LETTERE DA UNA SCONOSCIUTA

In scena dall’8 al 31 Gennaio c/o il teatro Eliseo Off “lettera da una sconosciuta”. Tratto dall’opera di Zweig, scrittore drammaturgo giornalista, biografo storico e poeta austriaco naturalizzato britannico. Appartiene ai racconti del 1922 ed è l’ultimo, disperato grido di una donna innamorata.

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LETTERA DA UNA SCONOSCIUTA


In scena dall’8 al 31 Gennaio c/o il teatro Eliseo Off “lettera da una sconosciuta”. Tratto dall’opera di Zweig, scrittore drammaturgo giornalista, biografo storico e poeta austriaco naturalizzato britannico. Appartiene ai racconti del 1922 ed è l’ultimo, disperato grido di una donna innamorata. È la storia drammatica di un amore appassionato, di un sentimento assoluto che sfocia in nevrosi. La protagonista (di cui non conosciamo il nome) segue come un’ombra devota e ostinata il suo amato, un ricco e facoltoso uomo. È una donna che si racconta prima bambina, poi adolescente e poi matura sempre inquieta, però, per un amore mai, di fatto, realizzatosi perché non ricambiato ed è il perno attorno a cui ruotano i suoi pensieri, le sue scelte, la sua vita. L’amato non sa nulla di lei, non la riconosce: ogni volta fra loro è un primo, surreale incontro. Così per la misteriosa “sconosciuta” la quotidianità si trasforma in un labirinto senza via d’uscita, in un’ossessione senza scampo, come sono tutti gli amori assoluti.

La scenografia è composta all’estrema destra da un lettino con un piccolo corpo (quello del figlio morto) nascosto, quest’ultimo, da un lenzuolo bianco, al centro un cavallo a dondolo e all’estrema sinistra uno scrittoio, luogo principale da cui l’attrice scrive e racconta ad alta voce il dolore di cui è stata vittima per anni e anni, quello, appunto, di un amore più volte scivolato fra le mani. “A te che non mi hai mai conosciuta” così ha inizio lo spettacolo, con una voce fuori campo, anzi, registrata da Edoardo Siravo le cui parole vengono proiettate su un telo nero che fa da sfondo all’intera scenografia.

Niente è anacronistico, tutto rimanda a quei primi del ‘900, periodo in cui l’autore ha generato la storia: il costume rosa cipria dell’attrice, la scelta stessa del mobilio, stile liberty. L’intero è conforme alle parole, per nulla modificate, del testo e inimmaginabile, troppo fedele e forzatamente recitato, marcato, per quanto l’attrice goda di un’ottima mimica facciale e prossemica a livello tecnico. Restituisce, però, esclusivamente il racconto di chi ha sofferto e non l’interpretazione naturale di una qualsiasi donna vittima di una pazzia d’amore, ideale romantico, ricco di pathos, emblema di molte eroine specie della letteratura russa (si veda, per esempio, Anna Karenina, travolta dalla propria vitalità insopprimibile che non tollera confini e limitazioni) . Stefania Barca ammalia il pubblico quasi con l’arte di un cuntista, gesticolando più e più volte come a voler modellare oggetti o persone assenti, sgrana gli occhi per convincere e catturare commozione. Il tutto, però, in una pura vena di racconto e non di interpretazione da spettacolo teatrale. Viene, dunque da chiedersi, se fosse stato eseguito sotto forma di reading teatrale, forse, avrebbe restituito esattamente quello che Zweig voleva riportare.

La voce impostata della Barca ricorda, a occhi chiusi, quei radiodrammi del 1950. Sì perché è uno spettacolo che potrebbe essere ascoltato  in questa modalità, poiché la voce fa da padrona all’intero.


Eliseo Off

presenta

8 – 31 gennaio 2020

Lettera da una sconosciuta

di Stefan Zweig

Con

Stefania Barca

Voce registrata di Edoardo Siravo

Scene e costumi di Annalisa Di Piero

Musiche di Davide Cavuti

Regia Angela Bandini

Produzione Teatro Eliseo



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Maria Francesca Stancapiano

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