Iliade Le Lacrime Di Achille

Arte e Spettacolo in collaborazione con Teatri di Pietra presenta l'Iliade Le lacrime di Achille,regia e drammamturgia di Matteo Tarasco

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Arte e Spettacolo Domovoj

In collaborazione con

TEATRI DI PIETRA

presenta

I L I A D E

LE LACRIME DI ACHILLE

Da Omero, Ovidio, Kleist

Drammaturgia e Regia

MATTEO TARASCO

Con

ELENA AIMONE

ROSY BONFIGLIO

GIULIA SANTILLI

Spazio scenico

MATTEO TARASCO

Costumi

CHIARA AVERSANO

Assistente alla Regia

KATIA DI CARLO

Fotografie di Scena

PINO LEPERA

Organizzazione

MARILIA CHIMENTI

ILIADE – LE LACRIME DI ACHILLE

Da Omero, Kleist, Ovidio

Uno spettacolo di Matteo Tarasco

Sequel ideale dell’esperienza di Eneide – Ciascuno patisce la propria ombra, che ha raggiunto le 100 repliche in un anno in tutta Italia, Iliade – Le Lacrime di Achille intende indagare la figura dell’eroe e delle vicende della guerra di Troia, adottando il punto di vista di tre figure femminili fondamentali nella storia dell’eroe, la schiava Briseide, la madre divina Teti e la guerriera Pentesilea. In assenza dell’eroe le donne che lo hanno amato ne raccontano la storia creando una ideale achilleide, una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.

Lo spettacolo è il secondo capitolo della Trilogia del Mito al Femminile che vedrà la messa in scena dell’Odissea nel 2016.

Uno sguardo storico

Una fulgida oscurità ammanta l’epopea della guerra di Troia: oscure sono le trame della storia, fulgido il mito.

La vicenda è assai nota: si narra che una donna, Elena – moglie di Menelao, re di Sparta – sia stata rapita da Paride, figlio di Priamo, re di Troia. Per riportare a casa Elena si scatena una guerra lunga e feroce. Ma è concepibile combattere una guerra per una donna rapita, che in realtà si era lasciata rapire, o meglio, era fuggita con il proprio rapitore? È concepibile radunare un esercito di centomila uomini per assediare una città, che per quanto fosse la città più grande, più ricca, più famosa del mondo, aveva pur sempre un diametro di trecento metri? Ed è concepibile che questa guerra d’assedio duri dieci anni? Uno storico che volesse far luce sul mito potrebbe parlare di un embargo commerciale ai danni delle città greche, della chiusura dello stretto dei Dardanelli da parte delle autorità troiane, di una situazione politico-economica di forte squilibrio, di flussi migratori che attraversano l’Egeo verso oriente, insomma di una delicata congiuntura internazionale. Il lontano passato si rispecchia quindi nel presente, e le parole dello storico, potrebbero essere quelle dell’odierno inviato di guerra.

L’Eroismo e il dolore

L’Iliade di Omero narra quarantanove giorni nel corso del decimo anno di guerra, ma il racconto del grande oratore greco termina prima della fine della guerra. Potremmo definire l’Iliade, il romanzo di Achille, perché il poeta sceglie di raccontare le vicende dell’ultimo anno della lunga guerra a partire dall’ira dell’eroe che determina una congiuntura di eventi tragici concatenati. L’ira funesta genera le lacrime di Achille, le prime di una lunga serie di pianti e lamentazioni che costellano l’epopea, perché nell’Iliade, non soltanto le donne Troiane piangono, ma anche e soprattutto i grandi eroi.

Il nostro progetto di messa in scena vuole addentrarsi nel linguaggio del dolore, per riscoprirne un nuovo valore semantico e ridisegnare l’ideologia della virilità, che, nell’epopea, si completa e acquista valore soltanto quando si appropria del modello femminile. Nell’Iliade si assiste costantemente al contrasto tra le bufere del dolore maschile e la lenta perdita di sostanza che consuma la vita nel rituale della lamentazione femminile. Se il dolore delle donne esautora la forza vitale, il dolore dell’eroe ne esalta l’energia e l’ardore guerriero, perché per Omero, lacrime e gloria, sofferenza ed eroismo sono strettamente connessi Le lacrime degli eroi non sono segno di debolezza ma ostentazione di forza e di vitalità, perché gli uomini valorosi sono sempre inclini alle lacrime.

Le nostre fonti

Abbiamo scelto di trasfondere sul palcoscenico queste suggestioni utilizzando il punto di vista femminile delle donne che hanno amato o sono state amate da Achille nel corso della guerra: la schiava Briseide, personaggio enigmatico ma fondamentale, alla cui vicenda Omero dedica circa metà dell’Iliade, pur facendola parlare raramente, ma che molto parlerà nella famosa lettera che le fa scrivere Ovidio nelle Eroidi e della quale conosceremo meglio le intime sorti nel romanzo contemporaneo di Coleen McCollough, Il Canto di Troia; la madre divina Teti, che sin dall’inizio del poema consola l’eroe che lei considera ancora fanciullo, il tramite tra il mondo terreno e l’Olimpo, colei che consapevole del tragico destino di Achille cerca di raccoglierne le lacrime e la cui storia si ritrova in Biblioteca di Apollodoro e in Miti di Igino; l’amazzone Pentesilea, donna guerriera ed esotica che fronteggia da pari il condottiero Achille, generando in lui stupore e ammirazione, una sorta di doppelganger dell’eroe, un Achille femmina, che ha affascinato la letteratura europea del diciottesimo secolo e trovando in Heinrich Von Kleist primo altissimo compimento, mai nessuno infatti prima del grande poeta tedesco aveva narrato la storia della Regina delle Amazzoni.

Il nostro progetto racconta l’assenza dell’eroe, tema che abbiamo già affrontato in Eneide - (Ciascuno patisce la propria ombra), consapevoli che la modernità è orfana di eroi e modelli virili, scegliamo di indagare il punto di vista femminile sul mito, ricreando un’ideale achilleide, che vuole essere una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.

Le istanze del nostro progetto

Il nostro progetto racconta l’assenza dell’eroe, tema che abbiamo già affrontato in Eneide - (Ciascuno patisce la propria ombra), consapevoli che la modernità è orfana di eroi e modelli virili, scegliamo di indagare il punto di vista femminile sul mito, ricreando un’ideale achilleide, che vuole essere una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.

Mettere in scena Iliade – Le Lacrime di Achille oggi significa essere appassionati, e folli, significa ricordare che le parole bruciano, che le parole si fanno carne mentre noi parliamo e quindi anche parlare, anche raccontare una storia, è un gesto fisico e corporale. Oggi sembra che la lingua abbia perduto la sua Physis, la lingua oggi non è più del cuore, come diceva Paracelso, ma della mente, di Nuos. Per questo è necessario fare teatro oggi, ovunque e comunque, per non far soccombere la parola nelle paralizzanti spire dell’ossessione comunicativa, per non stritolare la parola nell’angoscia semantica della comunicazione che molto dice e poco esprime. Fare teatro oggi ci ricorda che il valore della parola si riconosce nel silenzio dell’ascolto.

                                                                                               MATTEO TARASCO

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