Miasmi

Il mondo di una bambina e di violenza. La recensione di Unfolding Roma

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Le vicende di una bimba vissute tra casa e scuola. Mimiche e recitazione, un uso del corpo eccellente che coadiuva il linguaggio della fantasia. Uno spazio per cercare di difendersi dal mondo, dalle cattiverie per diventare grandi e reagire.

Il teatro e le sue storie sorprendono. La capacità di vedere oltre e usare anche il corpo oltre che la parola, entusiasma. Altrimenti il corpo che lo si possiede a fare?

Ciò che ha proposto Ludovica Sistopaoli al Roma Fringe Festival 2015 è stata proprio questa meravigliosa unione dalla quale è scaturita un’altrettanta semplice espressione di arte pittorica su alcune zone del corpo. Utilizzate per distinguere personaggi e farli dialogare tra loro, la sola mimica e il movimento di esse hanno reso perfettamente il messaggio desiderato.

Miasmi è la storia di Salamè. Derisa a scuola e incompresa in famiglia. L’apparenza è tutto. Giocare a farsi piacere essendo sé stessi è dura. L’uguaglianza forvia dal sentiero maestro.

Diversi gli ambienti ove Salamè vive, casa e scuola e un rifugio nel quale, con il suo amico immaginario, il Custode dei Bambini, crea la sua compagnia. Una madre che non scava oltre quel limbo in cui la bimba si rintana costringendola ad andare a scuola, a combattere, a salvarsi da sola per proteggersi dal male. Un padre assente e la scuola dove i bambini sono vuoti, burattini, gestiti dalle interrogazioni parlando a comando. Brutali e cattivi.

Tre i compagni di scuola. Sui polpacci occhi, nasi, bocche e sul palmo della mano destra un’altra faccina disegnata. Salamè compare sulla mano sinistra, linda, la si muove per farla parlare e con il solo muovere il braccio, farla scomparire.

La maestra, invece, indossa degli occhiali, ma gli occhi sono chiusi, non vede.

Ludovica Sistopaoli, anche regista, veste la mano sinistra di giallo, un guanto, il vestito da ape regina. La regina che comanda tutti. Ma è il ludico spazio di Salamè per giocare e uccidere quei pensieri che la fanno sentire buia, inesistente al mondo e incompresa. Lì si sente invincibile.

La mamma ha due occhi sul dorso delle mani. L’attrice, posandole sugli occhi, si dimena con il corpo facendo esistere una madre non incline all’ascolto. Con la fronte a terra e giocando con le scapole Ludovica Sistopaoli crea il Custode dei Bambini che parla con Salamè. Occhi e grande bocca identificano il personaggio. Salamè si vuole riconoscere, vuole essere sé stessa in mezzo a tanta confusione che le attanaglia la mente.

Sbrogliare quelle minacce esterne, le trappole in cui ci si rintana per avere dignità e anima da non perdere. Probabile che i pensieri della bambina siano un po’ oltre le aspettative di un’età in via di sviluppo, come anche la fine spiazza lo spettatore in quanto inattesa e ad effetto.

Ma chi non si è mai sentito cosi? Preso in giro e beffeggiato? Viene da chiedersi se l’odore che si emana possa essere fonte di esclusione da parte degli altri. Se può far scaturire un forte odio tanto da decidere di farsi vendetta e generare violenza.

Una performance creativa e formativa, forse da rivedere in alcuni punti per renderla più omogenea e senza forzare il gergo ormai comune a tutti i ragazzini di oggi, per non scadere in omologazioni.

Magari da proporre nelle scuole a scopo didattico e come esempio di civiltà e comunione verso il prossimo.

Direttore di scena Matteo Bennati, aiuto regia Marta Myriam Ruggieri, musiche originali Francesco Leineri, luci e audio Matteo Ziglio, costumi Anna Maria Curreli, scenografia Anastasia Barasheva, grafica Michela Rossi e foto locandina Stefano Mazzo

Annalisa Civitelli

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