Roma Fringe Festival 2015 – Terza Semifinale - Sabato 20 Giugno

Roma Fringe Festival 2015 – Terza Semifinale - Sabato 20 Giugno

Indubitabili celesti segnali, L’albero storto, Fäk Fek Fik. I punti di vista

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La terza settimana che il festival ha riservato al suo pubblico si è dimostrata ricca di spettacoli interessanti, ma altri deboli e di poco stimolo intellettuale.

Ne abbiamo scovati alcuni provenienti dall’estero quali After Penelope, proposto dalla Compagnia Teatrale Spectra di Londra. Diretto da Colleen Prendergast ha previsto un’idea generale a livello storico del ruolo della donna del dopo Penelope, volendo essere un richiamo alle donne coraggiose e guerrigliere dalla Rivoluzione Americana, alla Germania Nazista fino a Kabul.

Recitato in inglese ci ha dimostrato le capacità attoriali e la qualità oltre le Alpi risaltando la preparazione artistica delle attrici, diversa da quella nostrana. Una differenza notevole più incisiva e energica. Dritte al cuore, le protagoniste esaltano persone vive le quali non vogliono aspettare in forma passiva a casa, ma desiderano vivere la loro personale Odissea, le donne After-dopo Penelope. Non vogliono attendere, ma prendere e vincere le loro battaglie. Di certo l’esibizione più eclettica della settimana.

Il programma ha visto presenti, anche, Canzoni sull’orlo di una crisi di nervi, Eureka. Processo al soldato, To be or not to be Chaplin, Nell’oceano del mondo, e molti altri. Quelli citati, non proprio eclatanti, seppure versatili e diversi, non hanno avuto la resa sperata. Soprattutto Nell’oceano del mondo, citato come premio per miglior drammaturgia, il che già ci sembra esagerato.

Le esibizioni più curiose si sono giocate la semifinale, Fäk Fek Fik, lo spettacolo più esplosivo, Indubitabili celesti segnali e L’albero storto – Una storia di trincea. Ci siamo infervorati con Fäk Fek Fik e il sabato sera è stato piacevole prendere posto e inebriarsi delle altre due esibizioni alle quali non abbiamo preso parte nei giorni precedenti.

L’albero storto – Una storia di trincea, originale messa in opera grazie alla cura di Beppe Casales. Con Beppe Casales e Isaac de Martini, mentre la regia è stata affidata a Mirko Artuso. Di notevole interesse è un excursus che guida lo spettatore dentro la vita di una trincea, denominata l’Albero storto. Difatti, lo spettacolo ha ricevuto il patrocinio del Comitato Regionale Veneto per le celebrazioni del Centenario della Grande Guerra.

Tre protagonisti, il Capitan, e due soldati, Tonon e Romeo, raccontano le vicende, le regole, il panico, la tenerezza, gli stati d’animo che sono appartenuti a quegli uomini combattenti seguendo un buon filo logico. Ognuno il suo ruolo, come l’obbedienza, caratteristica fondamentale di un soldato. Nella convivialità, prima dell’attacco imminente, sono tutti uguali, senza gradi. Non esistono tenenti, sergenti, capitani, maggiori e soldati.

Le lucine, elementi di scena, impersonano i soldati. Si accendono e si spengono a seconda della scelta registica, a seconda di chi parla e chi tace. Una performance suggestiva ove il suono della chitarra ha accompagnato per mano l’attore con il suo tono candido e calmo, dando risalto, con dolcezza, alla differenziazione dei personaggi.

Forse poteva osare di più spingendo di più con il dialetto e con la voce, ma siamo contenti di poter annunciare che L’albero storto – Una storia di trincea abbia ricevuto la nomination per miglior drammaturgia, e il 5 luglio noi speriamo che riesca ad aggiudicarsela.  
15, 17 e 18 giugno e 20 giugno, Palco C, 
Musiche e chitarra Isaac de Martin, Collaborazione alla drammaturgia di Irene Lamponi, Foto e video di Valeria e Tiziana Tomasulo, Locandina di Klaudia Kost, Prodotto in collaborazione con il Coro Valcavasia

Indubitabili celesti segnali, un insieme di dialetti che mescolano le tradizioni del nostro Meridione, partendo da uno studio antropologico che lega la condizione della donna alla cultura magico-religiosa del Sud.

Tre sorelle, Maria, Elisabetta e Anna, nomi tipicamente religiosi, rispecchiano le voci dei paesi di provincia e dei vicoli caratteristici. Il mutismo è ancora dote che si indossa e si vive solo all’interno delle mura domestiche per vergogna. Un quadro di forte impatto spirituale dovuto alle credenze dalle quali ci si discosta in modo marginale.

I temi toccati inseriti nel clima della modernità sembrano essere retrogradi e poco consoni, ma Indubitabili celesti segnali ci smentisce ciò, in quanto questo tipo di cultura è nascosta e esistente. Si divaga con ironia, caratterizzazione e buona drammaturgia, sui temi quali la verginità, sulla morte coincidente con le feste dei Santi, sull’essere zitelle.

Cinzia Antifona, Valentina Greco e Francesca Pica, eclettiche e energiche, reinterpretano la Festa al celeste e nubile santuario di Enzo Moscato – Compagnia Teatrale Enzo Moscato, drammaturgo napoletano. Riprendono i temi sviscerati da Moscato quali il mutismo, la cecità, la falsa gravidanza, tre emblemi dì femminilità, sia carnale che virginale.

Non abbiamo un tempo preciso, ma di certo si respira la tradizione. Quella di vivere in un vascio, tipica abitazione napoletana, costituita da un solo vano, con angolo cottura e un piccolo bagno. L’affaccio su strada e il portone di entrata sul vicolo sono l’unico punto luce dell’abitazione. Nell’idea di Moscato, quella del vascio, è caratteristica essenziale e esistenziale.

Singolari gli spunti prospettici dei quali ci si avvale. Gioco suggestivo per le due sorelle morte che chinano la testa per non esistere più. L’uso di quattro cubi colorati è movimento continuo. Si aprono e si illuminano, sono altarini ai quali rivolgere le proprie preghiere. La ricercatezza dei costumi in lino è di notevole spicco. Evidenziano le tre personalità con vesti di taglio unico.

La regia impeccabile definisce lo spazio senza indugi. Le mimiche delle mani sono dialogo dietro la schiena. Le attrici, voltate, il volto opposto al palco, parlano facendo gesticolare le loro mani. Si fa fatica, però, a comprendere la trama, almeno immediatamente.

Solitudine, rivelazioni, riflessione, liberazione sono piccoli cenni in cui fantasia e poetica viaggiano tra ricordi, sogni e verità, spaziando tra la commedia e l’astrazione.

14, 17 e 19 giugno, Palco B, 20 giugno, Palco C

Regia Francesco Petti, Scene e costumi Domenico Latronico, Sarto di scena Marco Serrau, Luci Franco Pescetti, Compagnia PolisPapin

Fäk Fek Fik, dopo l’interpretazione dei tre giorni previsti, sbarca in semifinale. Un lavoro irriverente e potente, scuote la platea. Martina Badiluzzi, Ylenya Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli, autrici e attrici, dirette da Dante Antonelli, coautore, emergono in modo esplosivo.

Riscrittura e reinterpretazione del testo Le Presidentesse di Werner Schwab, autore austriaco, si è fatta la storia. Quasi come la scrittura di Joyce, la recitazione urta i nostri pensieri entrandoci dentro come bombe. Tzunami di frasi forti, coinvolgenti, crude e nude racchiudendole nella nicchia di questo mondo dal quale siamo avvolti e affogati.

Un flusso di parole, fatto di linguaggio rapido, di impatto e poetico, perché solo così le menti possono svegliarsi. Gesti meccanici ci fanno immergere nei ritmi incastrati. L’ottima percezione dello spazio scenico rende i giochi prospettici unici. Ognuna sa quello che fa e dove si trova.

Potremmo definire Fäk Fek Fik ottima scansione di questo contesto generazionale contestualizzato dal sociale, dallo spirituale, dalla storia, dal consumismo, dalla famiglia, dagli stereotipi, dal cibo, dal lavoro. Un insieme che induce a ricercare la propria dignità, ritrovare noi stessi e non perdere i valori.

Una forte critica sul nostro paese, denudandosi in scena. Atteggiamento politico e di escort per svendere il corpo al miglior offerente e vivere la facilità contrario di lotta, volontà e sogno. Si provoca invitando a salire sulla macchina dell’esteriorità ignorando la percezione che ognuno è il suo speciale involucro.

Fäk Fek Fik lo ritroveremo nella finale del 5 luglio e già è candidato come miglior spettacolo, miglior regia, come miglior attrice-ex equo, come miglior drammaturgia, come special off. Ci auguriamo che possa, in questa occasione, trovare il posto migliore per spiccare il volo.

Questa di Così Fäk Fek Fik è un riassunto e una reinterpretazione di quella originale.

Potete leggere la recensione intera a questo link

Fäk Fek Fik. Psichedelico flusso di parole, io sono il mio involucro

Annalisa Civitelli


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