Il Rettore Archimandrita Simeon Catsinas e il Consiglio della Chiesa Greco-Ortodossa di San Teodoro al Palatino, in occasione della festa liturgica di San Teodoro che si ripete ogni anno a fine febbraio, hanno invitato alla Divina Liturgia presieduta da Sua Eminenza Reverendissima il Metropolita Gennadios, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta, nella basilica paleocristiana al Palatino, contigua al Foro Romano.
Puntuali hanno potuto fare la loro presenza i capi delle missioni diplomatiche presso la Santa Sede e delle nazioni prevalentemente ortodosse dell’Europa Orientale e del Medio Oriente. Nonché le rappresentanze associative degli emigrati delle medesime nazioni in Italia, operanti nel campo religioso, della solidarietà internazionale, dell’Ecumenismo e della pace tra i popoli, ortodossi, romano-cattolici e greco-cattolici, dei vari riti. Fra gli invitati anche personalità ed esponenti della nobiltà romana fra cui spiccavano Carlo Massimo e Maria Pia Ruspoli e una elegantissima Marisela Federici.
A fare gli onori di casa lo stesso Simeon Catsinas, perfetto nella sua veste di cerimoniere molto amato dalla Capitale per la sua innata classe e simpatia oltre alla capacità di mettere tutti a proprio agio nonostante l’importante carica che riveste. Sin dall’inizio i fedeli sono stati accolti dal coro e dalla solenne liturgia greco-bizantina, in un’atmosfera che è sembrata quasi irreale per la capacità di trasportare in un altro universo sicuramente incantato.
Impossibile, infatti, non lasciarsi rapire dal fascino del rito antico che il Metropolita ha saputo rendere in maniera molto suggestiva emozionando anche i tanti presenti. Una funzione dove ogni sacerdote concelebrante ha il suo ruolo preciso secondo una tradizione che si trasmette da sempre ripetendo tanti piccoli gesti ma ognuno con un grande significato. Il tutto scandito dal segno della croce fatto con tre dita riunite (pollice, indice e medio) per significare la Trinità e l’unità di Dio portando la mano alla fronte, al petto, alla spalla destra e poi alla sinistra. E soprattutto i canti, durante tutta la funzione senza mai interrompersi, hanno conquistato in un’alternanza di vari interpreti di grande intonazione.
Un evento, quello della festa di San Teodoro, che si ripete da quando San Giovanni Paolo II, per il Grande Giubileo del 2000, accettando la richiesta dell’Ortodossia da parte del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, concesse all’Archiepiscopia Greco-Ortodossa d’Italia e Malta, la Basilica paleocristiana. Una chiesa bellissima dove, secondo la tradizione ortodossa, Il presbiterio dove è collocato l’altare, è separato dal resto della chiesa dall’iconostasi, parete divisoria coperta di iconi e fornita di tre porte. Ma proprio attraverso la parete centrale chiusa da un basso cancello affrescato è stato possibile vedere l’altare durante quasi tutto il tempo della Liturgia dove i sacerdoti hanno reso le loro consuete mansioni di Fede.
Uno dei momenti più toccanti è stato la recita del Credo e del Padre Nostro nei testi propri della Chiesa Cattolica Romana ed in lingua italiana proprio per testimoniare la grande sensibilità e vocazione all’unità.
Alla fine della funzione i celebranti hanno voluto ricordare la figura di San Teodoro, il soldato romano di epoca imperiale, che ancora oggi rappresenta un esempio molto importante perché è un giovane che confessa la propria fede e offre il suo sangue per il sole risorto. In un anno che si vuole dedicare proprio ai giovani, è stato sottolineato l’impegno per loro da parte della Chiesa Ortodossa che nella figura apostolica del suo Metropolita, ha istituito scuole di catechesi in quasi tutte le parrocchie e monasteri affinché si possa mantenere la propria fede ortodossa ma anche coltivarla al servizio delle popolazioni.
Rosario Schibeci
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