Conte Si Prende L'Inter - Testa Bassa E Pedalare Sarà Il Nostro Motto

Conte Si Prende L'Inter - Testa Bassa E Pedalare Sarà Il Nostro Motto

Scegliere l'Inter è stato facile, condividiamo la stessa ambizione-

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Con l’inizio del ritiro di Lugano ha preso ufficialmente il via la stagione 2019-2020 dei nerazzurri. Nel pomeriggio di domenica tutta l’attenzione era rivolta alla prima conferenza stampa ufficiale con la nuova squadra da parte di Antonio Conte che ha certamente voluto dare un indirizzo piuttosto chiaro fin da subito in merito ad obiettivi e potenzialità della squadra, che mai come in questa stagione sarà chiamata a cercare di ridurre in modo molto significativo la distanza accumulata in classifica dalla Juventus e dal Napoli.

Proprio in questo senso però destano più di qualche perplessità le scelte annunciate da Marotta poco più di 24 ore prima della conferenza stampa di Conte dove, il Direttore Generale in un’intervista rilasciata ai microfoni di Sky Sport aveva sostanzialmente scaricato senza possibilità di appello sia Nainggolan che Icardi. Se per il primo si potrebbe aprire uno scenario che coinvolge la Cina, è ormai noto come l’attaccante argentino non voglia lasciare l’Italia e dunque le uniche destinazioni possibili per il futuro dell’argentino potrebbero essere proprio Juventus e Napoli. Apparentemente dunque potrebbe sembrare un controsenso quello di offrire proprio alle formazioni che dovresti cercare di battere uno dei due migliori giocatori che al netto delle difficoltà patite nell’ultimo anno ha sempre garantito un rendimento altissimo nei sei anni di permanenza a Milano.

Vediamo ora alcuni passaggi della conferenza stampa di presentazione di Antonio Conte.

Commentando la scelta di approdare in nerazzurro il tecnico ha spiegato:

"E' stato semplice scegliere. Perché ci siamo trovati ad avere la stessa visione. Questo è stato molto importante. Condividere la stessa ambizione, sapendo di dover passare attraverso un percorso di lavoro e fatica. Ho riscontrato la stessa voglia e la stessa visione tra me e loro. La presenza di Marotta è stato un incentivo. L'Inter è una società con grande tradizione, una delle società più importanti al mondo ed è stato semplice accettare".

Interpellato poi sulle effettive possibilità di vincere titoli già nella prima stagione sulla panchina dei nerazzurri Conte ha voluto sottolineare alcuni aspetti:

"Sono una persona che non si pone limiti e non voglio che altri si pongano limiti ad inizio stagione. Dovessi pormi limiti io, creerei subito alibi. Negli ultimi anni si è creato un gap enorme nei confronti della Juve soprattutto e anche del Napoli. Dobbiamo lavorare tanto e meglio degli altri per colmare il gap. Dobbiamo partire con l'ambizione di dare il meglio di noi stessi. Vediamo poi cosa accadrà".

Conte ha poi voluto smorzare i toni sulla definizione di “top player” che lo stesso Marotta ha attribuito al tecnico:

"Ringrazio il direttore. Penso che i top player dobbiamo averli in campo. L'Inter ha una buona base di partenza dove costruire qualcosa di importante. Io dovrò dare un apporto importante come penso di aver sempre fatto nelle mie precedenti gestioni. Mi sento addosso una grande responsabilità, sono pronto a prendermi queste responsabilità e a dividerle con i giocatori che scenderanno in campo. Noi dobbiamo parlare poco e lavorare tanto. Mi piace ricordare testa bassa e pedalare. Dobbiamo essere molto bravi e molto feroci e concentrati sul nostro obiettivo. Avere stabilità e dare stabilità. Se vogliamo essere protagonisti, bisogna avere queste caratteristiche. Bisogna avere voglia di lavorare, mettersi in discussione e spirito di sacrificio. Pretenderò dai calciatori di uscire dal campo con la maglia sudata".

Conte quanto può incidere sul gap con la Juve?

"Io parto dal presupposto che con l'Io non si può andare da nessuna parte. Non penso di poter portare 10 punti in più alla mia squadra. Noi ragioniamo con il Noi ed è per questo che lavoriamo per essere un gruppo unito e coeso. Insieme possiamo avere quei 20-25 punti in più rispetto al passato. Io dovrò indicare la strada e dovrò essere molto attento che i giocatori seguano questa strada. E' una strada fatta di fatica, volontà, sofferenza, passione. I giocatori dovranno seguire questa strada se abbiamo l'ambizione di pensare da vincenti. Se qualcuno non ha questa ambizione, è giusto che in maniera onesta si faccia da parte. Confido molto nella nostra rosa e sono convinto che insieme possiamo costruire qualcosa di importante ma non sarà facile. Il nostro obiettivo è l'eccellenza".

Quali sono state le sue prime sensazioni da quando è arrivato all’Inter?

"E' un'avventura bellissima. Sono molto emozionato perché riprendo dopo un anno di inattività, in un nuovo club che è di grandi tradizioni. Bisogna cercare di tornare dove si era un bel po' di tempo fa".

Rispetto alle esperienze con Chelsea e Juventus, sarà più difficile vincere al primo anno?

"Devo avere la percezione di avere anche solo l'1% di possibilità di poter vincere. Però a me piace lavorare su quell'1% e non sul 99%. Oggi c'è una squadra che da 8 anni a questa parte fa un campionato a parte. E in più c'è il Napoli che si è assestato ed è collaudato. C'è questa situazione in Italia, nessuno qui è un mago. Quello che posso dire è che lavoreremo tanto e bene. Ma non solo, noi dovremo lavorare meglio se vogliamo avere la speranza di colmare questo gap il prima possibile. Questo gap esiste ma non deve essere un alibi. Alla Juve partimmo dopo due settimi posti e vincemmo. Con il Chelsea arrivai dopo un 10° posto e abbiamo vinto. Con la Nazionale abbiamo fatto un percorso importante. Nulla è impossibile, però dobbiamo anche sapere che affinché diventi possibile c'è da lavorare tanto: in campo, sul mercato, sulla mentalità. Quello che posso promettere ai tifosi è che daremo tutto per costruire qualcosa di importante".

Ci sono analogie tra questa Inter e la sua prima esperienza alla Juve da allenatore?

"Non è giusto a prescindere fare paragoni con il passato, perché sono sempre situazioni molto diverse. Da domani inizieremo a lavorare e sarà importante la quotidianità con i giocatori. Oggi partiamo da una buona base e da questa base dobbiamo lavorare per cercare di migliorare, eliminando i problemi del passato. E vogliamo aggiungere i profili che pensiamo facciano al caso nostro. La Champions? noi dovremo fare il massimo in ogni competizione. Partendo con l'obiettivo che niente è impossibile. Sappiamo che ci sono difficoltà enormi, ma dovremo lavorare con voglia e desiderio di fare qualcosa di straordinario. Per fare qualcosa di straordinario abbiamo bisogno di giocatori, ma soprattutto di uomini straordinari".

Ha firmato un contratto fino al 2022, che obiettivo si è dato da raggiungere entro quella data?

"L'obiettivo è quello di costruire qualcosa di importante. Mettere le basi per tornare a essere competitivi come l'Inter era un bel po' di tempo fa. Io e il club e i giocatori abbiamo l'obiettivo di lavorare tanto e lasciare un'eredità importante a chi eventualmente sarà qui in futuro".

Nel 2014 fece una lezione di tattica a Coverciano ai giornalisti. Fa la stessa cosa anche con noi che ci occupiamo dell'Inter?

"Furono due. Sono situazioni totalmente diverse. Con la Nazionale hai poco tempo a disposizione e c'era la volontà di coinvolgere tutti per fare capire dove volevamo andare, in quale direzione. Rimasi sorpreso, non pensavo di trovare persone così preparate. Per quello poi non andai avanti, il cuoco non svela mai la ricetta. All'Inter sarà diverso, stiamo parlando di club e non di Nazionale".

Inevitabile porre la domanda sul suo passato bianconero e su quali sono le sensazioni di vivere questo duello per la prima volta dalla sponda nerazzurra; ecco le parole del tecnico leccese:

"Sicuramente sarà una partita importante, perché andremo a sfidare i detentori del titolo da 8 anni. Saranno due partite importanti, fermo restando che ce ne saranno altre 36. Personalmente ci sarà sicuramente emozione nell'entrare allo Juventus Stadium. Conoscete benissimo la mia storia e il mio passato. Ci sarà emozione fino al fischio d'inizio. So benissimo che sarò un avversario e che la Juve sarà un avversario per me. Dovremo essere pronti a combattere".

Cambio di ruolo per Perisic come successe a Eto'o?

"Eto'o era un attaccante, non è giusto il paragone. Eto'o entrò nell'idea di sacrificare l'Io in nome della squadra, del Noi. Il paragone è appropriato dal punto di vista mentale. Io cerco disponibilità da parte dei calciatori. Quello che penso io lo pensa il club. Non vedo problemi, avremo tempo per fare un percorso e conoscerci. Il mercato dura fino agli inizi di settembre, chiedo disponibilità da parte di tutti. Se qualcuno non dovesse essere su questa lunghezza d'onda... Amici come prima e si faranno altre scelte".

Che tipo di gioco ha in mente?

"E' giusto sottolineare i meriti di Spalletti in questi due anni all'Inter. Luciano ha riportato la squadra in Champions e mi lascia una buona base. Lo ringrazio perché abbiamo l'opportunità di giocare in Champions. L'obiettivo è avere più stabilità e arrivare a essere più regolari e stabili. L'Inter negli ultimi due anni si è qualificata all'ultima giornata per la Champions. Noi dovremo cercare di avvicinarci a chi ci sta davanti e trovare il modo di colmare questa distanza. Col nostro gioco vogliamo coinvolgere i nostri tifosi, qualcosa che rispecchi l'Inter. Lavoreremo per dare un'identità, un marchio di fabbrica. Vogliamo rendere orgogliosi i nostri tifosi, al di là del risultato".

Sul modulo di gioco e Lautaro Martínez protagonista in Copa America, Conte ha sottolineato:

"Tantissime volte mi è capitato di partire con un'idea per poi cambiare sistema. Vedendo la rosa attuale, salta all'occhio un reparto difensivo molto forte. Partiremo con una base a 3 in difesa, avendo giocatori forti in quel settore. Ma poi vedremo. Non ho un dogma fisso. L'importante è che rimangano i principi. Vogliamo fare un calcio propositivo, che appassioni i nostri tifosi. Lautaro è un giocatore forte, non vedo l'ora di scoprirlo. Un allenatore bravo è quello che migliora i propri giocatori".

Questa è la sua sfida più difficile?

"E' una grande avventura questa. Difficile ma molto intrigante. Ognuno di noi vive la vita per questo tipo di sfide dove c'è un tasso di difficoltà importante all'inizio. Io vivo di questo e mi nutro di questo. E' difficile ma molto affascinante. Non la considero la sfida più difficile. La considero una delle più difficili".

Icardi e Nainggolan sul mercato anche per scelta tecnica?

"Penso che il club abbia avuto il tempo per valutare la situazione e prendere le decisioni e poi agire. Io mi sono allineato al club, dobbiamo essere un'unica cosa".

Al calcio italiano cosa manca rispetto allla Premier?

"Penso che la Serie A si stia muovendo nella giusta direzione. Si sta investendo nelle infrastrutture e nel marketing. Gli inglesi sono stati bravi a unire la forza economica alle competenze tecniche. Oggi fanno paura, c'è poco da dire. Le squadre inglesi fanno paura, però noi in Italia ci stiamo muovendo nella giusta direzione. L'intensità? Prima era solo intensità, oggi non è più solo quello. C'è stato un miglioramento tecnico-tattico".

Ha sempre parlato di testa, cuore, gambe. C'è un quarto elemento da aggiungere?

"Possiamo aggiungere la passione per questo sport. Un po' la stiamo perdendo. Si guardano più altri interessi, invece dovremmo avere più passione nei confronti dello sport che facciamo".

Federico Ceste


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