Andrea De Magistris

L'obiettivo è quello di mostrare un altro modo per raccontare una fiaba antica in un'era moderna

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Al Fringe Festival 2015 di Roma è approdata la favola di Anselmo e Greta, liberamente ispirata alla celebre fiaba dei fratelli Grimm che ha accompagnato, e continua ad accompagnare, l’infanzia di tanti bambini. A portare in scena questa fiaba, la compagnia Dynamis.

Abbiamo il piacere di ospitare sul nostro art magazine Andrea De Magistris, direttore artistico della compagnia Dynamis e regista dello spettacolo.

Andrea, con questa rivisitazione si ritorna bambini con la consapevolezza di un adulto. Era questo il tuo obiettivo?

L'obiettivo è quello di mostrare un altro modo per raccontare una fiaba antica in un'era moderna, con una coscienza più analitica e un punto di vista sociologico sul mondo dei bambini, sempre più intrappolato dalle dinamiche compulsive degli adulti.

I protagonisti si mostrano “intrappolati nelle dinamiche quotidiane sistematiche e ripetitive”, come racconti tu stesso. La monotonia è vista quasi come riparo?

Questa è un'epoca immobile anche se sembrerebbe il contrario. Tutto viaggia velocemente assieme agli pseudo cambiamenti in cui siamo immersi, noi, le nostre idee, le informazioni, i dati. Ma sostanzialmente siamo isolati, la noia è una conseguenza.

Anselmo e Greta è uno spettacolo che abbraccia un pubblico che va dai bimbi ai nonni ed è uno spettacolo che avete già portato in scena al Teatro Vascello. Come ha reagito il pubblico a questa reinterpretazione?

E' uno spettacolo per chiunque, per le famiglie soprattutto. I bambini percepiscono meglio le atmosfere, quasi tattilmente, i temi, le sensazioni. Lo spettacolo non dà risposte, genera domande. Gli adulti mediamente hanno paura di rispondere alle domande dei bambini.

Andrea parlaci un po’ di te, come ti sei avvicinato alla regia teatrale?

Ho iniziato con le discipline orientali, la filosofia, poi mi ha affascinato lo studio del corpo, lo studio delle dinamiche dell'essere umano. Ho fatto l'attore per un po' di anni in una compagnia stabile importante ma non ho trovato in quel lavoro nulla di creativo. Sono interessato alla pedagogia, all'educazione libertaria ad un modo nuovo di stabilire relazioni. Ho ribaltato il concetto di attore e di regia, di staff tecnico, cercando di valorizzare il lavoro di gruppo, e l'autorialità di ognuno. Viviamo un'epoca in cui raramente le persone costituiscono comunità. Cerco di fare il meglio per essere una guida, un coordinatore, non propriamente un regista.

C’è un modello di teatro o un regista al quale ti ispiri?

Mejerchol'd, Grotowski, Kantor, il teatro orientale, il No giapponese, ma sono pronto a tradire la tradizione.

Nel 2007 nasce la compagnia Dynamis, il cui scopo è quello di sperimentare le diverse forme espressive. Ci parli del percorso che la Compagnia ha fatto in questi anni?

Sono stato epurato da una scuola di teatro romana, come sovversivo. Ero insegnante di espressività corporea da diversi anni, entusiasta, propositivo, cercavo stimoli nuovi, volevo lavorare con gli attori non spillare i soldi (vedi business delle sedicenti scuole teatrali capitoline), non imbonire ragazzi fuori sede con l'illusione che avrebbero poi sfondato nelle fiction televisive. Solo lavorare, ricercare con gli allievi attori, trasferire il metodo. Mi hanno seguito alcuni ragazzi e ora fanno parte della compagnia, è stato un bene. La nostra ricerca indaga nuove forme partendo dal corpo, dalla tradizione, sperimentando nuovi dispositivi. Sfruttiamo la tecnologia, il digitale, le forme del contemporaneo. Oggi ci occupiamo di performance, arte relazionale, psicogeografia, domani chissà.

I ragazzi oggi hanno praticamente tutto e subito ed hanno perso il gusto delle piccole conquiste. Grazie ai laboratori teatrali hai modo di confrontarti e con i più piccoli e con gli adolescenti. Qual è la tua è percezione in merito?

I ragazzi hanno tutto e subito perché la società questo gli offre e a questo li prepara. Nei nostri laboratori apparecchiamo la tavola in modo diverso, diamo degli strumenti, ingredienti genuini, cibo per chi vuole mangiare e qualcuno ha ancora fame..

Il Teatro sarebbe un bellissimo luogo di aggregazione per intere famiglie. Hai mai realizzato dei laboratori che coinvolgano appunto genitori e figli?

No, ma potrebbe essere un'idea interessante per il futuro.

La compagnia Dynamis sarà ancora protagonista a Pergine dal 3 all’11 luglio con 2115 . Vuoi anticipare ai nostri lettori di cosa si tratta?

Sarà un rito collettivo, un cerimoniale performativo, un'intera comunità dentro una capsula del tempo. Una performance da proiettare nel futuro, per un pubblico che vi assisterà tra cento anni.

Il Fringe vi vedrà protagonisti per tre giorni. Parteciperai al Festival solo come regista o anche come spettatore?

Farò del mio meglio in entrambi i ruoli!

Sara Grillo

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