Gianna Paola Scafiddi

Il senso di umana accoglienza credo sia finito in fondo al mare insieme a quelle creature che speravano di poter vivere una vita migliore della loro o semplicemente di poter vivere

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Il Teatro dei Conciatori ha di recente ospitato lo spettacolo Clara Schumann, Nata Wieck per la regia di Antonio Serrano. Protagonista Gianna Paola Scaffidi, al pianoforte Biagio Andriulli.

Siamo nel 1856, pochi giorni prima della morte di Robert Schumann in un ospedale psichiatrico. Protagonista della storia è Clara Wieck, moglie del grande compositore e madre di otto bambini. Clara non vede il marito dal giorno del suo internamento che risale a oltre due anni prima e non accetta l’idea che a una donna “non è concesso di far visita al proprio marito”. Riesce a ottenere il permesso per visitarlo solo pochi giorni prima della sua morte. “È magro e gli occhi incavati sembravano spenti‚ forse non mi ha neppure riconosciuta”. Ma la morte non spezza il legame che prepotentemente Clara ha voluto costruire. E sembra che davvero Robert sia ancora lì, accanto a lei che guida le sue dita sui tasti del pianoforte, che l’aiuta a girare le pagine del diario che tenevano insieme, che la esorta a riprendere la sua attività di concertista.

Incontriamo per i nostri lettori, Gianna Paola Scafiddi attrice poliedrica che ha saputo dimostrare la sua grande versatilità nelle innumerevoli fiction, spettacoli teatrali e film che l’hanno vista protagonista.

Signora Scafiddi, lo spettacolo è un omaggio a Robert Schumann, alla sua musica e alla sua moglie Clara, concertista di fama internazionale. Lei si è occupata del testo insieme ad Antonio Serrano. Come nasce l’idea di render omaggio a questa musicista?

Clara è stata una donna forte,caparbia,con un grande senso di responsabilità e della famiglia e coscienza delle proprie capacità. Una grande musicista, non solo esecutrice ma compositrice anch'essa e con Antonio Serrano abbiamo avuto il desiderio di parlare di lei e di farla conoscere meglio per questo motivo: per sottolineare il suo essere " in prima persona" non solo in quanto moglie di Robert Schumann e non solo in quanto protagonista di una grande e tragica storia d'amore.

Nello studio della personalità della Wieck, ha riscontrato dei tratti caratteriali nei quali si rispecchia?

In comune con lei credo di avere uno spiccato senso del decoro: pur vivendo grandi passioni, rabbia, amori,delusioni,dolori trovo che sia importante almeno cercare di mantenere un po’ di dignità e dunque ho cercato di mettere questa caratteristica nella mia interpretazione di questa donna che certamente non si é risparmiata nel perseguire le sue vocazioni e princìpi come, certamente,trovo giusto che sia.

Lei ha fatto teatro, cinema, tv. Crede che per un attore di teatro sia più facile avvicinarsi alla tv o al cinema?

Anche se la recitazione davanti ad una camera ha le sue regole e non è esattamente come dovrebbe essere la recitazione su un palco, recitare in teatro è certo la migliore palestra che si possa fare aspettando un ruolo in cinema o in televisione.

Quali sono gli elementi che la condizionano nella scelta di un ruolo?

Se posso, cerco di scegliere ruoli che non siano solo ciò che appaiono al primo sguardo o bianchi o neri, ma che diano la possibilità di riempirli di sfumature: le persone come il mondo sono pieni di grigi.

Ha avuto modo di conoscere realtà teatrali diverse da quelle italiane. In cosa eccelle ed in cosa pecca il nostro teatro?

In Italia senza dubbio l'eccellenza esiste sia per quanto riguarda gli attori che i registi,scenografi. Il punto più debole secondo me sono i testi: trovare qualcosa di valido che segni un punto di equilibrio tra gli spettacoli comico demenziali e quelli insopportabilmente autoreferenziali non è così frequente purtroppo. Ma la pecca più grande del teatro italiano è di non essere preso abbastanza in considerazione dalle istituzioni che non si sentono in dovere di aiutarlo e allo stesso tempo di essere considerato dal grande pubblico qualcosa di distante e molto spesso noioso.

Parliamo di attualità. Quasi 900 profughi, pochi giorni fa, hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le nostre coste: il ministro Alfano ha chiesto l’appoggio dell’ONU per contrastare il fenomeno dell’immigrazione, proponendo di affondare i barconi per non farli salpare. Dov’è finito, secondo lei, il senso di umana accoglienza?

Il senso di umana accoglienza credo sia finito in fondo al mare insieme a quelle creature che speravano di poter vivere una vita migliore della loro o semplicemente di poter vivere. In fondo al mare insieme alla civiltà, alla solidarietà, alla semplicità, alla curiosità, al senso del dovere, alla simpatia umana, alla temperanza insomma insieme a tutte le grandi qualità di cui gli esseri umani sono stati dotati ma che ciclicamente perdono.

Il nostro è un Paese che politicamente fatica a trovare un buon equilibrio ma sul divorzio breve la Camera è stata favorevole nella quasi totalità (398 sì, 28 no e 6 astenuti). Un suo commento?

Non so rispondere a questa domanda, non ho seguito abbastanza l'iter legislativo,forse per una volta si è votato secondo coscienza.

In Italia uno degli argomenti più dibattuti è legato alla riforma degli stipendi dei Parlamentari e delle cosiddette pensioni d’oro. Per risanare, almeno in parte, la crisi economica che stiamo affrontando, non dovrebbe prevalere il buon senso piuttosto che un conto in banca?

Certo che dovrebbe prevalere il buon senso,ma anche il senso di giustizia,la vergogna e il dovere! Ai cittadini più autorevoli per primi spetterebbe l'obbligo di dare il buon esempio e di aprire la strada a comportamenti più contenuti e civili.

Sara Grillo 

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