L’agricoltura Ai Tempi Del Coronavirus

L’agricoltura Ai Tempi Del Coronavirus

Se si ferma l’agricoltura le persone non mangiano più.

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In un paese dove tutto si è dovuto necessariamente fermare, ciò che non si arresta, sia perché impossibile, sia perché fondamentale per la sopravvivenza, è la natura con i suoi cicli inderogabili e indifferibili. Infatti,  da adesso fino alla fine dell’estate e della vendemmia, i campi richiedono un’attenzione particolare e numerosa manodopera per poter garantire le produzioni alimentari di cui il nostro paese ha bisogno.

Con la chiusura delle frontiere, sono venute a mancare le maestranze solitamente costituite da uomini nordafricani (ma non solo), che vengono accolti in Italia, spesso anche con le loro famiglie, nei mesi in cui è richiesto il loro lavoro nei campi. L’emergenza ha fatto rilevare una problematica mossa principalmente dal fatto di non far marcire i raccolti nei campi, ma anche perché frutto di intenso lavoro e fatica e non possiamo permetterci di sprecare un solo frutto che la terra ci dona.

Per risolvere questo urgente problema, da alcune associazioni e confederazioni di categoria, è stata fatta richiesta di riattivare i voucher necessari per poter assumere cassaintegrati, studenti e pensionati italiani, integrando il loro reddito nelle attività di raccolta. “Il blocco delle frontiere ha fatto venire meno improvvisamente la disponibilità di gran pare dei 370mila lavoratori stranieri dai quali dipende ¼ della produzione di Made in Italy alimentare” ad affermarlo è il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini.

La filiera agro-alimentare non si esaurisce nel prodotto in sé, seminato e poi raccolto dalla terra. Ad essere coinvolti in questo fermo generale sono anche i costruttori di macchine per l’agricoltura e il giardinaggio, un anello importante in questo ciclo di produzione. Infatti prima della semina, la terra bisogna lavorarla e non si tratta di orticelli in cui tutto si risolve con vanga, zappa e braccia forti. Per questo molte aziende, in collaborazione con i loro dipendenti vogliono continuare a lavorare per poter garantire la fornitura di macchine agricole o semplicemente dei pezzi di ricambio, in modo che non si fermi del tutto la produzione agricola nei campi. Pertanto il Presidente di FederUnacoma(Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l ‘Agricoltura) Alessandro Malavolti ritiene che il settore della costruzione dei macchinari agricoli debba essere inserito tra le attività ritenute essenziali tra i codici Ateco( combinazione alfanumerica che identifica un’attività economica), essendo l’agricoltura un bene primario. Se in un macchinario qualsiasi viene a mancare l’efficienza di un ingranaggio o questo stesso va sostituito, il macchinario non funziona e quindi non si può usare. Allo stesso modo, succede per l’agricoltura, se di una seminatrice o di altre attrezzature necessarie per lavorare il terreno, mancano pezzi di ricambio e la macchina non funziona, s’interrompe la catena e la produzione agricola viene compromessa tutta e per tutto l’anno. Di conseguenza quegli stessi prodotti che necessitavano l’intervento di quel macchinario, non li troveremo nei supermercati.

In Abruzzo il Fimiav, l’Ente bilaterale agricolo della provincia costituito dalle organizzazioni dei datori di lavoro (Confagricoltura, Coldiretti, Cia) e sindacati dei lavoratori agricoli (Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil) lancia un appello ai giovani e ai disoccupati, affinché prendano la via dei campi del Fucino, zona che vive principalmente di orticoltura e dove in questi giorni gli agricoltori stanno provvedendo al trapianto di ortaggi quali finocchi, radicchio e insalate varie. «Le imprese agricole, per effetto dei blocchi alle frontiere degli operai agricoli stagionali», afferma il segretario dell’Ente, Stefano Fabrizi, «hanno bisogno di manodopera su cui fare affidamento per programmare le attività stagionali. Per i giovani e non soltanto, costituisce un’occasione di lavoro, anche per fare un’esperienza e sostenere, in questa drammatica situazione, il settore primario della nostra terra, che si trova ad affrontare le enormi difficoltà dovute alla pandemia del Covid 19». L’Ente ha messo a disposizione un indirizzo email a cui inviare la propria candidatura per offrire manodopera e farà da tramite con le aziende :fimiav@fimiav.it.

A far sentire la sua voce è anche il presidente di Confagricoltura de L’Aquila, Fabrizio Lobene, che lancia un appello al governo per impiegare i percettori del Rei e del reddito di cittadinanza verso il lavoro in agricoltura. «Il tempo sta scadendo», dice Lobene, «occorre una risposta immediata del governo per poter utilizzare chi usufruisce dei sussidi pubblici in agricoltura con un salario aggiuntivo. Un’altra misura utile sarebbe una reintroduzione dei voucher».

Gli  italiani sono forse il popolo più resiliente del mondo: riescono sempre a dare il meglio nelle crisi e nelle emergenze. Per sopperire alla mancanza di manodopera nel comparto agricolo il decreto ‘Cura Italia’ ha aperto la porta nei campi, a titolo gratuito, ai parenti degli agricoltori fino al sesto grado. Allora nonni, genitori, figli, nipoti, suoceri, generi, nuore, fratelli, zii, cugini, figli di cugini, cugini dei genitori e figli dei cugini dei genitori, fratello/sorella del coniuge, zio del marito, cugino/a del marito potranno collaborare alla raccolta dei prodotti agricoli. In passato, questa era una pratica molto diffusa in occasione della vendemmia, della raccolta delle olive: le famiglie e anche lontani parenti si riunivano per dare una mano nel lavoro nei campi, in cambio dei prodotti della terra e di quella convivialità che abbiamo un po’ perso negli ultimi anni.

Ed è da questo aspetto che dobbiamo ripartire, dalla collaborazione, dallo stare vicini ma soprattutto uniti e collaborativi nel dare una mano a chi ne ha bisogno. Tra i pregi che abbiamo noi italiani c’è quello dell’altruismo, che dimostriamo di avere ogni volta che aiutiamo, per primi, un paese straniero in difficoltà. Quel ‘dare una mano’ impieghiamolo tra di noi, impieghiamolo per noi trasformandolo in ‘diamoci una mano’ perché uniti e insieme ce la possiamo fare! Solo così possiamo riacquistare la nostra Corona e le nostre eccellenze italiane.

Michela Di Mattia

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