Gianluca Mandras

Gianluca Mandras

Penso che quello che conta è dare tutto...e che si muore una volta sola!

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Per l'art magazine UnfoldingRoma oggi si racconta Gianluca Mandras, il boxeur dai pugni d’acciaio e dal cuore d’oro.

Hai affermato che Bud Spencer è uno dei tuoi idoli...è guardando i suoi film che ti sei appassionato alla boxe?

Si Bud Spencer è veramente un idolo per me…lo ammiro come uomo e come attore...un giorno da grande voglio diventare come lui! Non è stata la mia ispirazione a livello pugilistico, lo sono stati Mike Tyson e Rocky Marciano e anche un po’ Rocky Balboa, ma sono sicuro che se ti centrasse con un cazzotto, ti manderebbe in orbita!

Come ti prepari per un incontro?

La preparazione di un incontro varia a seconda della lunghezza in termini di round (6, 8, 10, 12) e solitamente si parte con una preparazione atletica generale, per poi arrivare ad una rifinitura tecnica con sparring partner e colpitori.

Oltre alla prestanza fisica, quanto conta la "testa" nella boxe?

L'approccio psicologico ad un match è fondamentale...si vince con la testa e anche questo richiede un lungo lavoro.

Cosa pensi l'attimo prima di salire sul ring?

Penso che quello che conta è dare tutto...e che si muore una volta sola!

Sebbene tu sia uno sportivo di livello, hai deciso comunque di differenziare la tua attività, lavorando come sicurezza nei locali e accompagnatore di artisti e politici...ora stai per diventare anche un istruttore di difesa personale. Come mai hai scelto di non vivere solamente della tua passione per la boxe?

Perché credo che bisogna allargare i propri orizzonti pur rimanendo attaccati ai propri valori, è giusto provare nuove esperienze per crescere interiormente. Vorrei soffermarmi sulla difesa personale nella quale punto a diventare istruttore e la ritengo molto efficace ed utile, sia per aumentare la propria autostima che per migliorare i rapporti con gli altri. Per questo, un ringraziamento speciale va ai miei maestri Andrea Bisaschi e Emiliano Lanci.

Cosa ne pensi delle polemiche sollevate dal tweet di Gianni Morandi sul tema dell'immigrazione?

Sono d'accordo con Gianni Morandi sul tema, ma ci vogliono regole più ferree per chi viene in Italia in cerca di fortuna. Essendo "ospiti" tutte queste persone devono avere un occhio in più di riguardo e si devono adeguare ai sistemi del nostro paese, non dobbiamo essere noi a cambiare per loro.

In questi giorni si sta parlando molto dell'EXPO e della disperata corsa contro il tempo per terminare i lavori di costruzione. Qual'è la tua opinione in merito?

Come al solito noi italiani figuriamo sempre non troppo bene a livello organizzativo, anche se credo che siamo il paese più bello e amato al mondo…alla fine ce la caviamo sempre egregiamente.

Qual'è stato il match più duro della tua carriera?

Il match più duro della mia carriera è stato contro Matteo Modugno il 13 luglio 2014, valevole per il titolo italiano. In quell'occasione ho subito una ferita all'occhio sinistro che ha compromesso l'incontro, in più ho dovuto patire la grande velocità e potenza del mio avversario, il quale mi ha giustamente sconfitto.

Che sensazione hai provato alla tua prima vittoria sul ring?

La mia prima vittoria mi ha regalato gioia ed entusiasmo per gli incontri futuri, anche se devo dire che si impara molto di più dalle sconfitte.

Programmi per il futuro?

Per il futuro a livello sportivo voglio cercare di coronare il mio sogno e prendermi la cintura di campione italiano. Nella vita in generale voglio ampliare sempre di più le conoscenze e migliorare i rapporti umani...e se Dio lo vorrà, costruire una famiglia.

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