ANTONELLA GENTILE

ANTONELLA GENTILE

“L’Abruzzo ha stoffa” la mostra di quadri in stoffa creata e realizzata da Antonella Gentile. Intervista di Michela Di Mattia

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Vuoi raccontarci com’è nata l’idea di fare questi quadri?

Sì certo. Mentre parliamo, ci incamminiamo verso il mio laboratorio, diviso dal mio studio (dove io faccio l’architetto) da un corridoio. E’ una struttura dove io ho vissuto fino a quando avevo 14 anni e in due stanze di questa casa faccio le mie realizzazioni. E’ stata una casa disabitata per diverso tempo e per l’abitudine, chissà se buona o cattiva, di non buttare mai niente, ho accumulato nel corso degli anni molte stoffe, insieme a mia madre che è sarta. Stoffe di ogni genere, sia destinate all’abbigliamento che per la tappezzeria. A queste ultime non riuscendole ad utilizzare in modo degno e soddisfacente volevo dare qualcosa di più. E poi un giorno stavo in macchina e stavo raggiungendo la piazza del mio paese e alla fine della strada la facciata della chiesa con il rosone ha catturato la mia attenzione. Sarà stato per la luce particolare, per il tramonto, non so cosa sia successo, ma la pietra calcarea tipica della chiesa mi ha fatto venire in mente una delle stoffe che avevo, una stoffa dalla trama molto grossolana , di colore grezzo , con alcune imperfezioni. Esattamente in quel momento, sono tornata di fretta a casa, qui dove siamo ora, per prendere questa stoffa e dopo un’attenta ricerca di foto del rosone e attraverso un programma professionale per architetti, ho disegnato questo rosone, alleggerendolo un pochino di tante modanature perché non volevo fare una riproduzione esatta. E’ venuto fuori qualcosa di un po’ rudimentale, rispetto a quelli che poi ho fatto successivamente, così da lì è nata la ricerca di altri rosoni con le similitudini tra di essi. E’ nata tutta una serie di rosoni che non ho realizzato con lo scopo di fare una mostra, ma quello di avere la soddisfazione, la gioia, il piacere di fare questi lavori. Tutto poi mi faceva venire voglia di farne altri. Poi ho cominciato a guardarmi intorno in maniera diversa, anche il paesaggio. Per esempio ho il Monte Velino come immagine fissa da casa mia e lo osservo in tutte le sue sfumature e tutto mi appare con un occhio diverso per la possibilità che avrei di riprodurlo.

Come scegli le tue stoffe?

Ogni colore che vedo e che mi piace legato a quel paesaggio mi spinge a cercare una stoffa che possa riprodurre quella determinata sfumatura: quindi una seta, un velluto, una ciniglia, una tela, un lino … questa è la fase del paesaggio.

Per ‘confezionare’ il quadro c’è bisogno anche della struttura in legno

Inizialmente facevo intelaiare da un artigiano. Con il tempo però è sorta l’esigenza di farlo io e di realizzare le mie creazioni a 360°, in modo che fosse un’opera completamente mia. Quindi ho preso i supporti in legno, imparando ad usare la sega circolare, la sparachiodi e così a incorniciare le mie opere, foderandole e rifinendole. Poi quando, mi sono ritrovata circondata da tutti questi quadri ho avuto la necessità di condividere.

L’idea di realizzare una mostra quando è nata?

Non avevo pensato prima d’ora ad una mostra. Anche perché l’idea di una mostra è associata al dipinto. Questo è un lavoro prettamente artigianale, ma avendo l’occasione di avere a disposizione una sala del comune di Magliano dei Marsi(tra l’altro orgogliosamente restaurata da me) ho preso la decisione di realizzare la mostra. Questa occasione mi ha permesso di mettere a punto la bellezza della condivisione, per la quale si amplifica tutto. Non tanto per la gratificazione che ne deriva, ma per la condivisione di per se stessa, per la bellezza che ne ricava la gente e il beneficio che da essa deriva. E’ come un ricaricarsi a vicenda e questa è la cosa più bella che può venire fuori dal mettere in comune le proprie realizzazioni.

Anche quando faccio i concerti, perché io canto pure(!!!) arriva questa gratificazione. Se canto nel mio studio, l’esibizione può essere perfetta, ma se non c’è nessuno che mi ascolta non c’è gratificazione né emozioni.

Qual è il titolo della mostra?

La mostra ha il titolo “l’Abruzzo ha stoffa” con questo gioco di parole. L’abruzzo la stoffa ce l’ha, a prescindere da me. Perché se dicono che l’Abruzzo è forte e gentile….intanto io Gentile lo sono(di cognome almeno) poi forte ci sto diventando…l’Abruzzo ha tante risorse. Io ho appena cominciato, proprio sulla scia del guardarmi intorno, a scoprire cose che neanche prima conoscevo, come per esempio il guerriero di Capestrano, di cui , per poterlo riprodurre nei miei quadri, ho dovuto approfondire la storia e tutto ciò che lo riguarda. Idem dicasi per la dea Angizia, altro personaggio che appartiene al nostro territorio. Ora sto cercando altri spunti, alcuni mi arrivano da soli. La tecnica che uso può essere definita quadri di stoffa, perché non è classificabile in altre. ora sto iniziando degli scudi di bronzo ritrovati nei vari siti archeologici marsicani all’interno delle tombe femminili. Sono scudi particolari.

Come vengono realizzate queste opere?

Le realizzo come se stessi confezionando un abito perché prima faccio il progetto, ricavo il disegno a scala ridotta, cercando di alleggerirlo sempre di più fino a ridurlo all’essenziale, ma che però ricordi in maniera inequivocabile il soggetto originale. Quindi una volta stabilite le linee essenziali e la grandezza in cui realizzarlo, riproduco il disegno su cartamodelli e poi decido tra le stoffe che ho quali e quante utilizzare. Su ogni stoffa poi comincio a sovrapporre a disegnare, a cucire, a tagliare e dare forma al disegno.

Le sfumature cromatiche vengono fuori grazie alla sovrapposizione delle varie stoffe?

Esatto. A volte gioco con le sfumature, a volte con la consistenza della stoffa. Inoltre, i miei quadri vanno visti da vicino, sia perché da lontano rischiano di essere confusi con un disegno, sia perché le stoffe hanno diverse trame, che riconducono in qualche modo al materiale che si intende rappresentare(roccia, marmo, vegetazione).

Non una tela su cui lavorare, ma è la stoffa stessa che diventa la tela e poi utilizzo i telai di legno che costruisco ad hoc.

Progetti per il futuro?

Tantissimi. Già sto pensando cosa fare dopo quello che devo ancora fare!!! Ho in mente tantissime emozioni e sensazioni di concerti che ho ascoltato negli anni da mettere sui quadri.

Una trasfusione sbagliata per un caso di omonimia. Sarebbe la causa del decesso di una donna, nell'ospedale di Vimercate. La paziente, di 84 anni, era ricoverata nel reparto di Ortopedia, dopo essere stata sottoposta a un intervento per la rottura di un femore. Come commenti questa notizia?

Di questa cosa ne stavo parlando in famiglia con una mia cugina infermiera e diceva che queste cose non dovrebbero succedere. Quando hai una banca dati devi fare mille controlli prima, soprattutto nella sanità bisogna avere queste accortezze. Non mi sento di dare la colpa a infermieri o ad altri, ma bisogna dire che a volte siamo un po’ troppo leggeri, quando invece dovrebbe esserci maggiore responsabilità ed attenzione.

Una donna, sordomuta, ha gettato il figlio di 4 mesi da un dirupo nell’avellinese. Niente da fare per il piccolo.

Non ne ho sentito parlare anche perché io non guardo la tv, quindi molte notizie le perdo. Bisogna però vedere che storia aveva dietro di sé questa donna. C’è un motivo a tutto. Certo è che questa donna poteva sentirsi sola e forse aveva bisogno di aiuto.

Michela Di Mattia

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