ALL'ALBA DI UN IGNOTO.GUIDO LOMORO RIFLETTE SULLA RIAPERTURA DEI TEATRI

ALL'ALBA DI UN IGNOTO.GUIDO LOMORO RIFLETTE SULLA RIAPERTURA DEI TEATRI

All'alba del 15 Giugno, riapertura dei teatri e non soltanto, Guido Lo moro, direttore artistico di Teatrosophia, ha concesso le sue riflessioni in merito.

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ALL’ALBA DI UN IGNOTO

GUIDO LOMORO RIFLETTE SULLA RIAPERTURA DEI TEATRI

Abbiamo attraversato un periodo oscuro, come fosse un’eclisse duratura. Una combinazione di astri che ha bloccato processi di vita, di abitudini, di relazioni. Un insieme di risorse che sono state paralizzate.

Ci hanno raccomandato un distanziamento sociale per evitare contagio di un mostro più grande di noi eppure invisibile agli occhi.

Ci hanno mostrato ipotetiche strade di miglioramento, con la testa tra le mani. Hanno nominato e voluto prestare attenzione al teatro in altri modi, in altri linguaggi “ché tanto, comunque, l’importante è che vi si dia importanza!”.

Che cosa è il teatro? Una domanda che spesso facciamo e da cui, in maniera magica, se ne evincono diverse risposte perché, forse, è proprio questo il senso del teatro: continuare a modellare la sua essenza nel corso del tempo.Modellare, però, non arrestare o limitare.

Covid19 ha visto una chiusura improvvisa di un sistema: attori ingabbiati nelle proprie case, uffici stampa senza niente da comunicare ma, soprattutto, porte chiuse dei teatri, la eco sui palcoscenici e un dubbio amletico su ciò che è e sarebbe stato di quelle strutture.

Non sappiamo, a oggi, se il “mostro” sia andato via. Le città, però, vivono nuove forme di assembramenti e, forse, anche di distanziamenti emotivi. Sì, perché la paura del contagio, di una chiusura forzata ha portato a molti la voglia di non “sentire più” come prima, quasi ne avessero paura, come se quell’abbraccio desiderato in quasi tre mesi di quarantena non fosse mai esistito. Il “ce la faremo” è stato, allora, un claim un po’ troppo forzato?

Il 15 giugno, si potrà tornare al cinema, al teatro e a sentire un concerto. Sia al chiuso che all’aperto. Ma con le regole di sicurezza stringenti già messe in atto prima del lockdown. E qualche novità. Negli spazi al chiuso non potranno esserci più di 200 persone, 1.000 negli spazi all'aperto. Sono previsti posti a sedere preassegnati. Obbligatoria la distanza di almeno un metro tra gli spettatori. Nel Dpcm si legge che «restano sospesi gli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all'aperto quando non è possibile assicurare il rispetto» delle condizioni indicate.

Il 15 Giugno riaprono i teatri. Ecco: già questo può essere un punto su cui riflettere.

Guido Lomoro, direttore artistico di Teatrosophia- teatro di Roma collocato alle spalle di Piazza Navona che ha ospitato molti spettacoli e iniziative teatrali e non dal 2018- può analizzare con noi questo nuovo periodo “discutibile” per il teatro.

Guido, grazie per la tua disponibilità, innanzitutto. Il 15 Giugno si potranno riaprire le porte dei teatri. Una data un po’ anomala, visto che “prima” la chiusura era Aprile e poi in questi periodi si programmava per la riapertura che avveniva a Settembre/Ottobre.

Forse cambierà del tutto il calendario?

Prima di tutto grazie a te Maria Francesca, visto che sei tra le pochissime che hanno scelto di dare voce e spazio al sottoscritto e a Teatrosophia. Per rispondere a questa domanda devo fare una premessa. Teatrosophia in quanto associazione culturale con attività rivolta esclusivamente ai soci e priva della licenza di pubblico spettacolo, non ha diritto ad alcun sostegno economico da parte delle istituzioni, nè ora nè mai. Sostanzialmente non esistiamo. Da sempre le strutture come la mia pur avendo in qualche modo la possibilità di operare, non sono qualificate come teatri: ci fanno esistere, ma non ci sostengono e spesso ci ostacolano per via di una disciplina vaga, ridicola ed eludibile che pone lacci e lacciuoli alla nostra attività. Detto questo. Se Teatrosophia non ha sostegno economico, se deve notevolmente limitare il numero degli ingressi, se deve sostenere ulteriori spese, oltre quelle abituali, per garantire la sicurezza sanitaria, un calendario non lo può proprio elaborare perchè non è nella condizione economica per poter riaprire. Nè ora, nè il prossimo autunno almeno fino a che l'emergenza Covid renderà opportuno attenersi alle disposizioni necessarie ad evitare l'ulteriore diffusione del contagio.

Gli spettatori, comunque, avranno voglia di chiudersi in un teatro in questo mese?

Qui tocchi un punto fondamentale. Anzi, secondo me IL PUNTO. Sappiamo tutti che la crisi che vive il teatro non è stata scatenata dal Covid. E' ben più antica. Qualche decennio fa il teatro era nel nostro DNA. Ma a questo è seguito un appiattimento culturale che ha "distanziato" le persone dal teatro, altro che il Covid. Le istituzioni non lo sostengono economicamente (se non a beneficio di pochi), non lo promuovono, non lo diffondono e hanno finito per segregarlo in due settori: il teatro di bassa qualità, con poche eccezioni, più consono ad un pubblico ormai diseducato e il teatro di nicchia visto come un qualcosa di lontano, noioso, incomprensibile, difficile. E’ ormai molto tempo che le sale teatrali, in molti casi, sono tutt'altro che affollate e a soffrirne sono soprattutto i piccoli spazi e le compagnie meno note. La maggior parte delle persone che già tendevano a disertarlo, ora hanno una motivazione in più tenersene ancora più lontane: la paura legittima del contagio in primis unita al disagio delle mascherine e del distanziamento.

Come si può effettuare una programmazione teatrale in un arco temporale troppo breve?

Per quanto riguarda Teatrosophia, io, al momento ho deciso di non fare alcuna programmazione, in ragione di quanto ho detto rispondendo alla tua prima domanda. Ciò che ha caratterizzato Teatrosophia in questi primi due anni di attività, tra le tante altre cose, è il tipo di rapporto creato con gli artisti ospitati. Come posso fare una programmazione e dunque prendere degli impegni, non potendo garantire agli artisti in questione altro se non la mia piena collaborazione, entusiasmo e disponibilità? Cose importantissime certo: ma tutte le limitazioni di cui sopra portano alla conseguenza di lavorare in una situazione di remissione economica certa: per noi e per le compagnie. Il dolore per la non riapertura immediata o prossima è enorme. Ma più grande sarebbero la frustrazione, la rabbia unite alla consapevolezza di non essere stato onesto con gli artisti mettendoli nelle condizioni di lavorare, nella migliore delle ipotesi, gratis. La mia speranza è che a gennaio 2021 si possa riprendere un'attività normale: questo mi consentirebbe di lavorare nei mesi autunnali ad una nuova programmazione. Seria, concreta, dignitosa. Vedi Maria Francesca, Teatrosophia, e con lei tante altre piccole realtà, fanno fatica sempre e comunque a far "tornare i conti". Ma se una speranza c'è di farli "tornare", questa è legata alla sola possibilità di poter operare in condizioni di normalità.

Verifichiamo dei punti del Dpcm, Allegato 9 spettacoli dal vivo e cinema - Mantenimento del distanziamento interpersonale, anche tra gli artisti. Questo fa evincere che o ci saranno soltanto monologhi (nuovi? E se sì, dove sono state effettuate le prove?) o verranno riformulati i linguaggi sul palcoscenico ?

Il mantenimento del distanziamento interpersonale tra gli artisti è inaccettabile. Chi lo ha previsto, a teatro non c'è mai stato. Non sa minimamente cosa sia. E questo la dice lunga sul fatto di quanto le istituzioni del nostro paese siano lontanissime dalla consapevolezza dell'importanza culturale del teatro e dunque da quanto sia fondamentale sostenerlo, promuoverlo, divulgarlo, diffonderlo. Solo monologhi? Attori a distanza di sicurezza? Nuovi linguaggi? E quali linguaggi? Le avanguardie e le innovazioni devono essere uno sviluppo naturale del "fare teatro", non una imposizione. Altrimenti non rappresentano una evoluzione ma una limitazione impropria e innaturale. Teatro in televisione o su piattaforme digitali? Idee ridicole. Il teatro è fiato, respiro, sudore condiviso, comunicazione tra attori e pubblico, circolo di energia che fluttua in una sala e permette al teatro di esercitare la sua vera funzione culturale, catartica, emozionale. Permette agli artisti di modificare, replica dopo replica il loro stare sul palco in virtù della risposta emotiva, ogni volta diversa, che dal pubblico proviene. Il teatro è rappresentazione della vita. E le vite a distanza non funzionano se non per brevi periodi. E questi mesi di lockdown penso ce lo abbiano fatto comprendere molto bene. Quindi io non ho nessuna intenzione di "snaturare" il teatro. Tornerò a farlo in prima persona e ad ospitare gli artisti quando si potrà riprendere alle condizioni ideali. Non a tutti costi. Non mi appartiene. Rispetto chi deciderà di adeguarsi, ma io non lo farò.

Utilizzo obbligatorio di mascherine anche di comunità per gli spettatori. Il teatro, tra le tante definizioni che si possono dare di questi, è una fusione in comunione tra attore e spettatore (Artaud docet) e non consente distrazione. A volte poteva infastidire la caramella aperta o il colpo di tosse. L’utilizzo della mascherina in luogo chiuso per un’ora o più, non provoca troppa disattenzione?

Maria Francesca tu avresti voglia di assistere ad uno spettacolo indossando una mascherina? Beh forse tu si, perché ami il teatro visceralmente e riusciresti probabilmente a varcare il limite che la mascherina ti impone. Indossare una mascherina potrebbe non rappresentare un limite e un danno se vivessimo in un paese in cui tutti amano il teatro come Maria Francesca. Ma non è così,come ho già spiegato. Esiste certamente un problema di distrazione, di fragilità dell'attenzione, di disagio fisico e psicologico. Motivazioni che portano lo spettatore non appassionato a demordere. E lo spettatore più abituale a porsi seri dubbi.

Non più di 200 posti negli spazi chiusi. Il tuo teatro, come molti altri in Italia, conta posti a sedere: 55/60. Quanto guadagno per voi? E lo stato, in questo caso, quale supporto dà o dovrebbe dare in più?

Non voglio ripetermi in quanto ho già praticamente risposto precedentemente. Specifico solo quanto segue. Teatrosophia ha in realtà una capienza effettiva di 49 posti. Facendo un calcolo approssimativo potremmo accogliere non più di 15 persone dovendo aggiungere a queste i componenti delle compagnie ospitate e noi di Teatrosophia. A questo vanno aggiunti i costi di frequentissime sanificazioni e l'acquisto di attrezzature appropriate. Oltretutto dovremmo rinunciare ai nostri orami abituali aperitivi post spettacolo.Come già esposto la nostra associazione non può contare su nessun tipo di sostegno economico. I conti sono presto fatti e sono sinonimo di remissione certa.

A Teatrosophia, oltre agli spettacoli, si sono registrati molto laboratori, workshop, iniziative di cultura a tout court. Andranno avanti? Come?

In realtà attività teatrali, culturali, laboratoriali sono tutte collegate fra di loro e su tutte incombono le limitazioni. Personalmente ho deciso di prendermi questi mesi estivi per cercare di far dissipare almeno un po' la rabbia, l'amarezza e lo sconforto e di compiere una riflessione profonda in relazione a Teatrosophia. Il compito che mi sono dato per i mesi a venire, la promessa che mi sono fatto, sono quelli di "scervellarmi" alla ricerca di soluzioni possibili, congrue, economicamente dignitose, culturalmente valide. Non sono affatto certo di trovare il bandolo di questa disperata matassa. Il mio impegno però è quello comunque di provarci.

Quale messaggio lanci?

Maria Francesca che ne dici se per rispondere a questa tua ultima domanda mi libro nel mondo dei sogni? E allora....Sogno uno Stato che elabori un Piano culturale legato al teatro che consista in sostegni economici capillari, in divulgazione seria del teatro a partire dalle scuole e tramite i media.Sogno che Comuni e Municipi realizzino un monitoraggio delle realtà territoriali culturali e svolgano anch'esse un'attività di promozione e divulgazione di quanto in queste realtà avviene.Sogno una nuova normativa che non preveda più figli e figliastri, ma metta tutti gli spazi teatrali sullo stesso livello, dai più grandi ai più piccoli. E questo sia per quanto riguarda i finanziamenti, sia per quanto riguarda le normative di sicurezza perché la dignità di teatro venga riconosciuta a tutti nel rispetto di disposizioni uguali per tutti.Sogno una vera unità tra gli artisti. Al bando chi gode di privilegi. Ma basta anche al piangersi addosso solo nelle emergenze e a finire di accettare tutto o quasi pur di fare questo mestiere.

Sogno una vera unità tra gli operatori. Tra grandi e piccoli. E tra i piccoli fra loro. Al bando la politica della "cura degli orticelli". Al bando i silenzi per mantenere alla fin fine uno status quo che tutto sommato fa sopravvivere alcuni, fa comodo ad altri, coccola la paura di altri ancora impedendo loro di alzare la voce e di cambiare le cose.

Appunto sono sogni. O meglio utopie. Ma non vedo perché dovrei tacerle. Se taci nulla cambia davvero.Chiudo ribadendo quello che è fin dalla sua nascita (anzi da prima) il sogno di Teatrosophia che stava cominciando a realizzarsi.Dare spazio agli artisti di talento con una attenzione particolare ai giovani : Agevolare il colloquio fra le arti.Coinvolgere sempre i giovani artisti all'interno di Teatrosophia non solo a livello artistico ma anche organizzativo e tecnico.Avvicinare le persone al teatro, alla sua bellezza, agevolando il dialogo e l'incontro tra pubblico e artisti.E tanto, tanto altro ancora...

Grazie.

Grazie a te Maria Francesca. Grazie per averci seguito, sostenuto. amato fin dall'inizio. E grazie per lo spazio che hai dato oggi alle mie riflessioni.

Maria Francesca Stancapiano


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