IL CUORE PURO DI KARL STENGEL

IL CUORE PURO DI KARL STENGEL

Inaugura all’Accademia d’Ungheria in Roma la mostra del grande artista ungherese che nei disegni e nella pittura ha espresso il suo vissuto e la grande carica umanitaria che ha caratterizzato la sua esistenza

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Se c’è un’artista che ha rappresentato un carattere lindo e una grande carica di umanità quello è Karl Stengel il pittore nato in Ungheria nel 1925. E’ sembrato quasi doveroso, allora, adottare il titolo di un suo libro “Con cuore puro” per la mostra in programma fino all’11 dicembre all’Accademia d’Ungheria in via Giulia per presentare al popolo romano una serie di opere provenienti dall’atelier dell’artista in Toscana e dalla Collezione Stengel di Firenze, come riflesso di una doviziosa attività durata dagli anni Settanta fino al 2017.

A presentare la mostra la stessa curatrice Elisabeth Vermeer, che ha sottolineato come per Stengel non sia facile separare la sua opera dall’intenso vissuto che lo ha visto anche, durante la II Guerra mondiale, rinchiuso in un lager sovietico dove ha potuto conoscere una spietata sofferenza umana. Dopo la liberazione, poi, l’artista ha dovuto vivere le incognite di una vita incerta in nuovi paesi ricominciando ogni volta daccapo ma avendo con se sempre quella passione che lo portava a disegnare e dipingere. Un’attività che lo ha portato ad esporre negli anni successivi in Germania, in Italia, Francia, Spagna, Polonia, Romania, Stati Uniti d’America, Messico.

Per il percorso espositivo al piano nobile del Palazzo Falconieri dell’Accademia d’Ungheria, la curatrice non ha voluto seguire un criterio cronologico ma piuttosto ha scelto le opere secondo una certa empatia per dare proprio quella visione etica di Stengel di rispetto per gli altri in un mondo che sembrava ignorare questo principio. Lodevole l’iniziativa della Vermeer di lasciare il pubblico libero di sviluppare una propria immagine dell’artista per cogliere una storia fatta di tante persone e paesi raccontata con “Cuore puro”.

Non a caso si è voluta iniziare la mostra con il disegno di un angelo, specchio del carattere di Stengel, per poi continuare con tutta una serie di immagini dove è facile intuire le grida di dolore, la sofferenza, espressa qualche volta anche con crocifissioni, e una certa tensione erotica fra uomo e donna. Con una figurazione che prevale sull’ espressionismo astratto, l’artista non esprime giudizi, ma si limita alla mera contemplazione del mondo che lo circonda facendo affiorare forti emozioni frutto di un’ispirazione trovata anche nelle opere letterarie di autori come Boccaccio, Giuseppe Ungaretti, Blaise Cendrars, Charles Bukowski, Ivan Goll, Samuel Beckett, Antonio Tabucchi.

La passeggiata fra i lavori esposti conduce alle tele astratte dipinte ad acrilico con superfici luccicanti di colore di intensi rosso e blu che sembrano uscire dalla tela. Fino ad arrivare all’ultima sala dove sono presentate opere della serie musicale che presentano tracce di spartiti musicali sotto l’influenza dei grandi compositori che l’artista amava ascoltare durante il suo lavoro in studio.

Il vernissage, presentato dal direttore dell’Accademia d’Ungheria, ha previsto anche la suggestiva performance di canti a cappella curati dal soprano Rossana Damianelli e dal basso Paolo Fabbroni oltre a una lettura delle poesie di Endre Ady e Attila József da parte di Gianluca Pistilli. Un progetto, quello della mostra di Stengel, realizzato in stretta collaborazione con la direzione dell’Accademia d’Ungheria in Roma sotto il Patrocinio dell’Assessorato alla Crescita culturale del Comune di Roma.

Rosario Schibeci

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