Il Befolko

Il Befolko

Cerco sempre di restare persona e di non diventare mai personaggio. Il mio imperativo è apparire esattamente per quello che sono, cerco di non nascondermi!

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È sempre bello quando un dialetto non è un limite ma trova modo di farsi ascoltare e comprendere -magari attraverso la musica – al di fuori dei propri confini. È questo il caso di Isola Metropoli, album di debutto del partenopeo Roberto Guardi alias Il Befolko che ha portato negli ultimi mesi la sua musica in giro da Milano a Palermo.

Percussionista fin dai 5 anni, inizia a scrivere proprie canzoni dal 2010-2011 per chitarra e voce. Decisiva, in questo senso, la scoperta del folk anni '70 (Jim Croce, Don McLean, Cat Stevens, Gordon Lightfoot, Simon & Garfunkel) avvenuta intorno ai 17 anni. Il progetto nasce proprio da qui, da questo background, nel maggio 2015. L'intento di partenza è quello di coniugare le sonorità del folk inglese e nord-americano con la lingua napoletana, attraverso un linguaggio semplice, piano come le esperienze raccontate. Poche altre le cifre stilistiche: fingerpicking, malinconia, propensione all'intimismo. Tra le esibizioni più importanti vi sono aperture per Gnut, La Terza Classe, Tartaglia e Blindur, la partecipazione al Nadir Direzione Opposta 2018 e al festival Woody Groove di Potenza 2018 e un'esibizione a Bolzano nell'agosto 2017 in compagnia della cantautrice Noemi De Simone con la quale collabora in veste di percussionista. Da percussionista, nel 2014, ha inciso anche il primo album de La Maschera.

Il prossimo 11 maggio Il Befolko sarà ospite del B-Folk (via dei Faggi 129a Roma) e sarà un’occasione per ascoltare alcuni brani del suo album Isola Metropoli e noi, ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda e farvi conoscere più da vicino lui e la sua musica.

Partiamo dall’inizio raccontaci del passaggio da Roberto Guardi ad Il Befolko: come ti sei avvicinato alla musica?

La musica mi ha avvicinato molto presto, dico che lei ha avvicinato me perché credo che in qualche modo essa ci scelga e da parte nostra seguirne la scia, non è una decisione consapevole ma quasi una fatalità a cui non ci si può sottrarre in alcun modo. Una cosa da tragedia greca, però con lieto fine. Le percussioni mi hanno trovato a cinque anni, la chitarra intorno ai diciassette ma ho iniziato a comporre tra i diciotto ed i diciannove. “Il Befolko” è nato quattro anni fa è si è rivelato un nome particolarmente azzeccato perché Roberto Guardi è davvero parecchio bifolco di suo. Un vero passaggio non c’è mai stato, quel nome non indica un personaggio ma semmai descrive una persona in carne ed ossa ed in qualche modo un’attitudine di vita un po’ scapestrata e hippie. Sono nella musica e su un palco quel che sono ogni giorno.

Come si coniugano le sonorità folk anglo americane con il dialetto napoletano?

Non saprei spiegarlo, la cosa è sempre avvenuta molto spontaneamente. Ho semplicemente lasciato che due grandi amori si incontrassero, in cerca di un punto di tangenza. Mi piaceva prendere in prestito una tradizione che sicuramente non mi appartiene ma che sento molto mia ed aggiungere a questa un’impronta più personale. Ascolto quel tipo di folk da circa dieci anni ed il napoletano è quasi l’unica lingua che sento parlare nel mio quartiere. Il folk, per come lo intendo, è quel tipo di musica che coglie le nostre radici più salde e più profonde e che ci permette di scavarci dentro. Il napoletano non poteva non esserci per la questione delle radici ed anche per il suo essere profondamente viscerale, sanguigno.

Nelle scorse settimane sei stato in giro tra il centro ed il sud Italia: sappiamo che i classici napoletani sono amati e cantati ovunque ma come risponde il pubblico dinanzi ad un artista emergente con un proprio repertorio musicale in dialetto?

Sì, la musica napoletana è arrivata davvero dappertutto e questo è un miracolo inspiegabile! Una cosa che sicuramente mi dà parecchia fiducia ed una spinta in più! A Roma ed in Sicilia ho riscontrato molto interesse e parecchia attenzione, con i siciliani siamo legati da un meraviglioso filo invisibile! Sono nate anche collaborazioni, a Messina con “La Stanza della nonna” e a Roma con il cantautore Riccardo Pasquarella. Inaspettatamente ho destato curiosità anche a Milano, mentre in Toscana invece non è successo. Ma fa parte del gioco, già essermi procurato delle date fuori e aver trovato qualcuno che abbia scommesso su di me è stata una piccola vittoria!

Hai mai pensato che comporre in italiano possa darti una chance in più?

Ci ho pensato e non ci ho pensato, nel senso che ho lasciato andare le cose per come si presentassero e sono stato molto grato delle chance che finora mi si sono presentate. Ed anche se ne avessi colte meno va ugualmente bene! Non ne ho mai fatto un discorso utilitaristico, per così dire. Se scrivessi in italiano lo farei perché ne avvertirei l’esigenza, prima di tutto. La scrittura napoletana mi viene molto più spontanea, penso e sogno in quella lingua. Verso di essa ho quasi un atteggiamento antropologico, per così dire. Ogni tanto mi succede e mi è successo di scrivere in italiano ma è un po’ una strada parallela. Non rigetto né disdegno assolutamente la lingua madre, del resto ho studiato lettere moderne. Prima o poi mi misurerò seriamente ed in modo meno discontinuo anche con quel percorso, sono curioso di capire cosa ne può venir fuori. Le canzoni in italiano, però, le immagino un po’ diverse anche musicalmente.

Isola metropoli è il tuo primo lavoro autoprodotto uscito nel 2017: tanti tuoi colleghi scelgono di investire su se stessi pur di non vincolarsi alle direttive di una etichetta, piccola o grande che sia. Quali sono le difficoltà che hai incontrato per la promozione del tuo album?

L’autoproduzione è un po’ un’arma a doppio taglio. Ho avuto la fortuna di lavorare all’album in maniera estremamente libera, senza direttive di alcun tipo. Ho tirato fuori tutto quello che mi passava per la mente, di questo sono estremamente contento. Lavorare con un’etichetta sarebbe stato più semplice sotto tanti aspetti, forse succederà in futuro ed è una cosa che proverei! Autopromuoversi è difficile oppure molto facile se ti ci applichi sul serio. Non credo di saperlo fare molto bene, mi risulta molto difficile “vendere” quello che suono e sinceramente non sono ossessionato dal riuscire nella cosa a tutti i costi! Guardo sempre il bicchiere mezzo pieno, avrei forse potuto fare di più ma anche di meno. La vedo più così, una cosa del tipo: “ho fatto questa cosa qui, chi vuole prenda!”.

Isole Metropoli sono 8 tracce che hanno come elemento comune la semplicità e l’amore: come nascono le tue canzoni e quanto di autobiografico c’è in esse?

Mi dispiace non saper rispondere completamente, la musica possiede probabilmente qualcosa di magico nel senso di irrazionale e il “come nasce una canzone” fa parte di questo aspetto: può nascere in dieci minuti come “ ‘O bigliettino” oppure a tappe come “Mannaggia tengo famme”; si può partire dal testo, dalla musica, possono venir fuori insieme. Sicuramente tutto nasce da una particolare tempesta emotiva, hai paura di affogare ma poi scrivi e dopo sei incredibilmente salvo. Ti immergi in te stesso ma in qualche modo esci anche fuori di te, ti guardi dentro però allo stesso modo poi ti osservi da fuori e quello che scrivi, dopo che hai concluso, ti appartiene in un modo diverso rispetto a prima di scrivere. Nelle mie canzoni di autobiografico c’è praticamente tutto, il folk a cui ho sempre guardato è anche questo. La prima persona è onnipresente, le proprie esperienze sono sempre in primo piano.

Stai lavorando ad un nuovo album? Quali sono i tuoi progetti?

Sì, ci sto lavorando! Non ancora concretamente ma non vedo l’ora di tornare in studio! Spero di cominciare nel giro di qualche mese, non so quantificare precisamente ma spero davvero presto! Tante canzoni sono pronte, altre in fase di scrittura. Poi dovrò fare un’ inevitabile cernita. Qualche filo inizia a balenare in testa, ogni tanto mi immagino gli arrangiamenti. Sicuramente continuerò in napoletano, per il momento. Non so quali progetti ho, vorrei suonare ancora un po’ “Isola Metropoli” e se mi riesce viaggiare ancora! Da ottobre ad ora ho viaggiato abbastanza, ho visitato posti che non conoscevo ed ho incontrato tantissime persone fantastiche che altrimenti non avrei mai incontrato. Questo aspetto mi fa impazzire, è decisamente la parte migliore. Mi fa crescere tanto, prima di tutto come persona!

Tu sei una presenza discreta sui social, come ti districhi in un momento in cui l’imperativo è apparire?

Sui social sono una discreta presenza disturbante, li utilizzo molto spesso e quasi esclusivamente in maniera leggera e volutamente ironica perché secondo me è questo l’unico modo per non lasciarsi assorbire totalmente da essi. Un distanziamento è necessario, altrimenti si rischia di diventare schiavi di questi strumenti e di finire in un pericoloso vortice che è una realtà troppo tendente alla rarefazione. Gioco a non fare il loro gioco, mettiamola così. Anche per quel che riguarda i social cerco sempre di metterci la faccia, sempre per il discorso sulla questione persona-personaggio. Cerco sempre di restare la prima cosa e di non diventare mai la seconda. Il mio imperativo è apparire esattamente per quello che sono, cerco di non nascondermi!  

Sara Grillo 

Evento Roma:  https://www.facebook.com/events/291325591800797/

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