Federica Giandinoto - Intervista Ndrangheta S.R.L.

Federica Giandinoto - Intervista Ndrangheta S.R.L.

La magistratura va sostenuta in questa lotta. Io prevedo e credo sinceramente che le organizzazioni mafiose, se non c'è una collaborazione politica adeguata, e continueranno le collusioni, non moriranno mai, inutile illudersi.

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Federica Giandinoto - Intervista Ndrangheta S.R.L.

Ciao Federica, grazie di averci concesso questa intervista. Come vivi questa quarantena?

Non è una vera e propria quarantena, certo, non possiamo considerarla tale.Forse arriveremo a capire cosa significa restare chiusi, comunque sto bene. Non è facile sapere se si è asintomatici o meno, comunque ci sentiamo bene.

‘Ndrangheta, tema molto interessante,  sei calabrese?


No, sono romana, ma di origine siciliana. I miei genitori sono di Grammichele, in provincia di Catania, non sono calabrese, ma mi sono interessata del fenomeno dai tempi dell'università, quando studiavo criminologia, scoprendo questa organizzazione molto particolare, diversa dalle altre. Ho voluto approfondire il discorso dedicando la mia tesi di laurea ad approfondire il tema dal punto di vista scientifico per fornirne una lettura aggiornata.Nel 2008, quando è uscita la prima edizione del libro, il correlatore di tesi riteneva potesse essere interessante a livello divulgativo. Il tema era poco conosciuto e ho ritenuto utile dare il mio contributo e anche lanciare un messaggio particolare con il sottotitolo, “Società dai reati legalizzati”. Mi sono infatti soffermata su aspetti particolari della ‘ndrangheta, soprattutto sul suo impatto sociale. Ho ritenuto che fosse necessario parlarne, anche perché di Cosa Nostra si è parlato molto, ma lo stesso non si poteva dire della criminalità calabrese, così come della Sacra Corona Unita a tutt’oggi.

È un tema che va trattato con molta attenzione. Ma partiamo dalla base: domanda che ti avranno fatto molte volte, cos'è la n'drangheta?

E' la più pericolosa organizzazione criminale mafiosa esistente nel mondo, non solo in Italia, ma anche in Europa e nel resto del mondo, appunto. Non è mondiale solo perché escludiamo la Cina, la Russia e alcuni paesi del Medio Oriente dove non ha attecchito, ma è vero che molti paesi hanno assistito alla nascita di cellule di questa criminalità. Con grande fermezza posso dire che è la più pericolosa e sanguinaria; forse oggi lo è di meno perché ha capito l’importanza di fare affari senza spargimento di sangue, ma di sicuro è quella che meglio ha colto questa opportunità, tra le varie forme di criminalità italiane. E oggi quello che stiamo dicendo è molto più evidente di dieci anni fa.

Dove possiamo trovare la ‘ndrangheta oggi?

Sicuramente nei colletti bianchi, tra imprenditori e avvocati, intellettuali, professionisti, coloro che si occupano di finanza; gli stessi ‘ndranghetisti oggi sono laureati , sono colti, i capibastone li hanno fatti studiare nelle migliori università, sia italiane che estere. È il campo politico quello in cui si creano degli accordi, con i vecchi capi bastone o i capi ‘ndrina delle famiglie ndranghetiste. Prevalentemente la troviamo ad alti livelli: è stato scritto anche dal Procuratore Capo della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, ed è giusto rendergli tributo, perchè racconta fatti verificati da indagini sulla situazione attuale.

Mi dicono sempre di non espormi quando mi interesso di certi temi, tu hai avuto dei pericoli da quando hai cominciato a divulgare certe informazioni?

Mah no, fortunatamente non ho avuto rapporti ravvicinati o problemi; sì, io ho fatto dei nomi, ma di persone che sono già state arrestate, senza parlare di fatti nuovi o sconvolgenti, ho riportato comunque delle notizie di arresti di personaggi già noti, e non ho avuto problemi. Il mio testo non è una inchiesta, magari sensazionalistica, ma un libro sulle origini storiche della ‘ndrangheta, sulle sue evoluzioni e sulla sua struttura macroscopica e microscopica. Nel secondo capitolo si parla del linguaggio ‘ndranghetista e dell’iniziazione di un picciotto, nel terzo dei reati da loro commessi. Questo serve per compiere un’analisi. Si parla poi delle operazioni anti‘ndrangheta anche dal punto di vista tecnico, soprattutto per gli addetti ai lavori: si rivolge infatti a magistrati e avvocati, per conoscere meglio la normativa antimafia, esposta comunque in maniera fruibile anche ai non addetti. Tutto questo per parlare di ‘ndrangheta in maniera obiettiva e documentata e rendere il pubblico più consapevole.

Come avviene l'iniziazione di un Picciotto, anche dal punto di vista simbolico?

Il rito di battesimo di un picciotto è stato descritto nel secondo capitolo, "Radiografia di una ‘ndrina". Mi è piaciuto parlarne utilizzanto alcune metafore: il picciotto è una delle cariche della carriera criminale, si può considerare il secondo gradino della scala gerarchica. È colui che vuole entrare nell'organizzazione e lo fa attraverso una cerimonia di carattere religioso, chiamata per questo battesimo; il picciotto deve fare un giuramento nel quale lui deve imporre la mano sul santino di San Michele Arcangelo, fatto che spiega la connessione tra simboli cristiano - cattolici e una finalità criminosa.

C’è quindi un rapporto tra icone cattoliche e la criminalità ‘ndranghetista.

È una commistione che nasce dalla religiosità del popolo calabrese, è paradossale e si spiega in questo modo. La ‘ndrangheta nasce intorno alla fine della seconda metà dell'800, dopo il compimento dell’unità d’Italia. I valori, la difesa dell'onore, della famiglia, comune anche a Cosa nostra, la protezione verso le donne e i bambini, si tinge anche di aspetti religiosi. I mafiosi sono anche praticanti, non possiamo dimenticare che nei decenni scorsi si è assistito per molto tempo a delle processioni religiose dove la Madonna o il patrono venivano portati per il paese. Il capo bastone portava la statua della Madonna e si fermava davanti alla casa parrocchiale ( è successo anche in tempi recenti ); il parroco salutava il Capobastone e viceversa. Ci si inginocchiava davanti alla casa del mafioso. Oltre questa cerimonia, vi è anche una forma di devozione verso i santi della religione cristiano - cattolica. Magari gli ‘ndranghetisti pregano e frequentano la Chiesa, leggono le sacre scritture; naturalmente, i valori spirituali sono in contrasto con l’attività delinquenziale, ma questo non viene considerato. Ciò però si può spiegare a livello sociologico: secondo alcune teorie, il fatto di appartenere a una subcultura criminale ( come quella dell'ndrangheta) porta ad avere dei propri valori che si pongono al contempo in interazione e contrasto con i valori sociali diffusi nella collettività. Lo ‘ndraghetista finisce per avere una doppia morale, insomma.

Come mai è così forte l'ndrangheta e come mai primeggia sulle altre mafie?

La sua forza è nella capacità di trasformarsi. È camaleontica e si adegua ai cambiamenti sociali: tra i primi reati, vi fu l'abigeato (il furto di bestiame, ndr) a fine ‘800, poi il traffico di droga, il traffico di rifiuti, la criminalità economica, la criminalità informatica, il mercato dei bitcoin. La forza non è solo quella di aggiornarsi, ma di essere molto nascosti e silenti, in modo da non destare sospetti e da farsi sottovalutare. È avvenuto per diversi anni, mentre oggi, sebbene tenda a nascondersi, la sua presenza si fa sentire di più e infatti le operazioni anti-mafia sono giornaliere, tantissimi capibastone sono stati arrestati e individuati, impegnati in attività come il riciclaggio di denaro sporco. Adesso si è cominciato a scoprirla di più, anche se la minimizzazione è stata forte e in passato è stato più complesso indagare. Si tratta di una presenza criminale molto forte, anche se lo Stato ha accumulato le informazioni necessarie e sta facendo la sua parte. Durante lo stragismo mafioso di Cosa nostra, lo Stato non aveva attuato questa politica di contrasto, anche perché la ‘ndrangheta era stata sottovalutata e inquadrata come un fenomeno criminale di serie B.

Credi che sia sottovalutato il fenomeno ‘ndranghetista?C'è stata una vera battaglia o dopo Manipulite si è confuso tutto?

Mi chiedono spesso questa cosa. Sicuramente è stata sottovalutata in precedenza mentre ora, dalla strage di Duisburg del 2007 - che è stato uno spartiacque - in poi, è stata contrastata di più. La magistratura va sostenuta in questa lotta. Io prevedo e credo sinceramente che le organizzazioni mafiose, se non c'è una collaborazione politica adeguata, e continueranno le collusioni, non moriranno mai, inutile illudersi.Se non si scalfisce l’unione morbosa tra politica e mafie, queste ultime non potranno sparire. I cittadini possono fare la loro parte, ma non è sufficiente il loro impegno. Se c'è il politico o l'imprenditore che cerca lo ‘ndranghetista, e avviene lo scambio elettorale politico mafioso, è normale che tutto rimanga così com’è. Tra l’altro, l’agire camaleontico delle mafie dimostra la loro capacità di adattamento, in base alle convenienze del momento, anche sapendo fiutare da che parte soffia il vento del consenso elettorale, specialmente in regioni come la Calabria. Cerco comunque di far passare un messaggio positivo: è difficile superare la paura, che è un sentimento umano comprensibile, ma ci sono tanti imprenditori che si sono opposti al racket e si riesce a farlo con grande coraggio ed eroismo, ottenendo comunque ottimi risultati. La reazione giusta è quella di non accettare e abbassare la testa, di far capire ai criminali che non sono così forti e potenti. Io porto avanti le mie lotte anche in piccoli contesti: essendo avvocato, la mia forma mentis è questa. Se è un tuo diritto, perché non lottare? Vedo tanta rassegnazione in giro (la vedevo anche prima), ma perché devi rassegnarti? Io sono un tipo combattivo: perché ti devi far fagogitare da un prepotente? Certo, è chiaro che c'è la paura, la paura è umana. È pur vero che esistono dei rischi nel contrastare la mafia e il caso di Libero Grassi lo dimostra, ad esempio: fu un imprenditore che lanciò il messaggio che, se ci si unisse contro le mafie, le si delegittimerebbe anche dal punto di vista economico.

La Brexit è un assist per l'ndrangheta?

Anche se le fonti scarseggiano, è assai probabile che a livello europeo esistano attività di riciclaggio superiori a quelle che si immaginano e che questo fenomeno non sia iniziato oggi. Infiltrandosi in altre zone, gli ‘ndranghetisti sanno di essere sottovalutati e mantengono, per questo obiettivo, un profilo basso. Con il giornalista free lance Massimiliano Nespola ce ne siamo occupati: in effetti la Brexit può aprire delle opportunità in un quadro di riduzione delle informazioni da e verso il Regno Unito. Se si riducono gli scambi, si apre un’area grigia in cui può inserirsi la criminalità organizzata, con attività di riciclaggio e, in genere, investimenti che sono il frutto di attività illecite: acquisto di immobili a Londra, investimenti in ristoranti, o altre attività. Si rischia di vivere, all’estero, ciò che abbiamo vissuto noi sottovalutando la ‘ndrangheta nel periodo di maggior attenzione a Cosa nostra. I Paesi esteri non hanno capito la pericolosità di queste organizzazioni. Il fatto che non esistano normative che supportino il contrasto di queste associazioni le fa crescere in maniera indisturbata. Non conosciamo esattamente le dimensioni di queste attività illecite, ma sappiamo che esistono e che sia bene parlarne.

Mi sembra che se ne parli poco, non trovi?

No, in realtà ho rilevato un certo interesse da parte di studiosi ed operatori del settore.Nel 2019, ad esempio, ho avuto riscontri da parte del giornalista de “L’Espresso” Giovanni Tizian, figlio di un bancario onesto assassinato in Calabria dalla ‘ndrangheta, per lavorare insieme ad una presentazione del libro che si svolse a fine marzo. Credo comunque che, in generale, ci sia paura e indifferenza. Ma insisto: il fatto che la ‘ndrangheta abbia la patente per sentirsi legittimata dalla politica non significa che dobbiamo anche noi sentirci condizionati da questa associazione mafiosa al punto di smettere di lottare.

Manuel Rea Berardicurti

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