Letizia Va Alla Guerra. La Suora, La Sposa E La Puttana. La Recensione Di Ur

Letizia Va Alla Guerra. La Suora, La Sposa E La Puttana. La Recensione Di Ur

Chi aveva mancato le scorse rappresentazioni, ha potuto tirare un sospiro di sollievo: attesissimo, dal 9 al 14 aprile è tornato in scena lo spettacolo Letizia va alla guerra. A confermarne il successo contribuiscono l’impeccabile regia di Adriano Evangelisti..

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Letizia va alla guerra. La suora, la sposa e la puttana

Di Agnese Fallongo
Ideazione e regia Adriano Evangelisti

Con Agnese Fallongo e Tiziano Caputo

Arrangiamento e accompagnamento musicale dal vivo Tiziano Caputo

Prodotto da GITIESSE Artisti Riuniti diretta da Geppy Gleijeses.

Chi aveva mancato le scorse rappresentazioni, ha potuto tirare un sospiro di sollievo: attesissimo, dal 9 al 14 aprile è tornato in scena lo spettacolo Letizia va alla guerra. A confermarne il successo contribuiscono l’impeccabile regia di Adriano Evangelisti, la magistrale interpretazione di Agnese e Tiziano -sinergici più che mai- e una scenografia semplice ed essenziale: due cornici, una sedia, una chitarra. Tutto il resto è affidato all’immaginazione dello spettatore che, grazie alla capacità evocativa degli attori, può percepire ogni minimo particolare come fosse lì davanti, concreto e tangibile. Senza che cada il sipario, si passa da una regione all’altra dell’Italia. In un primo momento è evocata la Sicilia, con il suo bel mare e il caldo rovente, con le coltivazioni di agrumi e di pomodori, rossi e succosi -come non si manca di precisare- ma anche con sue le antiquate tradizioni e l’osservanza religiosa. In questo ambiente cresce Letizia, timida e gioiosa, innamorata di un giovane compaesano con il quale è on procinto di maritarsi. Ma non c’è tempo di attesa: nel pieno della Grande Guerra, servono continue risorse umane così anche il ragazzo è chiamato al fronte. Ecco che allora un matrimonio lampo suggella il loro amore. La celebrazione è stabilita dal parroco per venerdì, una stranezza alle nostre orecchie. È forse il segno di un esito poco propizio? Dell’amato infatti non si avrà alcuna notizia; la corrispondenza epistolare è assolutamente interrotta. Letizia, fortemente inquieta, non rimane senza far nulla: entra in gioco e, raggiungendo anche lei il campo di battaglia friulano, darà il suo contributo: si unisce ad altre donne per distribuire beni di prima necessità ai militanti consunti nelle trincee. Qui sperimenta la solidarietà, l’amicizia, la fatica, l’orrore del sangue, la speranza di scorgere tra i volti degli uomini, riconoscenti ai suoi gesti di generosità, gli occhi del suo tenerissimo sposo. Ma avranno i due modo di ricongiungersi?

Buio intorno e dolce melodia musicata dal vivo segnano il passaggio alla storia successiva. Di nuovo in scena Agnese ma irriconoscibile, ora è Lina una giovane orfana, accolta e cresciuta a Latina (ex Littoria) dalle suore. Riceve la formazione attesa a qualsiasi ragazza da bene: impara a stirare, a lavare, a cucire, a svolgere ogni tipo di servizio domestico. Quando le viene proposto di lavorare a Roma da una zia -di cui in realtà ignorava l’esistenza- risponde con entusiasmo. Prepara la valigia e parte. Difficile non lasciarsi coinvolgere dall’ottimismo che comunica la distensione del suo volto e il tono gagliardo della voce. Eppure in stazione avverte un certo sospetto: come spiegare un’opportunità lavorativa in un momento difficilissimo per l’Italia impegnata nel secondo conflitto mondiale? Con disperazione capirà che l’attività a cui è stata chiamata è il mestiere più antico del mondo. Non essendoci altra scelta accetta e vive la nuova esistenza, non sarà più Lina ma Letizia che fa il servizio. L’incontro con un biondino permetterà alla vecchia Lina di far capolino nella sua coscienza… ma potrà davvero riappropriarsi di ciò che è andato perduto?

Di nuovo buio e note di musica dal vivo. Compare ora un’anziana suora dall’accento settentrionale che tira le fila delle tre storie, collegate tra loro dal punto di vista drammaturgico e cronologico. Sono vicende particolari che risentono di eventi storici terribili: sono gli anni tra il 1915 e il 1945, dalla Grande Guerra all’arrivo degli americani. Fedelissima è la rievocazione del contesto: messaggi radiofonici, estratti dei discorsi del duce, pronuncia tedesca. C’è tanta amarezza in tutti questi ricordi, tanta vergogna e sofferenza, eppure anche il dolore più acuto è placato dall’ironia, dalla vivacità e dalla delicatezza di Agnese e Tiziano.

Ancora una volta hanno conquistato il pubblico. Le aspettative sulle loro prossime interpretazioni sono altissime. Non resta che accogliere l’invito degli attori al momento dei saluti: riempire, riempire la platea!

Ilaria Taranto

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