OVER THE POP DI SASHA TORRISI

OVER THE POP DI SASHA TORRISI

Alla Galleria Voltaire di Roma, il musicista dei Timoria si presenta anche nella sua veste di pittore rivelando opere di grande impatto che si ispirano alla grafica pubblicitaria, alla fumettistica e alla PopArt.

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Parlare di Sasha Torrisi significa parlare di diversi aspetti di un artista poliedrico che riesce ad eccellere in tutte le sue attività. Cominciamo con quella di musicista e cantante che dal 1997 lo vede come uno dei componenti dei Timoria la band bresciana che ha segnato una pagina importante del rock italiano di cui hanno fatto parte anche Francesco Renga e Omar Pedrini. Questa volta, però, si vuole mettere in evidenza l’estro pittorico di Sasha Torrisi in occasione anche dell’inaugurazione della sua mostra “OVER THE POP” alla Galleria Cabaret Voltaire di Via Panisperna a Roma dove, fino al 14 giugno, sarà possibile ammirare le particolari opere che trasformano con un’energia incredibile di colori i gesti e gli oggetti di ogni giorno in icone POP destinate a rivelare una nuova essenza che suscita nello spettatore prima di tutto meraviglia. I soggetti rappresentati dall’artista nato a Parma hanno sempre un significato intrinseco che va ben al di là di una prima superficiale osservazione e quello che può sembrare un quadro sensuale ed erotico diventa il pretesto per una forte denunzia contro la mercificazione della donna oggetto. Alla Galleria Voltaire quello che impressiona non sono solo la vitalità delle opere di Sacha ma anche il suo entusiasmo nel descriverle ai tanti visitatori che hanno onorato il vernissage dell’esposizione.

Allora Sasha, come nasce il pittore dal Sasha Torrisi musicista?

In realtà le due forme d’arte viaggiano in me parallelamente da sempre. Fin da piccolo ho iniziato a suonare prima il pianoforte e poi la chitarra ma allo stesso tempo ho sempre avuto la passione per il disegno appassionandomi soprattutto alla grafica pubblicitaria, alla fumettistica e alla PopArt. Fondamentale, poi, per il mio inizio di pittore e, allo stesso tempo come fonte di ispirazione, l’incontro con l’artista e amico Marco Lodola , famoso in tutto il mondo per le sue sculture pop luminose plasmate con plexiglass ed illuminate con il neon. Con lui ho fondato anche “Lodolandia”, una “factory” dove avvengono costanti collaborazioni e contaminazioni artistiche trasversali di ogni genere, tra cinema, teatro, musica, poesia, pittura.

Nelle tue opere è facile ammirare un accostamento fra sacro e profano. E’ un effetto voluto?

Attraverso i miei quadri cerco sempre di dare un messaggio sottile di riflessione. Anche se il quadro può apparire bello e appariscente a prima vista poi quello che vuole esprimere è sempre intrinseco e provocatorio. Qui alla Voltaire si possono vedere le mie accattivanti pin up o qualche rappresentazione che faccio del Sushi l’afrodisiaco cibo giapponese che io considero fra i più “Pop” per le sue forme e i colori. Ma di forte impatto è anche la mia opera “Burqa” in cui ritraggo una donna dai tratti tipicamente occidentali la cui femminilità viene mortificata appunto dal burqa.

Quanto è importante per te l’uso del colore?

Direi fondamentale. Gioco con i colori in base al mio stato d’animo. Qui infatti espongo anche il quadro “Casa mia” dipinto in un momento in cui il mio estro artistico nonostante avesse voglia di esprimersi non trovava ispirazione Ecco che allora oggetti comuni in un unico giallo fluorescente vanno oltre la realtà fisica delle cose spiccando in un grigio piatto come le mie sensazioni del momento.

Secondo te in tutti questi anni si può parlare di un’evoluzione della Pop Art?

Come succede anche nella musica non esistono più generi unici, piuttosto una misticanza di varie forme che mescolate fra di loro possono rendere un progetto credibile. Oggi, quindi, tutte le forme d’arte non possono essere più etichettabili. La pop Art per me più che altro è un’ispirazione guardando sempre alla grafica pubblicitaria e alla fumettistica.

Questa mostra alla Galleria Voltaire vuole essere un atto di conquista della Capitale?

In realtà a Roma ho già esposto più volte partecipando anche alla mostra collettiva organizzata per celebrare Marilyn Monroe nel cinquantesimo anno dalla scomparsa presso il Palazzo Wedekind in piazza Colonna. La capitale mi regala sicuramente soddisfazione anche se l’Italia, contrariamente a quanto sta avvenendo all’estero, non sembra ancora pronta per questo genere di arte.

In futuro ti vedremo più come cantante o pittore?

Non lo so, per ora cerco di concentrare le due cose anche perché quando sono sul palco non vedo l’ora di tornare a dipingere per stare un po' con me. Ma, allo stesso tempo, quando sto da solo, mi manca avere il grande pubblico davanti. Quindi una cosa completa l’altra ed entrambe si stimolano a vicenda.

                                                                                   Rosario Schibeci 

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