Luca Burgalassi

Luca Burgalassi

Io sono tutt'altro che un musicista blues

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Luca Burgalassi, chitarrista, polistrumentista e cantautore, nato a Livorno in Toscana, inizia a studiare musica a sei anni, a scrivere canzoni e ad esibirsi dal vivo a dodici. Si diploma con lode all’Accademia Lizard di Fiesole con Giovanni Unterberger e si perfeziona studiando jazz e improvvisazione con Franco D’Andrea, Franco Morone, Armando Corsi, Steve Trovato, Mike Sterne e Franco Mussida. Appassionato di strumenti tradizionali studia le tecniche degli strumenti folk e country blues, come lap steel guitar, banjo, dobro, mandolino e armonica. Ha fatto parte di numerosi progetti musicali, registrando numerosi album ed esibendosi dal vivo in teatri e festival in Italia ed Europa. Finalista al BluesIn 2016, si esibisce al Pistoia Blues 2017 in apertura a Little Steven. Come solista ha pubblicato tre album: “Shadows and Fragments” 2015, “Windward” 2016, “On The Other Side Of The Water” 2019. Vive in Virginia USA dal 2016.

Oggi ci concede quest’intervista per parlare del suo ultimo album “On the other side of the water” di cui potete leggere anche la recensione.

Salve Luca, perché il blues? Quando è come capisci che questo è il tuo genere musicale?

Il blues è uno dei generi musicali che più mi appassiona e da cui traggo ispirazione, specialmente quello tradizionale e rurale. Ritengo che il blues sia tra i generi di musica più primitivi ed ancestrali, viene direttamente dallo spirito e dalla cultura millenaria africana trapiantata nelle piantagioni americane. Il blues nasce e si sviluppa in un ambiente dove manca completamente la cultura o l’alfabetizzazione musicale così come la intendiamo noi: note, pentagramma, solfeggio, armonia, scale, accordi, tonalità’ eccetera, ed oltretutto praticamente privo di strumenti musicali. Il blues è sentimento puro, affidato al canto e al ritmo. Tutto il resto viene dopo. Le chitarre economiche nascoste nelle capanne, le percussioni fatte con le tavole per lavare i panni o i cucchiai, bassi costruiti con una tinozza ed un manico di scopa. Il blues riporta tutto al significato originario della musica, che contiene tutte le emozioni, espresse con grande profondità; energia e trasporto ma con mezzi semplici ed essenziali. Il blues è dolore, ironia, sesso, sudore, divertimento, ritmo, ballo, trance, trasporto, improvvisazione. Il blues non deve essere pensato ma deve essere sentito, più’ che impararlo devi viverlo.

Detto questo, io sono tutt'altro che un musicista blues. Ammiro questo aspetto della musica, come allo stesso tempo mi affascina la complessità’ armonica e le regole matematiche dell’armonia classica e jazz.

In generale non mi piace essere legato ad un genere, preferisco esplorare vari stili, generalmente sempre legati al mondo della musica acustica e tradizionale.

Come nasce il tuo nuovo album "The other side of the water"?

Il nuovo album “On The Other Side Of The Water”, uscito a Gennaio 2019, e' stato registrato e mixato negli Stati Uniti nell'arco del 2018, masterizzato da Kim Person al Wistaria Studio (Yorktown, Virginia USA), tra gli studi piu' quotati negli Stati Uniti per la musica acustica, nel quale ha registrato tra gli altri artisti il chitarrista acustico Tommy Emmanuel).

Il disco contiene dieci nuovi brani originali composte da me e ha come tema il cambiamento di vita legato al trasferimento negli USA, (Dall'altra Parte Dell'acqua), motivo che riprende il precedente lavoro "Windward" (Controvento), nel quale si accennava alla volontà di cambiare ed affrontare il viaggio.

“On The Other Side Of The Water” ha anche un significato legato al Blues e alla sua origine afroamericana. Negli Stati del Sud, riuscire ad attraversare l'acqua, il confine di stato, poteva significare veramente acquisire la libertà’ ed affrancarsi dalla schiavitù'. Le coste della Virginia, in particolare gli abitati di Jamestown e Yorktown, sono i luoghi nei quali sono arrivati i primi coloni inglesi nel 1607, dove nel 1619, esattamente 400 anni fa, sono stati deportati i primi afroamericani, dove l'esercito americano guidato da George Washington ha conquistato l'indipendenza e dove Abrham Lincoln ha proclamato l’emancipazione degli schiavi negli stati del sud.

Musicalmente l’album è un misto di folk, rock, country e blues, principalmente acustico, con influenze che spaziano dal Jazz, Swing, fino al folk inglese e alla musica celtica. Nel disco coesistono brani di ispirazione più' blues come "Blues In My Mind", “Broken Heart Blues”, “Don’t Wait”, “Minor And Major Change", “I’ve Got The Blues For Christmas” e ballate acustiche come la title track “On The Other Side Of The Water”, “Daffodils”, scritta sulle liriche dell'omonima poesia del poeta inglese William Wordsworth, “May Water Fall” ispirata dagli attacchi terroristici avvenuti al Bataclan di Parigi nel Novembre del 2015 e l’onirica "Like I Never Did".

Nelle dieci tracce, realizzate unicamente registrando strumenti reali, le chitarre hanno un ruolo di primo piano. Nell'album canto e suono chitarre acustiche, nylon e 12 corde, chitarre elettriche, percussioni, piano, organo e armonica. Nelle registrazioni figurano i musicisti del gruppo italiano, già' presenti nei precedenti lavori: Franco Ceccanti alla chitarra elettrica, Ettore Fancelli e Gianni Apicella batteria, insieme ai musicisti della band americana: Dave Hufstedler al contrabbasso e basso elettrico; Holly Kirsten armonie vocali, violino e viola; Valentina Sorbera armonie vocali. Come ospiti speciali appaiono: il cantante blues Bobby “BlackHat” Walters, la cantante Resa Gibbs (voce a Washboard), l'armonicista Jackie Merritt, e l’armonicista Fabrizio Poggi, nominato ai Grammy Awards 2018.

Tu sei un musicista polistrumentista e le diverse sonorità in "The other side of the water" sono molto evidenti. Possiamo dire che i diversi strumenti che usi sono il tuo modo di comunicare uno stato d'animo o una sensazione al di là del piacere nel suonarli?

Certamente, la scelta dello strumento è legata alla sua sonorità, il suo potere evocativo e il significato che può avere nel brano specifico. Amo gli strumenti tradizionali ed insoliti, in particolare corde e percussioni.

Ognuno ha una sua voce e una sua collocazione. Mi piace sperimentare varie sonorità’ e fondere i suoni dei vari strumenti negli arrangiamenti.

Qual è il pezzo che più ti rappresenta e perché?

Ogni canzone ovviamente ha una sua storia, ed ognuna a suo modo rappresenta e racconta una parte di me o una specifica sensazione. Forse “On The Other Side of The Water” e’ quella che, in questo disco, riassume un po’ tutti quanti i contenuti e gli aspetti dell’intero album. Il cambiamento, l’incertezza e l’eccitazione, la sensazione di cercare qualcosa senza sapere esattamente cosa, la ricerca di libertà, il dilemma se partire o no, la speranza e la malinconia, l’eccitazione e il timore.

Musicalmente la composizione è abbastanza semplice e lineare, anche se nella seconda parte diventa più articolata nelle aperture armoniche e nelle modulazioni, che rappresentano in questo caso il cambiare delle sensazioni e degli stati d’animo, sottolineati dai cambi di tonalità’ e dagli interventi solistici dei vari strumenti.

Il brano "May water fall" è ispirata agli eventi del Bataclan di Parigi del 2015. Ci racconti questo brano?

Stavo ascoltando dei provini di alcuni brani che avevo composto per un disco strumentale, di sola chitarra quando seppi la notizia degli attacchi terroristici di Parigi del 2015. In particolare rimasi scioccato profondamente dagli eventi avvenuti durante il concerto. Continuai nei giorni seguenti ad ascoltare un brano in particolare nel quale l’arpeggio della chitarra mi evocava il cadere dell’acqua ed in poche ore il testo e la melodie vennero da se. L’idea dell’acqua che cade e scorre sulle strade, a ripulire tutto quello che c'è di orribile e sbagliato.

Un elemento che si ripete in alcuni brani è l'acqua. Qual è la sua simbologia?

Si, anche il disco precedente “Windward” che significa controvento, verso il vento, anticipava il tema del viaggio ed in particolare della traversata oltre il mare.

Il mare è un elemento fondamentale per me, sono nato e cresciuto sul mare. Il mare è apertura ed incognito. Sollievo e rispetto. Eccitazione e paura. L’acqua in generale è l’elemento che ci permea e ci tiene in vita, che ci avvolge e ci culla, che ci disseta e ci purifica. L’acqua ci separa e ci unisce se riusciamo a navigarla. E’ un po’ come la musica, può’ essere ovunque, dentro di noi, bagnarci ed avvolgerci, creare ponti con le altre persone e le altre culture, fungere da mezzo per trasportare emozioni.

Cosa pensi dell'attuale proposta musicale italiana?

Vivo negli stati uniti da alcuni anni, non sono molto aggiornato sulle ultime proposte. In generale credo che ci sia tanta bella musica professionalità e creatività che purtroppo non viene molto promossa, facilitata ed incoraggiata. Radio e TV sono sempre più’ focalizzati su prodotti commerciali main-stream per un pubblico di immediato consumo e sono veramente le poche le opportunità, ormai affidate alla volontà’ e agli sforzi di appassionati, di scoprire nuovi generi, ampliare la cultura, ricercare nella storia e nelle tradizioni. Detto questo ci sono grandissimi artisti che ammiro e che mi emozionano, grandi cantautori come De Gregori, Lucio Dalla, Zucchero, Vasco Rossi, Pino Daniele che hanno saputo creare grande musica italiana di qualità’.

Ci sono altri generi che ti piacerebbe esplorare o che ti piacerebbe fondere con il tuo blues, magari con una collaborazione tra artisti?

Certo, come ho detto in precedenza mi piace esplorare molti generi musicali, dallo swing al jazz, dal country al folk, dal rock alla musica irlandese, dai cantautori alla bossa nova. In realtà ascoltando il disco si può sentire che non sono un purista del blues. Cerco sempre spazio per nuove collaborazioni e opportunità per introdurre sonorità diverse.

Canterai mai in italiano?

Generalmente scrivo e canto in inglese. Ho pochissime canzoni in italiano. Mai dire mai.

Altri o futuri progetti?

Sto lavorando a nuove canzoni per un nuovo album, con nuove sonorità e nuove collaborazioni, ed ho inoltre in cantiere un album completamente strumentale che vorrei pubblicare nei prossimi mesi.

Grazie a Luca Burgalassi

Francesca Uroni

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