After Penelope

Un’Odissea antica e moderna. La recensione di Unfolding Roma

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Un viaggio. Tappe storiche toccando il significativo ruolo della donna. Chi è colei che lotta, urla, lavora, è madre chiedendo la sua dignità e desiderando rispetto. Essere umano che crede e supporta integra le sue idee.

Scritto dalla Compagnia Teatrale Spectra di Londra e diretto da Colleen Prendergast. Le sei attrici della compagnia hanno preso parte sul Palco A del Roma Fringe Festival il 14, 16 e 18 giugno.

After Penelope vuole essere un richiamo alle donne coraggiose e guerrigliere dalla Rivoluzione Americana, alla Germania Nazista fino a Kabul.

After Penelope, sold out al White Bear Theatre a novembre 2014 e performance selezionata per il RADA Festival – Royal Academy of Dramatic Art, che si terrà a luglio di questo anno.

Danielle Segal, Katrina Allen, Erin Clarke, Megan Lloyd-Jones, Lucy Pickles e Ilaria Rocchi interpretano, attraversando il passato, donne energiche dando loro voce, quella voce che distingue il cuore del conflitto riguardo i combattimenti con i nemici, i governi, le famiglie e loro stesse.

Persone vive le quali non vogliono aspettare in forma passiva a casa, ma desiderano vivere la loro personale Odissea, le donne After-dopo Penelope. Non vogliono attendere, ma prendere e vincere le loro battaglie.

Varie le situazioni descritte. Luoghi, stati sociali e i lavori dell’epoca e quelli attuali, facendo entrare il pubblico all’interno di altre epoche, la vita antica e quella moderna. Il contatto con gli spettatori è essenziale, diventa parte dell’insieme. Denota stati d’animo e di lotta, richiami per la loro dignità.

Una carrellata elegante, mai sopra le righe. Il ruolo della donna è messo in evidenza anche sotto quelle forme di schiavitù lavorativa e di sottomissione che non sono mai state emblema di trattamenti paritari. Urla e richieste di voto. La morte cruda con il gas a cui si veniva sottoposte.

I viaggi nei treni, sulle carrozze, in bicicletta. Immagini suggestive e poetiche supportate dagli oggetti di scena utilizzati, dal semplice lenzuolo bianco che circonda la vita di una sposa e le dona una gonna pomposa, gonfiata e trattenuta dalle mani delle attrici, i sogni, quelli che vedono una cameriera prendere parte a un party anni ’30 e le ruote di una bici simulate con due ombrelli che ruotano.

Le interpreti, perfettamente nei ruoli, hanno fatto risaltare la preparazione. La rimarchevole recitazione, prova di bravura e professionalità, è ben diversa da quella nostrana e sembra essere più incisiva mettendo in risalto dizione e energia.

Niente falle ne perdita di conduzione nel seguire il testo. Anzi. E’ stato interessante vedere come il lavoro estero possa essere compreso nelle nette distinzioni e quanto il nostro inglese non sia del tutto disperso nell’etere se lo si conosce un minimo.

Tra creazioni e distruzioni, la donna è sempre un’esortazione. Cittadina, pensatrice, compete, è madre e essere umano.

Qualcosa è cambiato?

Le rivoluzioni dentro le mura domestiche e quelle in strada rimangono le nostre voci. La donna, colonna portante e come le crocerossine dei tempi di guerra, salvando feriti, è un forte emblema. Così, insieme, dovremmo concederci riconoscimenti, ma anche essere riconosciute.

Annalisa Civitelli

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