COPPIA APERTA, QUASI SPALANCATA

Pienone al Teatro Due di Roma per una classica commedia all’italiana di Dario Fo e Franca Rame che racconta la tragicomica storia di una coppia di coniugi. Intervista di Rosario Schibeci ai due bravi protagonisti Virginia Risso e Matteo Maria Dragoni

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Scritta nel 1983 da Dario Fo e Franca Rame, “Coppia aperta, quasi spalancata” è andata in scena al Teatro Due di Roma con un nuovo brio grazie ai due giovani protagonisti che con spontaneità e leggerezza hanno rappresentato la tragicomica storia di una coppia di coniugi alle prese con l’evoluzione del loro rapporto inserita in un’epoca di mutamento anche della coscienza morale del paese. Virginia Risso è Antonia moglie aspirante suicida per i continui tradimenti del marito Michele, alias Matteo Maria Dragoni molto a suo agio nel ruolo di affascinante intellettuale e libertino. Ed è proprio lui a proporre la “coppia aperta” come soluzione ai problemi coniugali senza immaginare che alla fine sarà lui stesso vittima del suo proposito quando nella vita della moglie si insidia un nuovo uomo, giovane e intelligente. Al Teatro Due, durante la rappresentazione, il tempo sembra volare grazie alla vivacità dei due attori che regalano ai dialoghi forza e immediatezza. E poi c’è il divertimento che sia Risso che Dragoni riescono a rendere ai loro personaggi suscitando una quel pizzico di compassione e l’altro una simpatia da furbetto che bene sa usare le armi della retorica. Strappare i due artisti agli applausi e ai complimenti della platea per una piccola intervista è stata quasi un’impresa.

Secondo voi, il testo del lavoro che avete egregiamente interpretato può essere ancora attuale?

Assolutamente si, anche perché, come tutte le opere di Dario Fo e Franca Rame, sono storie e spaccati di vita che, in qualche modo, vanno a scalfire qualche aspetto della società che risulta scomodo, non a caso negli anni passati molti loro lavori venivano anche censurati. E oggi la loro attualità sta proprio nel fatto che, anche se molte cose nel nostro paese sono migliorate, l’Italia continua ad essere non progressista ma tradizionalista per cui c’è sempre bisogno di denunciare e lottare per diritti che, magari, nel resto d’Europa sono già pienamente consolidati.

Come si affronta un’opera scritta da due mostri sacri come Dario Fo e Franca Rame?

Inizialmente c’è stata un’ansia pazzesca che poi è stata sostituita dalla sensazione di una bellissima responsabilità e dalla convinzione di avere portato in scena molto di più di quello che noi stessi sapessimo. Infatti, molti stati d’animo sono venuti fuori proprio a lavoro ultimato considerato che c’è stata una certa determinazione nella sua esecuzione proprio per la consapevolezza di eseguire un’opera di due artisti che godono, prima di tutto, della nostra ammirazione.

Virginia, quali sono i lati del tuo carattere che condividi con il personaggio interpretato?

Antonia è una moglie gelosa e io, anche se non sono ancora una moglie, mi è capitato in certe relazioni anche di farmene quasi una malattia. Però, Antonia è anche la donna che riesce a ricominciare nonostante sia venuto meno quello in cui credeva e dalle ceneri si crea una nuova esistenza. Questa capacità è importante per chiunque, ma soprattutto per una donna che tenta di riorganizzarsi la vita. E diciamo che questa forza combattiva la condivido molto con il mio personaggio.

Matteo Maria, oggi con la facilità con cui si intessono rapporti interpersonali con Internet, si può rischiare che la coppia aperta sia sempre più consolidata?

Sicuramente, grazie anche ai social, le coppie possono trovare più distrazioni e orientarsi ad una certa apertura. Ma non credo che possa mai diventare un fenomeno consolidato perché troverà sempre la resistenza della mente umana che in un rapporto tende a considerare l’altro come un proprio possesso. Quindi, quello che succede alla coppia protagonista dello spettacolo nel 1983 può essere uguale nel 2019 e sarà uguale anche nel 2056.

Nella commedia “la coppia aperta deve essere aperta da una parte sola (quella del maschio), può capitare che, invece, sia la donna ad avere più questa esigenza?

Sicuramente prima c’era una mentalità che giustificava la sottomissione della moglie al marito. Adesso potremmo dire che esiste una femminilità al maschile considerato che troviamo donne forti che in famiglia spesso portano i pantaloni e che possono provare così come l’uomo l’aspirazione per una coppia aperta. Ma come dimostra lo spettacolo che portiamo in scena, il risultato finale è sempre lo stesso perché anche se ci può essere un rapporto aperto definito, alla fine sia l’uomo che la donna, di fronte all’eventualità di perdere definitivamente l’altro, reagiscono allo stesso modo tornando indietro sui propri passi.

Come proseguirà la vostra tournée con “Coppia aperta, quasi spalancata”?

Permettici prima di tutto di ringraziare Caterina Guida per l’organizzazione e il pubblico che stasera ha riempito il Teatro Due e che ci ha gratificati con i loro calorosi applausi. Proprio questo entusiasmo romano ci porta a considerare la Capitale un po' come base per la nostra esibizione. Infatti, dopo varie date al Nord e al Sud Italia torneremo per giugno di nuovo a Roma.

                                                                                       Rosario Schibeci 

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