Uno Di Troppo – Prima Notte Di Nozze In Tre La Recensione Di Ur

Uno Di Troppo – Prima Notte Di Nozze In Tre La Recensione Di Ur

Cesare e Chiara, novelli sposi che provano a congiungersi la notte del loro matrimonio, si ritrovano così nel talamo nunziale anche il fratello di lui. Da questa prima notte di nozze sui generis nasceranno una serie di situazioni comiche ed al limite del paradossale.

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Uno di troppo – Prima notte di nozze in tre

Il Teatro Stabile d’Abruzzo produce una commedia dallo schema classico, ma con brio, in scena fino a domenica al Teatro Tirso da Molina.

Uno di troppo è una gradevole commedia, scritta, diretta ed interpretata da Danilo De Santis, noto attore e regista romano, con il quale abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere.

Lo spettacolo nasce dall’idea di sovvertire un’immagine tradizionale: la prima notte di nozze come icona romantica del coronamento dell’amore; e questo capovolgimento poteva essere reso comico solo dall’inserimento di un terzo elemento, in questo caso un terzo incomodo.

Cesare e Chiara, novelli sposi che provano a congiungersi la notte del loro matrimonio, si ritrovano così nel talamo nunziale anche il fratello di lui. Da questa prima notte di nozze sui generis nasceranno una serie di situazioni comiche ed al limite del paradossale.

Vi è poi l’inserimento di un elemento classico della commedia di ambiente familiare: la lotta per l’eredità, e qui De Santis ricrea, in chiave romana contemporanea, una bella concatenazione di equivoci che molto deve, nella struttura e nei tempi, alla commedia napoletana.

I protagonisti sono tratteggiati seguendo la bipartizione che ritroviamo oggi in tanto cinema italiano di intrattenimento: abbiamo il borghese dalla forma mentis molto ristretta, (un verdoniano Furio 2.0), e l’uomo di borgata dal linguaggio e dai gusti più rustici.

Due mondi tenuti separati che, alla fine, si scoprono molto simili nel cinismo con cui affrontano la morte ed i legami di sangue.

Un filone, questo, saccheggiato oltre che dal cinema anche dal web, (abbiamo in mente la serie on line di Romolo + Giuly), ma che, dobbiamo ammettere, qui non cade in un cliché.

Aiuta molto a conferire originalità alla commedia un’intuizione del regista: inserire come leit motiv delle varie vicende che si svolgono sul palco la musica e la storia dei Police. Ci è piaciuta la carica e l’atmosfera che la musica scritta da Sting conferisce alla commedia.

Bravi gli attori; su tutti, risalta il talento di Francesca Milani, brava attrice e voce di Dimensione Suono Roma. La Milani interpreta il ruolo di una ragazza dell’Est, adescata da un italiano medio. La necessità di riprodurre un accento straniero ed una mescolanza linguistica tra l’italiano e l’ucraino è reso con la bravura e l’esperienza di chi lavora in radio. L’attrice dà, inoltre, un’interpretazione briosa ed anche un po’ ambigua di questo personaggio, comunque lontana dai cliché della ragazza dell’Est, ammaliatrice di ingenui uomini italici.

Non ci piace una cosa che ultimamente stiamo vedendo spesso a teatro: l’inserimento di filmati, in cui gli stessi attori che vediamo sul palco, interpretano in forma audiovisiva una parte della storia, girata in esterni.

Non credo vi sia una necessità narrativa, poiché è qualche millennio che vengono raccontate storie colossali di interi popoli utilizzando gli unici strumenti a disposizione del regista teatrale.

Crediamo, invece, che questo artificio sia scelto nell’illusione di donare più brio ed un sapore più contemporaneo alla forma teatrale. Noi lo troviamo, invece, per usar della retorica: fuori luogo. Vi si perde l’accento sul valore intrinseco del teatro.

Se consigliamo, infatti, di andare a vedere questo spettacolo, per qualche giorno ancora in cartellone, non è soltanto per la sua gradevolezza e per l’ilarità pulita che genera. È anche perché è di scena in un piccolo teatro, raccolto ma confortevole ed una buona acustica, in cui molti sono gli abbonati, coppie âgé e gruppi di vicini di casa, che scendono dalle loro case parioline per passare la serata a teatro, come forma di intrattenimento sì, ma anche di socializzazione.

Gioia Di Mattia

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