Senza Fiori

Senza Fiori

Un album colto che richiede un orecchio attento, musicalmente curato e ben arrangiato

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È una mia abitudine non leggere alcuna informazione relativa al disco ed all'artista che mi appresto a recensire, lasciandomi incuriosire dalla sola copertina dell’album che delle volte, dimenticano, essere un buon bigliettino da visita, almeno dal mio punto di vista.

Senza fiori si presenta con una foto in bianco e nero che associo immediatamente ad una vecchia immagine di Lucio Battisti. Immagino quindi un album dalle atmosfere anni ‘70 ma in realtà il sound rimanda al decennio successivo, con un forte richiamo alla scuola cantautorale e di Dalla in particolare. Andrea Lorenzoni si racconta in dieci tracce che sono un incontro tra rock e pop con temi che spaziano dall'onirico alla razionalità.

Di impatto ma per motivi diversi sono le prime due tracce dell’album Sfide velodromiche sul Kilimangiaro e Forza di andare via, la prima è un invito a non arrendersi: “vincerai nella sconfitta” sono tre parole da un significato immenso e profondo; con la seconda traccia invece ci si proietta in un’atmosfera dance tipica degli anni Ottanta con i sintetizzatori che la fanno da padrone. Un ritornello semplice ed orecchiabile fanno il resto.

Versatilità è l’aggettivo che meglio sintetizza i suoni di Senza fiori, diversi ma ben amalgamati e così si rallenta improvvisamente in La disillusione per poi ritrovarsi in un’atmosfera rock nelle successive Senza fiori e Domani sarà come ora. Va detto che nessuna delle tre emerge in modo particolare per quanto concerne il testo.

A metà disco è un pianoforte ad accompagnare la voce di Lorenzoni in Su come puntini: sei minuti e 45 secondi che nemmeno ti rendi conto siano tali per come è ben strutturato il brano, sicuramente tra i più riusciti. Si prosegue in modalità altrettanto soft con le successive Una visione ed Il pensiero dell’uomo, quest’ultima di particolare attualità affrontando temi legati all'omofobia e al razzismo. Il ventre della donna e Futuro chiudono l’album, in entrambi i brani Andrea dimostra quanto la ricerca delle parole sia importante per non cadere nella banalità di canzoni che risultino poi tutte simili tra loro.

Per concludere, Senza fiori è un album colto che richiede un orecchio attento, musicalmente curato e ben arrangiato. Andrea Lorenzoni ha una buona padronanza della voce ed i testi sono nel complesso ben scritti.


Sara Grillo

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