Xenofilia

Che lingua parla il sole? La recensione di Unfolding Roma

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Prendendo in mano una bambola l’espressione: “Vorrei imparare il silenzio della tua lingua" può essere sinonimo di un dolce sonno al quale prendere parte. Metafore di oggi per smascherarci e provare a essere solo noi stessi. Veri e puri. Il ritmo è una lingua universale. Ognuno vive il suo.

Xenofilia, presentato dalla Compagnia Xenos, di e con Lorenzo Guerrieri e Eleonora Gusmano, è entrato a far parte del concorso Fringe Festival di Roma, nella splendida cornice dei giardini di Castel Sant’Angelo. Lo spettacolo è stato semifinalista al Premio Scenario 2015, dopo aver debuttato alla Rassegna Non è un Teatro per Giovani organizzato dal Teatro Studio Uno.

Xenofilia è un racconto utopico, di immaginazione, di sogno, di desideri, tutto dal tono nostalgico.

Margherita ha avuto un incidente stradale e della morte non è cosciente. Incontra per strada una creatura strana, da chissà quale pianeta arriva, e la porta a casa sua.

Ne nasce un viaggio onirico e disperato in cui la ragazza cerca di convertire il linguaggio dello straniero al suo, nell’omologazione contemporanea del diverso non riconosciuto. Lo vuole comandare, e avere la supremazia supera di gran lunga tutto ciò che in vita non è riuscita a fare e ottenere. Tutto, assecondando ciò che lei desidera.

E’ giovane e moderna. Rivela ricercatezza di amore, di conferme continue e di gioviale speranza.

Un mondo. Il nostro e quello dell’alieno. Più che altro viene messo in risalto il mondo personale. Davanti sé stessi come si percepisce il tutto? Specchio.

Un testo poetico che evidenzia la malattia degli umani tra caos, supermercati, corse, internet e prati e natura e tanto altro. La terra, tutta.

Quelle differenze che risaltano tra una ragazza paffutella, insicura e derisa e un essere gracile, dalla pelle pallida e con due ali. Trovata geniale, un ombrello rotto a metà. Un incontro tra due anime in un ambiente pieno di scatoloni. Si trasloca, ma la ragazza stenta a capire.

Ricordi e sentimenti contrastanti prendono vita nella stanza di Margherita. Accompagnano il messaggio che la ragazza deve comprendere. Lei si interroga. Questa nuova compagnia è arrivata per farle capire qualcosa? La fine è esaustiva, l'Angelo della morte è venuto a prenderla. 

Un intreccio interessante dentro un interscambio e un altro. Un cappello, una cravatta, un trepiedi, degli occhiali da vista. Accessori utili agli umani e che il marziano indossa per impersonare gli affetti cari a Margherita. Scandisce quella lingua che noi conosciamo bene. Ci si uniforma.

La cotta dei banchi di scuola e le prese in giro, il papà, un professore di Università, la nonna e, per ultima, la mamma, sola con le sue parole, le sue raccomandazioni e il ricordo della prima parola espressa dalla figlia.

Comandare è la parola d’ordine. Sentirsi dire sei bella o essere baciata sono sempre desideri che Margherita acchiappa con ferocia e avarizia. Non si accorge dell’altro. Lei è il centro. La Regina del suo Regno. Tutti si inchinano a lei, tutti si vestono secondo la moda che piace a lei.

Le sue sofferenze sono acuite e l’intensità di esse sovrasta. A noi sembra di leggere Margherita Dolcevita di Benni. Potrebbe essere un forte paragone ma questa vicinanza accomuna teatro e letteratura.

Nell’incitamento a non perdere l’obiettivo vediamo i due protagonisti non proprio equilibrati nella recitazione. Lorenzo Guerrieri lavora di voce portandola dentro per far uscire un’inflessione profonda e rauca, tipico suono dei marziani. Movimenti robotici distinguono il suo essere. Eleonora Gusmano non è al top, ma forse nella parte della teen ager reagisce bene al suo ruolo.

Potremmo definirlo un piccolo intervento oltre quei confini in cui ci si prende per mano, non per civilizzare lo straniero, non per sentirsi forti o Re o Regine alla sconfitta dell’altro, ma di certo per crearci una personalità ricca, sicura e sincera per saperci distinguere sempre e non cadere nel tranello dell’uguaglianza.

Regia, Lorenzo Emanuele Ciambrelli, collaborazione tecnica Edoardo Basile 

Palco B, 21, 22 e 25 giugno

Annalisa Civitelli


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