L’avvocato Dei Santi

L’avvocato Dei Santi

In quello che scrivo non credo di rivolgermi a nessuno in particolare, scrivo per me, di me, di quello che mi succede e di quello che vivo.

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L’avvocato dei santi è il cantautore e polistrumentista romano Mattia Mari, già con Giuda al basso e con Belladonna alla batteria. Oggi abbiamo il piacere di incontrarlo e di intervistarlo.

La prima domanda è molto semplice: come vi siete incontrati e che tipo di musica avete creato per uscire fuori dagli stereotipi che il mercato musicale propone in questo momento?

Se intendi chiedermi come ho incontrato me stesso e le mie altre personalità con cui convivo, non posso proprio risponderti.“Ma dici a me? Non ci sono che io qui”, citando De Niro in Taxi Driver.Per uscire fuori dagli stereotipi basta fare ciò che si sente, lasciarsi andare e non pensare a moda alcuna, a vincoli di nessun tipo. Non posso pensare di mettere a nudo le mie emozioni seguendo degli stereotipi o basandomi su cosa c’è in giro in quel determinato periodo. Io faccio la mia musica come piace a me e basta.

È morta Toni Morrison, aveva 88 anni. Si è spenta dopo una breve malattia in ospedale Le sue opere hanno dato forma alle sofferenze e alla discriminazione dei black american ed è stata la prima afroamericana a vincere il Nobel per la Letteratura nel 1993, riconoscimento che le è stato conferito per il suo uso del linguaggio e la sua “forza visionaria”. Avete mai letto dei suoi testi? Nei vostri testi che prerogativa prevale nei riguardi delle persone che devono ascoltare un prodotto musicale come il vostro?

Purtroppo non conosco nè la storia nè le opere di Toni Morrison, ma da quel che ne racconti sembra valga davvero la pena informarsi.In quello che scrivo non credo di rivolgermi a nessuno in particolare, scrivo per me, di me, di quello che mi succede e di quello che vivo. Mi fa piacere se c’è chi si riconosce in ciò che faccio, immensamente, ma quando delle parole vengono fuori, non sono lì a chiedermi chi le ascolterà. Quello che faccio non è un prodotto, non ho un target prestabilito, non faccio marketing. Faccio musica.

Si prospetta un vero e proprio flop il concerto dei Thegiornalisti al Circo Massimo di Roma. La band capitanata da Tommaso Paradiso non sta brillando particolarmente, nell’estate 2019, con il singolo “Maradona y Pelé” che, pur avendo ricevuto la certificazione di disco di platino per le vendite, non è riuscito a bissare il successo delle precedenti hit “Completamente”, “Riccione” e “Felicità puttana”. Che idea avete del loro progetto musicale? La superbia fa parte della vostra formazione, credete che organizzando questo concerto si sia alzata troppo l’asticella?

Grazie, innanzi tutto, per questo continuo darmi del “voi”, mi fai sentire davvero una regale presenza.Non ho mai seguito la parabola dei Thegiornalisti e non rientrano nei miei ascolti, non so davvero cosa risponderti riguardo i loro singoli, i loro concerti al Circo Massimo, e altre cose. Posso però dire che se non si alza l’asticella di volta in volta, la sfida viene meno e così gli stimoli. E’ un bene che ci sia qualcuno che prova, in fondo. Chi non sbaglia mai è solo chi non fa mai nulla di nuovo, chi non prova.

Grazie all'odiosa vicenda di Bibbiano, gli italiani hanno finalmente la possibilità di comprendere come funzioni la cultura progressista. Una regola imposta da tale cultura è la seguente: gli artisti che si interessano a temi sociali vanno benissimo, ma solo se i temi sociali sono quelli graditi alla sinistra. In caso contrario, gli artisti in questione meritano dileggio, insulti e attacchi feroci; scrivere e raccontare tematiche difficili vi stimola a creare “rumore” pur di ottenere il successo che meritate ?

I temi solitamente associati alla sinistra non mi sembrano proprio “di sinistra”, ma mi sembrano più legati al buonsenso e all’umanità. Mi piacerebbe sapere che chi espone le proprie idee pubblicamente lo faccia perchè è quel che pensa con la propria testa e non perchè voglia essere associato ad una fazione piuttosto che a un’altra. Per quanto mi riguarda, come ho già detto in precedenza, racconto di me, del mio mondo, di quello che vivo. Non cerco di cavalcare l’onda per essere notato, non sono un’opinionista, provo a non sparlare di questioni che non conosco e di certo non cerco di creare rumore per ottenere il “successo” o più visibilità. C’è da chiedersi, poi, cosa sia il successo, ma questo è un altro discorso.

Una giovane band come la vostra sogna di calcare un luogo importante come quello del circo Massimo ?

Chi non sogna di suonare davanti a tanta gente? A me per ora basterebbe suonare davanti a gente che ascolta con attenzione. Meglio cento persone immerse nella musica, che centomila distratte o impegnate a fare storie su instagram dell’intero concerto.

Parliamo di Lil Nas X, un bravo ragazzo afroamericano: “Così nella mia camera ho creato la canzone perfetta”. È il primo artista capace di rimanere in vetta alla classifica americana con la stessa canzone per 18 settimane. È il primo artista di sempre a dichiararsi gay mentre si trova al numero uno (rimanendoci, tra l’altro). Non è il primo, ma è uno dei pochi, a ottenere un successo tale prima ancora di fare un disco e di firmare un contratto discografico. La sua canzone, Old Town Road, è la prima a conquistare il pubblico del pop, passando per Twitter e per un social network di nicchia, nato in Cina, che si chiama TikTok e si basa sullo scambio di brevissimi video musicali. Voi come veicolate la vostra musica? credete che, oramai, i social siano indispensabili? Cosa significa, al giorno d’oggi, essere i “primi “?

“Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi, perché molti sono chiamati, ma pochi eletti”. Credo sia stato scritto in un libro abbastanza famoso.I social sono, sì, fondamentali oggi per la comunicazione e per tenere le persone aggiornate sul proprio lavoro, ma c’è da ricordare che i like, i follower, non corrispondo poi ai fan, a chi ascolta veramente la musica. Tante delle persone che hanno messo il like a taluna foto o hanno commentato con un cuoricino sul post del tuo nuovo singolo, spesso non ti hanno mai nemmeno ascoltato. Quindi, sì ai social network, ma quando si creano veramente delle connessioni tra le persone.

Barbara Palombelli schiaffeggia sonoramente la sinistra che attacca Matteo Salvini per un costumino e la pancetta in spiaggia. "Amo i balneari. Frequento e conosco quasi tutte le spiagge italiane...", scrive su Facebook la giornalista Mediaset, "se qualcuno pensa di andare contro il governo demonizzando chi sta al mare in maglietta, in pareo o in mutande, credo che abbia sbagliato strada". Seguite la politica? Vi interessa sapere cosa succede in questo paese? Siete persone attente a quello che vi circonda?

Seguo la politica abbastanza da capire che siamo finiti in un baratro che mai avrei pensato di conoscere. Dopo 20 anni di Berlusconismo e propaganda mediatica a base di zero contenuti, ci ritroviamo quel che ci ritroviamo adesso. A giudicare dai contenuti delle forze al governo in questo momento, non mi sembra proprio che l’Italia abbia il vento in poppa per navigare verso chissà quale prospero futuro.

Parliamo di Domenico Modugno, puro genio che con 'Volare' incantò un'intera nazione. Il ricordo, a 25 anni dalla morte, di un monumento della canzone italiana: l'unico uomo capace di portare un intero paese a tuffarsi nel blu, ovviamente dipinto di blu. Avete mai pensato di riproporre una sua canzone? Come sta il cantautorato italiano e soprattutto romano? Adesso, gente come Calcutta, Mannarino, Franco 126 vengono ascoltati ben fuori il raccordo anulare?

Modugno è innegabilmente, uno degli alieni della musica mondiale. Un uomo che riesce a far sognare con la sua voce e le sue melodie un pianeta intero, in una lingua parlata da una minoranza quale siamo noi italiani.Non ho mai pensato di cantare una sua canzone, anche perchè trovo sia qualcosa di inarrivabile, se però dovessi sceglierne una sarebbe sicuramente “Cosa sono le nuvole”.Il cantautorato italiano sta come sempre. C’è sempre stato e ci sarà sempre, credo. Non posso raccontare chissà cosa riguardo quello romano perchè non seguo quel che succede in città, ma quello che mi piace, che sia romano, palermitano, o barese. So che Calcutta però potrebbe incazzarsi a essere definito romano, dato che manca poco che gli vengano date le chiavi della città di Latina.Un’altra cosa che posso dire riguardo la “questione romana” della musica è questa: Roma musicalmente, è di un provincialismo unico; i musicisti e autori romani si fanno sempre tantissimi problemi per come una cosa che si fa venga vista in città. A Roma se fai qualcosa di inusuale, di originale, di atipico, troverai decine di persone che diranno “ma chi te credi da esse” o “quello se la tira”, semplicemente perchè ci si vuole spingere più in la. Veramente imbarazzante, spesso.

Una donna, Dee Gallant, stava facendo un'escursione tra i boschi a Vancouver, in Canada, quando è stata puntata da un puma. Dopo qualche inutile tentativo di allontanarlo urlando, ha trovato una soluzione alquanto bizzarra. Ha preso il suo smartphone, si è sintonizzata su iTunes e ha fatto partire «Don’t Tread On Me» dei Metallica a tutto volume. Risultato? Il puma se l'è data a gambe levate e la donna si è salvata. Ora sdrammatizziamo per un attimo la vicenda: se vi foste trovati nella stessa situazione quale brano di una vostra band concorrente avreste utilizzato?

Tra l’altro ho letto che James Hetfield dei Metallica ha chiamato la Gallant per dirle tipo “so che ti abbiamo salvato la vita!”. A dir poco ironico, no? Se mi fosse comunque venuto in mente di scacciar via il famelico felino con della musica, avrei messo qualcosa di inascoltabile, tipo i The Killers, sperando nei buoni gusti musicali del puma stesso.

Che estate state vivendo? Avete apprezzato i grandi eventi organizzati qui nella capitale, da Rock in Roma,passando per Villa Ada?

Devo dire che quest’anno ho visto veramente tantissimi concerti! Tanta roba organizzata ovunque e anche tantissima roba di qualità, il che è davvero un bene, ne sono stato felicissimo! Ho avuto a che fare con un po’ di queste organizzazioni anche a livello lavorativo, suonando io stesso a Villa Ada, e mi sono trovato a relazionarmi con persone squisite.

Ci sono dei grazie nella vostra carriera?

Ci sono dei grazie nella mia vita, più che nella mia carriera. Le due cose in realtà non sono separabili. C’è chi mi ha sempre supportato in tutte le mie scelte, chi non l’ha fatto ma poi ha capito, chi mi ispira, chi mi da consigli, chi dice cazzate. Devo ringraziarli tutti perchè stanno spendendo tempo, del tempo per pensare a me, nel bene e nel male. Non è una cosa da sottovalutare.

Progetti per il futuro ?

Tantissimi! Fare tanti concerti, far uscire questo fantomatico disco, viaggiare verso est, scrivere tante canzoni, continuare ad emozionarmi. Troppe, troppe cose che spero avvengano tutte.

Stefano Cigana

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