VIA LA FIRMA, VIA LA VIGNA. CONTINUA LA GUERRA DI BERGOGLIO CONTRO BENEDETTO XVI.

VIA LA FIRMA, VIA LA VIGNA. CONTINUA LA GUERRA DI BERGOGLIO CONTRO BENEDETTO XVI.

Dopo la questione della revoca della firma sul libro, un altro capitolo infiamma la guerra tra i due Papi.

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Bergoglio si accanisce contro Ratzinger. Il patto di non belligeranza è ufficialmente rotto e ogni occasione è buona per fare la guerra al Papa Emerito che “non può più tacere”, come dichiarava l’incipit del contestatissimo libro “Dal profondo del nostro cuore” scritto a due mani con il cardinale Sarah e poi oggetto di imbarazzanti smentite. Ora la questione si estende ad ogni elemento di possibile contrasto e stona la perentorietà con la quale gli uomini di Bergoglio hanno espiantato i filari di vite tanto cari al Pontefice tedesco, donati dalla Coldiretti per celebrare la Giornata Mondiale della Salvaguardia del Creato. Ratzinger ne aveva deciso il preciso collocamento, facendo in modo che fosse parallelo alla statua in marmo del Buon Pastore, come segno di continuità delle prime parole di Ratzinger che, subito dopo la sua elezione al soglio pontificio, dichiarò: “Sono un umile lavoratore della vigna del Signore”. Come non interpretare con una ritorsione verso Ratzinger l’aver espiantato brutalmente quel delizioso, simbolico e poetico vigneto di pochi filari nel giardino tanto caro a Papa Benedetto XVI? Bocche cucite in Vaticano per questo nuovo episodio che apre il conflitto tra i due Papi dopo il pasticcio del libro con cui Ratzinger si è espresso contro le iniziative di Bergoglio in favore del matrimonio dei sacerdoti.

Come sostiene Riccardo Cascioli nel suo articolo su La Nuova Bussola Quotidiana, “ha fatto discutere il clamoroso dietrofront del segretario di Ratzinger, monsignor Georg Gänswein che ha affermato l'estraneità del Papa Emerito al progetto del libro a difesa del celibato ecclesiastico, firmato a due mani da Benedetto XVI e dal cardinale Robert Sarah, ma è stato smentito dai fatti. Il cardinale Sarah, infatti, ha confermato che tutto era chiaro e condiviso, e ha pubblicato lettere di Benedetto XVI a lui indirizzate. E anche gli editori hanno ricevuto il "visto, si stampi" da Gänswein tanto che quello americano si è rifiutato di togliere la firma considerandolo un testo scritto da due autori”. Forse - continua Cascioli nella sua analisi – “dopo i violenti attacchi, le menzogne e le minacce ricevute, il segretario ha voluto proteggere il Papa emerito, ma otterrà il risultato opposto: separando il Papa emerito dal cardinale Sarah ha reso solo più facile il lavoro ai loro nemici per eliminarli. Intanto il libro uscirà con la firma del cardinale Sarah, «con il contributo di Benedetto XVI». Ma il contenuto, che è la cosa che conta, resta lo stesso”. Impossibile, infatti non attribuire a Benedetto XVI la paternità condivisa del testo grazie alla ricostruzione della vicenda da parte di attendibili fonti interne al Vaticano, così come riporta Antonio Socci, “Il libro è chiaramente di Benedetto XVI e del card. Sarah (come peraltro dimostrano inequivocabilmente le lettere fra i due rese note da Sarah). Tutto era deciso e concordato di comune accordo fin dall'inizio. Quando è stata anticipata la parte in difesa del celibato ecclesiastico, in Vaticano è scoppiato il finimondo perché Bergoglio era furente. Infatti, quel pronunciamento così autorevole di Benedetto XVI, impedisce a lui di picconare il celibato ecclesiastico come avrebbe avuto intenzione di fare nella prossima Esortazione post sinodale. Allora Bergoglio in persona ha convocato mons. Georg Gaenswein, che è segretario di Benedetto XVI, ma anche prefetto della Casa pontificia di Bergoglio e - furioso - gli ha ordinato di far togliere il nome di Benedetto XVI dalla copertina di quel libro (non potendo pretendere di cambiare i testi del libro). Bergoglio pretendeva una sconfessione piena e totale. Per questo la prima notizia filtrata parlava di fonti "vicine a Benedetto XVI" secondo le quali Benedetto non aveva scritto un libro a quattro mani con Sarah, né approvava la copertina (cioè la sua firma al volume). Questo però non era vero e Benedetto XVI non poteva accettare di dire il falso accusando così implicitamente il card. Sarah di averlo coinvolto senza il suo consenso. Né Papa Benedetto aveva nessuna intenzione di rimangiarsi quanto aveva scritto in difesa del celibato in quel volume. Infatti, il card. Sarah ha subito rese note le lettere intercorse fra loro, che dimostravano che il libro è stato voluto da entrambi, e certamente le ha rese note con il consenso di Benedetto XVI. Per ristabilire la verità.
D'altra parte Benedetto si è trovato anche nella necessità di mettere al riparo il suo segretario dalle "vendette" sudamericane, visto che aveva ricevuto un ordine perentorio di Bergoglio. Così è stata adottata questa soluzione di compromesso: nelle edizioni del libro successive alla prima l'autore del libro sarà il card. Sarah "con il contributo di Benedetto XVI". Il testo del libro in ogni caso rimane eguale. Con questo pasticciato compromesso la corte bergogliana può far dire ai media che "Benedetto XVI ha ritirato la firma dal libro"(anche se non è vero) e però di fatto il libro resta tale e quale, con la firma di Sarah e il nome di Benedetto XVI autore delle parti concordate. Una bruttissima storia di prepotenza clericale che alla fine punta ad imbavagliare Benedetto XVI”.

Bergoglio si sta assumendo la responsabilità di uno strappo gravissimo
e, alla luce di questi fatti, la vicenda della vigna espiantata sembra una capricciosa ritorsione, una vendetta laterale davvero poco edificante da un pontefice dal quale, dopo i recenti fatti, sarebbe lecito attendersi comportamenti maggiormente in linea con il ruolo e le prerogative.

Per gli approfondimenti vi suggeriamo l’articolo integrale di Antonio Socci e quello di Riccardo Cascioli.

Di Massimiliano Piccinno

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