Olimpiadi Invernali, Il Punto è Cosa Accadrà Dopo

Un'altra torta dove mangeranno in molti? Speriamo di no, ma la storia recente parla chiaro

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Malagò danza insieme a tutto il gruppo italiano sulle note di "Volare" e ruba il tricolore all'occhiello di un giornalista dicendo "il mio me l'hanno rubato". Euforia, gioia e soddisfazione per un lungo lavoro che ha portato l'Italia a conquistare le olimpiadi invernali del 2026 che saranno divise tra Milano e Cortina. Tutto giusto, occorre sempre aver rispetto di qualsiasi lavoro. Probabilmente sarà una olimpiade valida (da costruire da zero c'è solo il nuovo PalaItalia a Santa Giulia), con tante medaglie italiane e successo di pubblico. Già, ma il vero nodo è cosa accadrà dopo. Sulla pelle del paese ci sono già due esempi lampanti. Vent'anni prima dei giochi congiunti, è stata Torino a ospitare una Olimpiade invernale. Maurizio Crosetti su "Repubblica", pur celebrando la rinascita della città a seguito di quell'evento, ha evidenziato allo stesso modo gli sprechi: una pista di bob, quella dove Zoeggeler andò a medaglia, costata 105 milioni di euro e abbandonata a sé stessa. Il trampolino per il salto con gli sci, 34 milioni circa, ad oggi utilizzata da nessuno. Per non parlare del bivacco degli extracomunitari nelle strutture destinate agli atleti che dovevano diventare case popolari e che a Milano è già stato annunciato diventeranno alloggi per studenti. Tutte belle parole infarcite di opportunismo a caldo, dove tra i politici, senza far nomi, c'era chi ha cavalcato spesso l'inutilità di queste manifestazioni o ha criticato l'altra parte se questa ambiva a un successo come quello del 24 giugno, salvo poi esultare senza ritegno in questa occasione da buon voltagabbana. 

Il secondo esempio è l'Expo: l'area in cui si tenne la manifestazione che avrebbe addirittura dovuto risolvere il problema della fame nel mondo, non ha ancora una destinazione precisa. Mi è capitato di osservare, dal finestrino di un treno, proprio pochi giorni fa, quello scheletro inerme che era l'albero della vita, che di vita ora ne ha proprio poca. Il "Fatto quotidiano" c'è andato giù ancor più pesante, denunciando come, in realtà non solo in Italia, ospitare un evento sportivo significa sforare il budget o addirittura, come nel caso di Atene e Rio, inceppare l'intera economia (per Tokyo 2020 si sforerà addirittura del 400%). Sala ha gridato subito agli "appalti seri, non voglio gli amici degli amici", e dieci anni dopo gli infausti mondiali di nuoto a Roma, dove non si contarono anche lì le figuracce e le opere incompiute, e ancora qualche scheletro è rimasto, ci si augura che sia davvero così. Per le olimpiadi estive del 2024 invece, dalle quali la capitale si è addirittura ritirata anzitempo, sono stati spesi 12 milioni di euro in tre anni dal gruppo "Roma 24" chiuso miseramente nel 2017, dopo mille giorni passati a fare relazioni a destra e a manca nel tentativo di perorare la causa italiana. Se questa potrà essere davvero una occasione, soprattutto per far tornare in auge la nostalgica Cortina, lo dovrà essere nel segno finalmente della trasparenza e della correttezza. Il miliardo e 300 milioni che pioveranno sulle olimpiadi (900 dal Comitato Olimpico Internazionale e 400 a carico dello Stato) però è un piatto succulento dentro cui politici e privati temiamo si tufferanno senza colpo ferire. Ma consoliamoci, alla fine arriva sempre la luce in fondo al tunnel: nella finanziaria del 2015 era stata inserita l'ultima rata da pagare (61 milioni di euro) per un vecchio mutuo ancora aperto. Quale? Quello per la regina delle voragini sportive di casa nostra: i Mondiali di Italia '90. 

Stefano Ravaglia 

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