La Recensione Dell'album Di Luca Burgalassi

La Recensione Dell'album Di Luca Burgalassi

On the other side of the water

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Luca Burgalassi presenta al pubblico il suo nuovo album dal titolo "On the other side of the water", una produzione blues interamente registrata negli States. Una commistione di esperienze musicali si fondono per dar vita a un album dove brani dalle sonorità delicate, quasi essenziali, tutti scritti dallo stesso Burgalassi danno prova delle capacità comunicative ed espressive dell'autore che in quanto polistrumentista gioca con i suoni conferendo ai suoi brani originalità e una buona orecchiabilità nonché un buon potenziale commerciale. La voglia di sperimentazione è molto evidente nei testi non soltanto scritti ma anche interpretati da Luca Burgalassi. Ogni brano ha una sua peculiarità. Se in  Like I never did, dolcissima ballata, l'autore dà subito dimostrazione delle sue capacità espressive è in Minor e major change che diventa chiara la voglia di sperimentazione. Con atmosfere un po' seventies e un "bending alla Santana" infatti il ritmo diventa brioso e molto ballabile. In Broken heart blues assistiamo a un altro cambio di sonorità in cui Burgalassi, accompagnato da voce femminile e fisarmonica, ci trasporta sino al profondo sud americano con un bellissimo sound black vagamente d'annata. Daffodils è una ballata dai toni più commerciali e vagamente in stile Spandau Ballet dei bei tempi andati. Anche in questo caso Burgalassi viene accompagnato da una voce femminile che, citando la canzone, contribuisce alla creazione di una "sparkling dance" (dancing with daffodils). On the other side of the water è il brano che dà il titolo all'album. Un brano in cui chitarra e fisarmonica sono le protagoniste. Una melodia che resta nelle orecchie e che sicuramente nasconde un significato profondo:  how do you feel/ to be/ with me? / Do you know what I mean/ free/ like me/ On the other side of the water? In I've got the blues for Christmas il ritmo si fa allegro e senza cadere nello stereotipo della musicalità natalizia, torna il duetto e si parla d'amore: I’ve got the blues for Christmas/ Cause I ain’t got you/ And now that I am here/Just thinking of you/ Everything around/ Reminds me of you/ The music, the lights/ And my blues for Christmas In Moving down Luca Burgalassi riesce a mischiare varie sonorità: da un arpeggio al pianoforte sino a un accordo di chitarra. Un gioco di forze tra un rock duro e il ricordo di un italianissimo accordo di mandolino. My water fall è molto evocativa. Per tutta la durata del brano l'arpeggio di chitarra ricorda il ticchettio della pioggia e il crescendo centrale fatto di archi che accompagnano le parole invitano l'ascoltatore alla riflessione: may water fall/ on our skin/ To wash us all/ To wash our sins/ To wash the world/ for a new beginning/ may water fall? In Don't wait si parla di sentimenti con un ritmo gioioso che ci catapulta in atmosfere molto americane anche grazie alla presenza dell'armonica. Mi sembra perfetto concludere con Blues in my mind dove Luca Burgalassi gioca con le parole e con il blues. Un album veramente ben riuscito, piacevole d'ascoltare e che resta nelle orecchie e nella mente. Complimenti a Luca Burgalassi. 
Francesca Uroni

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