Ferro

L’amore è per più i deboli o forse per i più coraggiosi

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Sarà in scena al Teatro dei Conciatori sino al 24 maggio 2015 Ferro, novità italiana di Francesco Di Chio. Protagonisti: Blas Roca Rey e Monica Rogledi. Regia di Marco Mattolini.

Ieri sera, l’Unfolding Roma era alla prima dello spettacolo.

Il Teatro dei Conciatori è una piccola realtà come tante che a Roma cerca di promuovere la nuova drammaturgia. Se nei grandi teatri troviamo in cartellone quasi esclusivamente i grandi classici o spettacoli che tirano il botteghino, queste piccole realtà si fanno grandi per la capacità ed il coraggio di portare in scena testi nuovi ma incredibilmente forti e d’impatto non solo emozionale ma anche sociale; perché il teatro ha la caratteristica di portare sul palco le nostre storie, la nostra società.

Se vogliamo capire noi stessi, sono questi i luoghi dove dobbiamo recarci. Certo, i grandi classici sono lo specchio della nostra cultura, le nostre vere radici e vanno salvaguardate con rispetto e devozione, ma quando ci sediamo in questi piccoli luoghi, con poche poltrone, dove ciascuno siede accanto all’altro come fosse sui banchi di scuola o a una cena di famiglia, si crea quell’intimità tra sconosciuti e tutte le emozioni risuonano tra gli spettatori, diversamente per i propri vissuti personali ma incredibilmente all’unisono.

Ferro affronta temi scomodi, forse troppo sulla bocca di tutti: l’amore, la violenza, il femminicidio, la prigione, l’ingiustizia ma lo fa con un testo poetico, articolato e che arriva direttamente al cuore.

Blas Roca Rey, con la sua recitazione fresca, ingenua e divertente riesce in alcuni momenti a rendere magiche le splendide parole che l’autore è riuscito a fermare sulla carta: gli dà vita, le rende per un attimo immortali, le incide nei cuori e nelle menti degli spettatori.

Sarebbe difficile per un attore reggere la scena con un lungo e forte monologo intervellato daii flashback recitati con una guizzante Monica Rogledi, ma Blas Roca Rey riesce a spezzare i tempi attuando un perfetto dinamismo scenico, dove gli oggetti (tavoli e sedie) che sono sulla scena ruotano, cambiano di posizione, diventano lavagne, riparo e molto altro.

Avrei solo voluto una maggiore carica di energia nel racconto della violenza e della morte, ma nel complesso una prova di tutto rispetto.

Sono tanti i temi trattati ma quello che fa girare tutto, in fondo rimane l’amore, che non è per nulla sdolcinato, ma analizzato in tutto quello che può dare, l’amore tra gli estremi della felicità e del dolore.

“L’amore è per più i deboli o forse per i più coraggiosi”

Alessio Capponi

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