Nella Telenovela Brexit Arriva Il Rinvio Flessibile

Nella Telenovela Brexit Arriva Il Rinvio Flessibile

Nuova data il 31 gennaio, ma il Regno Unito può uscire prima se passa l'accordo

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Duro lavoro per gli storici di oggi seguire le vicende inglesi. Chissà come si farà a far capire alle generazione future, molto future, quello che accadde dal 2016 in poi in Inghilterra, quando dopo un referendum che vide prevalere il 52% di voti favorevoli all'uscita dalla UE, si scatenò uno de più grandi caos politici e istituzionali di sempre. Perché seguire tutte le curve di questa saga, quella della Brexit, è già da tempo una cosa piuttosto complicata. Me li immagino gli alunni o gli studenti universitari del 2040 che dovranno in qualche caso studiare anche quanto accaduto in un paese da sempre modello di democrazia ed efficienza, e che da tre anni e mezzo ha perso molta della sua faccia davanti all'Europa. "Stiamo facendo tutto ciò che ci faceva deridere l'Italia", disse uno scrittore britannico qualche settimana fa. E ci sentiamo di concordare, perché Brexit è un piatto che pare proprio cucinato all'italiana.

L'ultimo e ulteriore step, che in realtà non è un passo avanti ma solo un'altra pagina di questo thriller, per la verità non è un colpo di scena: come annunciato già velatamente dalle cronache e dalle fonti europee nei giorni scorsi, il rinvio della data di uscita dall'Unione Europea per il Regno Unito verrà spostato dal 31 ottobre al 31 gennaio. Ciò significa, per chi voglia trasferirsi, che entro quella data nulla sarà diverso da com'è sempre stato. Ma anche che non si compie quanto auspicato ripetutamente dal premier Johnson da luglio, periodo del suo insediamento al 10 di Downing Street: non si esce il 31 ottobre, nonostante nella serata di lunedì in Parlamento proverà a far passare la mozione per il voto anticipato al 12 dicembre, che in caso vittoria dei conservatori (da tempo in vantaggio in molti sondaggi) permetterebbe, con una maggioranza più ampia, più libertà di manovra anche sull'argomento Brexit.

Perché sul rinvio pende una clausola: se l'accordo, non rinegoziabile dopo il raggiungimento dell'intesa a Bruxelles la settimana scorsa, verrà definitivamente ratificato in qualsiasi momento, il Regno Unito potrà uscire il primo del mese successivo. Questo significa che il rinvio al 31 gennaio è flessibile, e non è detto che venga rispettato. Alcune riflessioni: se in tre anni e mezzo ancora la questione non si è risolta, difficile lo sarà in tre mesi. Corbyn e le opposizioni che contrastano Johnson vogliono il "No-deal" fuori dal tavolo, come il Benn Act aveva stabilito in settembre; e anche se fosse, che questa saga finisse, scatterà comunque un periodo di transizione che prolungherebbe comunque la tortuosa strada verso l'uscita definitiva disseminandola ulteriormente di mine ad ogni angolo. Corbyn, tra le altre critiche, accusa il rivale di una campagna pubblicitaria per l'uscita dall'Europa da 100 milioni, soldi che sarebbero dovuti essere destinati alla salute e alla sicurezza. "Un uomo di cui non fidarsi" ha ripetuto. Il primo ministro ha ribadito di quanto i laburisti siano capaci solo di ritardare qualsiasi cosa, fatto che continua a provocare frustrazione nella gente britannica. Se c'è una cosa che abbiamo imparato da Brexit è che tutto può succedere, ma stavolta al contrario. Tutto può volgere peggio di quanto si pensa.

Stefano Ravaglia 

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