INTRECCIO SENSORIALE AL MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA

INTRECCIO SENSORIALE AL MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA

Le opere dello scultore Stefa si sono incontrate con la danza di Nadia Slimani per un esempio concreto del sincretismo tra diverse forme d’arte che sollecitano la partecipazione empatica dello spettatore

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“Le forme del sentire”, titolo della mia attuale mostra” è individuare un certo tipo di sensazioni che sono della realtà umana. Qualcosa che si concentra sull’impalpabile, sul sentire affettivo della relazione e del rapporto riferendomi alla biologia dell’uomo che ha in se elementi anche psichici”. E’ quello che ha dichiarato lo scultore Stefa alla sua esposizione presso il MLAC il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza a Roma in occasione dello speciale appuntamento previsto con l’esibizione della danzatrice professionista di danze orientali Nadia Slimani.

L’evento ha richiamato un gran numero di appassionati che non hanno voluto perdere l’occasione di provare un’esperienza che ha combinato l’aspetto visivo, tattile e acustico. Infatti, il proposito dello scultore è stato proprio quello di sollecitare negli spettatori una reazione all’esplorazione di un intreccio sensoriale così come avviene con la serie delle sue sculture “Membrane” che sono piccole e sottili porzioni di marmo, ad alcune delle quali sono stati applicati microfoni a contatto, amplificati da un sistema elettroacustico capace di rendere udibili le microvibrazioni prodotte dal tocco dei visitatori.

Protagonista dell’incontro è stata l’opera collettiva “Piano di curve sonore”, realizzata in collaborazione con il musicista Edoardo Maria Bellucci e il filosofo Federico Capitoni. La scultura, che non nasce con l’intento di creare un nuovo strumento musicale, è stata costruita in legno, ferro, acciaio armonico, ghisa e bronzo e si attiva grazie all’intervento di chi inizia a muovere i tasti come un pianoforte, producendo suoni.

E per dimostrare come l’opera si offra come un esempio concreto del sincretismo tra diverse forme d’arte, in grado di coinvolgere lo spettatore, sollecitandone la partecipazione empatica, l’esibizione di Nadia Slimani è stata particolarmente magica riuscendo a creare un’atmosfera quasi irreale che il pubblico ha seguito in religioso silenzio.

La ballerina di origini francesi e algerine ha iniziato la sua danza sinuosa fra i pigmenti e le corde d’arpa della bellissima scultura “Sinapsi della conoscenza” che Sfefa ha realizzato nel 2018, per poi portarsi al centro della sala riuscendo a coordinare ogni movimento a quel suono che sembrava essere proprio uno scambio di sensazioni con lo scultore che imprimeva il suo tocco alla tastiera.

Nadia Slimani è riuscita a rendere perfettamente quell’espressione di consapevolezza di stare bene con se stessi vivendo il presente in una forma ideale con il mondo esterno. Infondo, per lei danzare significa recepire quell’eterno movimento dell’universo con la sua natura, le sue vibrazioni, i suoi ritmi per un incontro tra mente, anima cuore e corpo.

                                                                 Rosario Schibeci

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