffronti fra opere canoviane e opere antiche.

                                                                                                      Rosario Schibeci 

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