Adelmo Togliani. L'artigiano Dell'anima Che Lima Con Cura.

Adelmo Togliani. L'artigiano Dell'anima Che Lima Con Cura.

Adelmo Togliani. L'artigiano dell'anima che lima con cura. Intervista a cura di Maria Francesca Stancapiano

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Adelmo Togliani. L'artigiano dell'anima che lima con cura.

Incontro per un’intervista Adelmo Togliani. Adelmo è un poliedrico, un sognatore concreto, uno di quelli che ci mette il cuore e connette la testa nella realizzazione di questi.

Adelmo è un ottimista e un riconoscente alla vita.

Adelmo è un artista nel senso etimologico: un artigiano dell’anima, un uomo che ogni giorno lima, perfeziona, costruisce ogni singolo angolo del suo mestiere, con fatica e sacrificio. Adelmo osa, osa sempre in previsione di un futuro da costruire per sé e per chi collabora con lui.

Chi è Adelmo Togliani?

Attore, regista, sceneggiatore italiano partecipa come attore a numerose fiction di successo come Un Medico in Famiglia, Marcinelle, Il Signore della Truffa e la serie per RaiUno Un Matrimonio diretta da Pupi Avati, e pellicole per il cinema come Naja, Boris e Casanova del premio Oscar Lasse Hallstrom. Come regista si forma in teatro e successivamente in ambito audiovisivo allo IED, grazie ad una borsa di studio in video design. Collabora come regista con UNICEF Italia, RCS Mediagroup, RAI e Publispei. È autore di Sweet India la prima sit-com multi-etnica per Rai2. È del 2012 il suo primo libro, "Io, Clarence" da cui deriva l'omonima commedia teatrale. Nel 2014, grazie al contributo del MiBACT, realizza L’Uomo Volante e vince numerosi premi nazionali e internazionali tra cui il premio del pubblico all'ISFVF della Beijing Film Academy. Il cortometraggio viene presentato in occasione della Mostra del Cinema di Venezia 72. Dal 2015 porta in scena un adattamento in forma di reading dal libro Ready Player One di Ernst Cline. Nel 2016 firma insieme a Simone Siragusano la regia del corto La Macchina Umana con Valentina Corti protagonista, presentato alla XII Festa del Cinema di Roma nella sezione Risonanze e nella selezione ufficiale del Trieste Science+Fiction Festival. Nel 2017 è il protagonista maschile del film La Sabbia negli Occhi sempre accanto a Valentina Corti e torna nuovamente dietro la macchina da presa con il corto Ciao, Nina, dirigendo l'attrice americana Katherine Kelly Lang. Entrambe le pellicole vengono presentate in occasione della 74a Mostra del Cinema di Venezia. Nel marzo del 2018 è al Teatro Brancaccino di Roma nello spettacolo "Monsieur Sjogren e il coraggio di una donna", protagonista assieme a Sarah Maestri, nello stesso anno inizia la preparazione di “Sono Achille Togliani e volevo fare l’attore”, il documentario sul celebre attore e cantante italiano. Il cortometraggio Néo Kósmo con Giorgia Surina protagonista è la sua ultima opera che firma come sceneggiatore e regista. Retrogamer dipendente si definisce asincrono e naïf e di sicuro ‘nerd’.

“Quando non può lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei cargo e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio.”

È la prefazione di una libro a mio avviso epifanico, ossia Elogio alla fuga di H. Laborit. è un saggio del filosofo e biologo francese Henri Laborit (1914 – 1995) scritto nel 1976 e pubblicato da Mondadori in Italia nel 1982. L’autore mediante la sua teoria della fuga nell’immaginazione e nella creatività, parla delle tematiche più importanti per l’umanità: l’amore, la libertà, la morte, il piacere, la fede, il senso della vita, ecc..

Quando ti sei trovato a voler fuggire (un fuggire che è ricerca di un equilibrio interno, conoscenza, riflessione, ascolto di se stessi), per la prima volta, verso un desiderio?

Sono fuggito molte volte - anche per amore o a causa di esso. Viviamo però tempi in cui inseguire desideri, che spesso coincidono con i sogni, può diventare, vista l'incertezza diffusa che c'è per il futuro, assai pericoloso. Devo ringraziare i miei genitori per avermi cresciuto guardando all'orizzonte con la consapevolezza che prendersi dei rischi può avere un costo notevole. Oggi con il Covid-19 ancora di più. Se devo proprio dirla tutta, vent'anni fa scappai a Boston negli USA ospite di Cesare Rascel, il cantante e musicista. Allora come oggi si occupava di produzioni musicali, la sua roba suonava da paura. Si presentava un'occasione imperdibile, sceneggiare e girare un videoclip per un gruppo Rap di Boston che lui produceva. Ho pensato: ora o mai più.Sono partito alla volta degli States per poi scoprire che il lavoro era saltato. Cesare, incolpevole per la situazione creatasi, aveva solo un modo per 'recuperare'. "Adelmo, facciamo un video del mio ultimo pezzo. Jennifer (colei che sarebbe poi diventata sua moglie) ti farà da assistente." Fantastico. Un sogno che si realizzava e forse anche migliore di come me lo immaginavo, vista la stima che provo per Cesare e la sua musica. Il mio primo videoclip in assoluto girato negli States e a zero budget, ma con tante, tantissime idee. Anni dopo, con quello stesso video, vinsi una borsa di studio in videodesign allo IED attraverso il Premio Videoclip italiano. Curiosa la vita. E poi diciamolo, ero talmente entusiasta che mi ripetevo: negli Stati Uniti se ti metti a filmare il bagno, dopo poco diventa il bagno più bello del mondo! In effetti anche in quell'occasione scappavo da una storia d'amore finita, ma quel trauma passò subito in secondo piano grazie a quel set.

A proposito di fuga. Quanto il viaggio e, successivamente, la ricerca del luogo ha inciso nel tuo percorso creativo?

Il viaggio è soprattutto nella mia mente anche se nel tempo molti luoghi hanno ispirato le mie opere. Non è mai un processo immediato e automatico. Parigi ha ispirato sia me che Elena Tommasini con la quale abbiamo scritto un corto L'Uomo Volante poi realizzato nel 2015 e che vede protagonista Bianca Guaccero. L'opera ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui il premio del pubblico all'ISFVF della Beijing Film Academy nel 2017. Abbiamo sviluppato un film ispirato alle vicende del corto, che è lì, nel cassetto da anni. Abbiamo una fede incrollabile sul fatto che si farà, cambierà forma, e non è detto che non potrà realizzarsi. Magari scappiamo da un'altra parte e diventa altro. Ultimamente sto andando spesso all'Est. Polonia, Ungheria e soprattutto Bulgaria hanno ispirato la scrittura, stavolta in solitaria, di alcune mie opere di fantascienza legate ad un futuro distopico e che vorrei realizzare quanto prima in formato di serie.

Nel momento in cui ti accingi a scrivere quali sono le fasi? Quanta importanza hanno, per te, immagini, ricordi di queste stesse, evocazioni di dialoghi reali avuti nel passato, la realtà che nel presente ti circonda?

Le fasi sono tutte mescolate. Prendo appunti ovunque, block notes, file word, raccolgo articoli, link a siti, foto, suoni, musiche, contributi video, libri, tantissimi libri. Mi documento come un pazzo. Vado in giro e filmo cose, fotografo location. Per me è sempre importante creare una dimensione 'diversa' ma coerente. Il presente è importante ma non fondamentale, invidio molto chi sa raccontarlo come Muccino o Virzì. Io non ne sono in grado, trovo difficile trovare qualcosa di interessante da raccontare quando la TV o i social, o la vicina di casa mi raccontano le cose di continuo e spesso persino meglio del cinema stesso. Il presente mi serve per costruire le dinamiche dei rapporti, affinché siano credibili nella struttura, ma per il resto cerco di lasciar fluire tutto quello che sento. Lascio che si manifesti. L'obiettivo per me è sempre stare un passo avanti, o un passo indietro al presente. Vedo moltissimi attori, attraverso CV, foto e reel, che a loro volta ispirano la mia scrittura, ma quando chiamo qualcuno è perché ho deciso che deve essere quello il mio protagonista. Difficilmente sbaglio, e non mi dicono mai di no. Mai.

Cosa è per te l’arte? Il concetto di “opera d’arte”? Come, quindi, educarsi a questa e crearla?

Io trovo che sia tutto molto soggettivo. Secondo me si può parlare di opera d'arte quando ti smuove dentro qualcosa. Se ti dico come passo le notti, non ci crederesti: Svankmajer, Béla Tarr, Warhol, Rybczinski, non per fare l'intellettuale a tutti i costi, piango anch'io per certi anime, o per Apocalypse Now o Guerre Stellari come molti di noi! Per esempio l'altra sera davanti a Quarto Potere, e qualche sera prima con Interstellar. Credo che sì, sono a tutti gli effetti delle opere d'arte. E permettimi di aggiungere che sarebbe ora che anche i videogiochi venissero considerati tali, non ti faccio l'elenco perché sarebbe troppo lungo, ma sono state realizzate negli anni delle autentiche perle. L'educarsi a creare opere d'arte invece passa da una conoscenza profonda di ciò che ci circonda e di quello che è stato reallizzato in tutti gli ambiti. Il talento è la chiave per elevare questa conoscenza al suo massimo livello ma non è detto che l'opera d'arte creata tocchi tutti gli individui allo stesso modo. Al Louvre rimasi incantato per ore di fronte ad Amore e Psiche, persino tornando indietro svariate volte durante la visita, mentre dedicai solo tre minuti a La Gioconda di Leonardo Da Vinci.

Cosa vuol dire “darsi e sacrificarsi”?

Senza sacrificio non c'è creazione. Personalmente è una lezione che ho appreso da mio padre durante le sue tournée. Avevo 7/8 anni e rimanevo con gli orchestrali a smontare gli strumenti. Non c'era nessun obbligo, nessuno me lo aveva chiesto ma anche quello fa parte del percorso. C'è un prima, il montaggio, e un dopo, lo smontaggio. In mezzo la creazione, la performance. Quest'anno abbiamo prodotto con Santa Ponsa Film - la società che fa capo a me e Laura Beretta - un corto da me scritto e diretto, dal titolo Neo Kosmo, con Giorgia Surina protagonista. Un'opera di genere fantascientifico molto importante per noi, realizzata grazie al contributo del Mibac, dell'Apulia Film Commission, di SMI Technologies and Consulting, Argos Energia e Davide Campagnano. La sera del mio compleanno finiamo tardi, avevamo una cena con la troupe fuori zona, tutti partono; sapendo che il data manager stava, come si dice in gergo, 'scaricando' e 'convertendo' i file, ho preferito rimanere con lui fino alla fine del processo. Io e lui nella location sperduta nella campagna, abbiamo accumulato due ore di ritardo, anche questo è parte della creazione.

“Anche i dolori sono, dopo lungo tempo, una gioia, per chi ricorda tutto ciò che ha passato e sopportato.” (Omero, Odissea).Sei d’accordo con questa frase? Puoi confermarla nel tuo vissuto fino ad adesso? Dici che dopo questo lockdown potremmo coglierne elementi positivi, nuovi?

Sono d'accordo a metà...nel nostro lavoro non succede mai in modo così lineare. Mi spiego meglio. Puoi impegnarti in modo impressionante nella realizzazione di un progetto, portarlo a termine con successo sorprendendoti persino per esser riuscito a chiuderlo quando non avresti mai immaginato, ma difficilmente qualsiasi traguardo sarà come ti aspetti, o nei tempi previsti, minimamente immaginati o accettabili e, quando succederà, sarai già concentrato su altro. Il futuro non è mai come ti aspetti, ancora di più in questo nostro mestiere. Ho passato anni a creare mondi per poi non farmi trovare pronto quando serviva, mentre cose meravigliose giacevano nel cassetto per altrettanti anni per essere ad un certo punto rispolverate più per opportunismo che per la loro qualità oggettiva.

Dopo il lockdown forse sarebbe ora che questo aspetto cambiasse. Gli interlocutori del mondo dello spettacolo, parlo per quello che conosco, dovrebbero cambiare approccio. La progettualità a medio-lungo termine non paga e questo non è giusto. Il lockdown ha tirato fuori il meglio e il peggio di noi. Spero che vinca il meglio, difficile, ma se siamo ancora qui dopo milioni di anni significa che abbiamo ancora qualcosa da dire.

Un messaggio da lanciare a chi vuole riemergere da qualsiasi torpore?

Siate curiosi, mai sazi, e citando Jobs, che poi torto non aveva, siate folli. Cercate soprattutto di non essere conformisti, anzi, di cercare sempre le alternative e la diversità in ogni cosa in cui vi cimentate. Conoscere e cambiare, stravolgere anche, in continua evoluzione e aggiornamento.

Maria Francesca Stancapiano

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