Il Compleanno Di Mary

Una lettura dinamica. La recensione di Unfolding Roma

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Descrizioni, corde pizzicate, trascendenza e vita si uniscono con voci distinte. Maschile, femminile e musica. Tre diverse espressioni per recitare la vita di una personalità alta, fiera e forte. Un testo, copione letto e declamato con un’ottica teatrale classica e distinta.

Un esempio di teatro di eccezione. Il Teatro Palladium di Roma con la sua struttura circolare e le poltrone colorate e accoglienti hanno reso omaggio a Mary Shelley. In collaborazione con il dipartimento di Scienze della Formazione, a cura della prof.ssa Lucia Chiappetta Cajola, e del MIUR, il 20 maggio si è potuto assistere a un evento sobrio e elegante prodotto dalla Vox Communication, Il compleanno di Mary, testo di Marco Avarello.

Il pubblico pervenuto si è immedesimato nella vita della famosa scrittrice inglese e le sue sfaccettature, grazie al progetto Voce Donna, Rassegna Teatrale alla sua seconda edizione, e con il patrocinio della Keats-Shelley House, il museo inglese dedicato ai poeti romantici situato a Piazza di Spagna in Roma, casa dove John Keats morì nel 1821.

Pamela Villoresi è stata in grado di mantenere la sua capacità recitativa in modo superbo. Sul palco insieme a Marius Bizau ha saputo infondere una dimestichezza dovuta alle attrici che provengono dalle vecchie scuole teatrali, in questo caso quella di Strehler.

L’impeccabile regia di Linda Di Pietro è stata uno sguardo al passato, forse per equiparare ciò che si raccontava allo stile del tempo preso in considerazione. L’accompagnamento musicale, composto dal Red4Quartet, era al femminile. Due violini, un contrabbasso e un violoncello hanno eseguito le musiche originali di Fabio Massimo Capogrosso. Sulla sinistra della scena l’incanto iniziava con musica inquieta e tormentosa.

L’anno è il 1851, il periodo è gennaio e Mary Shelley compie 53 anni. Cura le opere del marito Percy Shelley, famoso poeta. Il suo romanzo più famoso, Frankestein o il moderno Prome-
teo, lo ha scritto a soli 19 anni. Ne seguono altri sette con l’aggiunta di articoli, libri, diari e saggi. 

Un animo inquieto che non le permette di avere pace sentendosi sempre sopravvissuta alle mille peripezie della vita e soprattutto a tutti gli affetti che la circondavano.

La lettura recitata, decisamente dinamica, è stata fonte di una grande ricerca storica dovuta a una sapiente mente che ha saputo legare ricordi di una vita. Cicatrici, luoghi, paesaggi, rumori, sapori, odori, immagini, descrizioni, tormento, scrittura, malinconia, sesso, passione, vita e agi di una persona colta e forte, senza intuirlo. L’idea dell’Italia, dei suoi luoghi e del soggiorno, il malessere, il rapporto con il figlio, l’enfasi della giovinezza, la novità astratta legata ai sensi.

Attenzione, perizia e concentrazione in scena tengono alto il filo dell’interesse della gente, nonostante la lunghezza del testo sia stata un piccolo tarlo.

La minuziosa cura dei particolari è occhio attento anche alla scenografia molto semplice. Una sedia e una scrivania in stile, locate sulla destra del palcoscenico e foglie secche sparse sul palco, scelta originale e peculiare.

Dodici gli stacchi musicali, durante i quali interveniva Marius Bizau. Passi di danza, il faro bianco proiettava e disegnava luci e ombre, delineando muscoli. Brevi struggenti monologhi davano vita a un susseguirsi di voluttuosità e sensazioni interpretative. Marius Bizau si poteva immaginarlo come il personaggio al quale la Shelley diede vita, come il marito o come il figlio, unica prole sopravvissuta anche al dono della vita in veste femminile.

Tra gestualità, rumori, toni di voce che variavano dizione, dal femminile al maschile, si sono costruiti momenti che sembravano fotografie. Il gioco con la foglia è stato sublime. Un insieme incantevole che, se fosse stato rappresentato in chiave più sperimentale, avrebbe di certo donato un effetto dirompente e innovativo. Una lettura diversa per distaccarsi dall’antico, aprirsi al nuovo, spiegare le ali affinché viverlo e armonizzarlo e mediante il quale scoprire vite passate con i loro misteri e fecondità.

Annalisa Civitelli 

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