Eureka. Processo Al Soldato Che Uccise Un Genio

Eureka. Processo Al Soldato Che Uccise Un Genio

Perché a tacere le bocche di chi pensa ci vuole poco. La recensione di Unfolding Roma

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Confronto ideologico tra un genio e un soldato. Si mettono in discussione le dinamiche dell’accaduto. Si pone evidenza sul sistema gerarchico della Roma imperiale, delle sue regole e sulle invenzioni che diventano armi da battaglia.

Archimede, di Siracusa, uno dei più grandi scienziati e matematici della storia. I suoi contributi spaziano dalla geometria, all'idrostatica, dall'ottica alla meccanica. Calcolò la superficie e il volume della sfera intuendo le leggi che regolano il galleggiamento dei corpi. Scoprì e sfruttò il funzionamento delle leve, mentre invece le macchine da guerra utilizzate per difendere Siracusa dall’assedio romano rimangono ancora velate di mistero.

Ci viene presentato come grande personalità grazie all’Associazione ‘A Strùmmula con lo spettacolo Eureka. Processo al soldato che uccise un genio, progetto prodotto e realizzato da Strummulart, area artistica dell'associazione, con il sostegno della Città di Palermo – Assessorato alla Cultura.

Siamo nel 212 a.C. e Archimede morì nella sua città per mano di un soldato romano, Marcello, dopo il lungo assedio. Marcello uccise l’inventore disobbedendo agli ordini, che lo volevano consegnato vivo.

In concorso al Roma Fringe Festival 2015, giardini di Castel Sant'Angelo, Palco A, il 15, 16 e 19 giugno vede in scena Marco Feo, Archimede, Nicolò Prestigiacomo, Marcello il soldato romano e Arianna D'Arpa, il giudice.

Il pubblico si trova di fronte a un processo. Un dialogo, un confronto, sempre a due. I personaggi si alternano. Archimede e il soldato, il soldato e il giudice poi. Un teatro vecchio stile che rappresenta la narrazione classica di una vicenda storica importante.

Il testo poteva essere sviscerato meglio tanto da donare alla rappresentazione maggior calibro invece di farla risultare troppo spoglia di dinamiche, respiro e ritmo per una giusta alternanza nelle conversazioni. Per una resa di spazio scenico meritevole ci sarebbe voluto un palco più grande visti gli elementi in scena i quali, intralciando, non hanno ben coadiuvato lo svolgimento delle azioni.

Nicolò Prestigiacomo rientra nel ruolo. Scandisce bene il testo interpretando la sua parte in modo incisivo. Marco Feo è altalenante e non propriamente fluido nella sua recitazione. Arianna D’Arpa, l’unica microfonata, è sempre seduta, quindi non fa comprendere bene se e quali capacità abbia per far notare la sua arte.

Un gran peccato nonostante le tematiche sviscerate. Filosofia, logica, fenomeni fisici, inventiva, meccanica e reazioni, il principio di Archimede e differenze di vita uniscono il soldato e il genio prima della morte di quest’ultimo. Racconti di guerra tra morte, puzza, urla, ordini, terra e mare mosso, ritirate, ferite, armi, noia e attese, facce sconosciute, gloria e vittoria, stordimento e confusione, oblio e nausea. In contrapposizione, dall’altra parte, si sta lontani dai pericoli per uso di quella intelligenza che può servire alla Patria.

L’intelligenza è l’unico uso possibile delle possibilità a cui l’uomo non può rinunciare. Non si svende l’intelligenza, se ne fa un uso nobile e forse, insieme alla saggezza, fa il senso dell’uomo. Archimede si chiede che cosa era per la società. Un’arma da guerra, perché le sue invenzioni non erano più gioco, ma armi per uccidere.

Risaltare i concetti quali gioco e divertimento, ripetizioni e eco, tempo guadagnato e non sprecato e il potere dell’inganno, induce a fermarsi e riflettere. Ne consegue la leggenda di Eco e il fenomeno fisico che lega il rimbombo di una parola alla sua ripetizione per più volte, a vivere la versione migliore di noi dopo averne provate altre e scegliere quella più idonea.

Un gioco di conoscenza e di pensieri al quale abbandonarsi o arrendersi per resistenza. Confronto non banale che denota la differenza delle due menti, del genio e del soldato, all’interno del simbolico tempio delle evidenti diversità.

Dinamiche, intrecci e visioni sia ideologiche che storiche provenienti da un patrimonio culturale che mette in evidenza, anche, l’uso dei costumi caratterizzanti le diverse vite tra Roma e Sicilia, le vesti che differenziano le classi sociali.

Senza creare un distacco tra un ieri e un oggi, che di similitudini sembrano vivere, si possono leggere lotte interne fatte di guerre, chiusura dei confini, costruzioni di armi che porteranno sempre verso la sconfitta dei popoli e della loro cultura.

Un annebbiamento. Perché a tacere le bocche di chi pensa ci vuole poco.

Testo e regia di Maria Grazia Maltese, con Marco Feo, Nicolò Prestigiacomo e Arianna D’Arpa. Supporto alla drammaturgia, video e disegno luci Faro Maltese, costumi, Margherita Maltese, assistente costumista e scenografa, Claudia Ruffino, assistente alla regia, Maria Luisa Seidita, musiche, Alessio Fabra, scenografo, Nunzio Maniaci, teaser dello spettacolo e foto di scena, Giuseppe Zito

Annalisa Civitelli

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