Roma. Il Sangue Dopo La Mattanza. Il Silenzio Dopo La Morte.

Roma. Il Sangue Dopo La Mattanza. Il Silenzio Dopo La Morte.

La tragedia che si è compiuta nel parco Mario Moderni di via della Cava Aurelia a Roma, accade ogni giorno nei macelli. Ma non lo vediamo.

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Roma, il giorno dopo la mattanza. Davanti ai cancelli del parco Mario Moderni di via della Cava Aurelia a Roma c’è un silenzio assordante. Un giardino dove giocavano i bambini si è trasformato in un luogo dove è stato versato del sangue innocente. Un vero e proprio ossimoro. I fiori deposti in memoria degli animali uccisi colorano una giornata che i cittadini romani, i cittadini civili, hanno voluto dedicare a loro, agli animali uccisi senza motivo per ordine della Regione Lazio e con l’accondiscendenza del Comune di Roma. I cittadini, i residenti del quartiere, giovani, giovanissimi, adulti ed anziani, con affetto, rispetto e grande compostezza, hanno deposto fiori, candele, bigliettini e disegni al cancello dei giardini dove si è consumata la tragedia. Un gesto d’amore in mezzo a tanto inutile odio. I romani sono questo, sanno essere compatti davanti agli eventi visibilmente ingiusti. Un via vai composto e silenzioso, un fluire di persone, ognuna con un pensiero ed un omaggio, ognuna con una spina nel cuore ed immagini davanti agli occhi che difficilmente dimenticheranno. Molti sono visibilmente commossi al ricordo dei cuccioli che cercavano riparo sotto la madre già morta, che, terrorizzati attendevano il loro turno. È sufficiente parlare con loro per sentire un coro unanime. In un video denuncia diffuso sui social dall’on. Brambilla, è una mamma con il suo bambino a parlare: “In questo posto, io e i miei amici ci divertivamo sempre poi quando sono arrivati i cinghiali ci divertivamo ancora, però ora io sono molto dispiaciuto perché erano animali indifesi contro persone che avevano armi, non c’era motivo di ucciderli” – racconta il piccolo di soli otto anni in lacrime vicino alla sua mamma. “Per me questo parco adesso è solo un simbolo di morte, di violenza e soprattutto di mancanza di compassione – prosegue la mamma - quello che noi dovremmo insegnare ai nostri figli, a provare compassione. E ieri sera (venerdì ndr) ho visto che proprio questo è mancato. La compassione. Non voglio nemmeno parlare di quanto subito da parte di alcuni funzionari delle forze dell’ordine nonostante mi trovassi qui in veste di mamma, avvisata da mio figlio, un bimbo di 8 anni, non sono un’attivista, né un animalista. Noi siamo una comunità, una comunità di genitori. I nostri figli devono poter continuare a vivere in questo quartiere, e devono viverlo serenamente. In questo momento non c’è nulla di sereno, solo una profonda tristezza e tantissima rabbia. Saremo presenti in questa lotta, io e i miei figli". 

Si, perché i cittadini che venerdì sera erano davanti ai cancelli a pregare, implorare di non uccidere erano tantissimi, sono innumerevoli i video che hanno realizzato per denunciare quanto stava accadendo e che ora sono visibili sul web: innumerevoli le voci che si sono levate la notte di venerdì 16 ottobre, persone che cercavano disperatamente di dare voce a chi non si è potuto difendere, agli indifesi, agli innocenti. Grida disperate che imploravano pietà. Ma pietà non c’è stata. Oggi rimane quel cancello colorato d’amore, la rabbia dei cittadini, le denunce ed i provvedimenti che, ci auguriamo, scatteranno e lo scaricabarile da parte della Regione Lazio e del Comune di Roma. Lo spiega Renato Sidoli in un lungo post sulla sua pagina social: “Il sindaco di Roma ha chiesto una commissione d’inchiesta amministrativa sull’uccisione dei sette cinghiali nel parco giochi Mario Moderni in via della Cava Aurelia. È l’ennesima farsa di un’Amministrazione che vuole turlupinare gli animalisti. Ricordiamo che il 27 settembre 2019 la Giunta Capitolina ha approvato la Deliberazione n.190 che prevede l’abbattimento degli ungulati nel territorio di Roma Capitale. L’Allegato A stabilisce le modalità di cattura e uccisione. Il protocollo tecnico ISPRA (all. sub A1) spiega in maniera schematica la procedura operativa per l’intervento di rimozione dei cinghiali.  Non c’è da valutare eventuali responsabilità. La polizia provinciale e i veterinari hanno eseguito solo degli ordini. Quel documento, infatti, stabilisce ‘cattura con teleanestia’, successivamente ‘eutanasia’, ‘trasporto spoglie presso struttura idonea per monitoraggio sanitario’ e infine ‘smaltimento spoglie’. È quello che è accaduto in zona Gregorio VII. Adesso se ne lavano le mani dicendo di non essere a conoscenza di quanto stava per accadere il 16 ottobre. Il direttore del Dipartimento Tutela Ambientale, Marcello Visca, con una determina dirigenziale n. 74048 aveva dato comunicazione al Gabinetto del sindaco e all’assessore alle Politiche del verde di inizio attività operativa a partire dalle ore 21 e fino alle 24. Nella stessa mattina, ore 10, il tavolo tecnico dava attuazione alla Deliberazione n.190. Era chiaro quale fosse il destino di quella famigliola dato che veniva richiesto all’Ufficio Operativo della Direzione Mercati all’Ingrosso di ‘predisporre il mezzo idoneo al trasporto di carogne’. Sollecitiamo la Raggi a stralciare con urgenza il protocollo d’Intesa siglato a maggio 2019 presso la Regione Lazio. I cittadini romani non vogliono altri massacri.”

Enpa ed Oipa stanno procedendo e hanno già dichiarato che la vicenda avrà un seguito. Per fortuna, la barbara uccisione sotto gli occhi attoniti e disperati di decine di cittadini ha sollevato il giusto clamore mediatico che l’accaduto merita. È giusto e sacrosanto che si vada a fondo della questione, così come è giusto e sacrosanto che i responsabili paghino per ciò che hanno deliberatamente scelto di fare. Ricordiamo infatti che era stata già trovata la soluzione alternativa, dunque si è trattato di volontà di abbattere gli animali. Purtroppo, come spesso accade però, è necessario che un evento sia visibile a molti perché si decida di fare luce sullo stesso e, soprattutto, perché si acquisisca consapevolezza e coscienza di fatti così tanto barbari. Ciò che è accaduto ai piccoli cinghiali innocenti, infatti, accade ogni giorno negli allevamenti intensivi in Italia. L’unica differenza è che non è visibile a chiunque, tutto avviene nell’oscurità dei capannoni, nei lager dove si “produce il cibo”, veri e propri luoghi di morte e tortura autorizzati dai governi e, spesso, finanziati dai fondi europei. Alcune associazioni ed organizzazioni per i diritti degli animali realizzano vere e proprie indagini sotto copertura per filmare ciò che accade in questi “campi di concentramento” e portare alla luce la verità. Grazie a questo lavoro, spesso sono riusciti ad ottenere importanti risultati nell’ambito della salvaguardia animale. “Essere animali” è una tra queste e, proprio nell’ultima indagine, pubblicata pochi giorni fa, è riuscita a documentare le crudeltà che vengono perpetrate in un allevamento di maiali fornitore di un famoso marchio italiano. “Il nostro investigatore Andrea ha lavorato come infiltrato – si legge in una nota ufficiale sul sito dell’organizzazione - e ha deciso di raccontare in prima persona la sua difficile esperienza, rivivendo le atrocità a cui ha assistito. I nostri coraggiosi investigatori lavorano sotto copertura e sono costretti ad assistere inermi alle terribili crudeltà che subiscono gli animali senza poter intervenire, se non quando non sono visti. Hanno scomode telecamere nascoste e vivono con la paura di poter essere scoperti. È un lavoro durissimo, devono reprimere rabbia, sgomento ed empatia, ma per un obiettivo più grande: portare alla luce la cruda realtà che si nasconde dietro agli allevamenti intensivi. I maiali subiscono violenze gratuite: sono presi a calci, colpiti con tubi di ferro, afferrati per le orecchie e sollevati da terra. Uno di loro è stato scaraventato a terra con la pala del trattore. Abbiamo filmato diverse illegalità, tra cui un operatore che strappa i denti a un animale con tenaglia senza anestesia, e abbattimenti di emergenza che non rispettano le procedure, dove i maiali soffrono inutilmente. Pessime anche le condizioni igieniche: gli animali vivono e dormono tra le proprie feci che si mischiano con il cibo nelle mangiatoie. Abbiamo denunciato l'allevamento per maltrattamento. Possiamo fermare tutto questo.”

Quello a cui gli investigatori assistono durante le loro indagini è infinitamente più cruento ed orripilante della mattanza andata in scena venerdì 16 ottobre contro i cinghiali a Roma. Se tutti potessero vedere con i loro occhi chi erano gli animali che sono diventati pezzi di cadavere incellophanati nei banchi dei supermercati, forse quel meraviglioso sentimento che si chiama empatia avrebbe per una volta la meglio sul fattore produttivo. Tralasciando i motivi legati alla salute ed i relativi danni cagionati dal consumo di carne di animali allevati in condizioni igieniche agghiaccianti, ciò sul quale intendiamo in questa sede concentrarci è la capacità di provare empatia dinanzi ad una creatura. Nessuno di noi uccide con le proprie mani un animale per cucinarlo e servirlo in tavola, non vediamo qual è il procedimento attraverso il quale è passato prima di diventare un pranzo o una cena. Questa è la grande, enorme differenza. Il “prodotto” è pronto per essere cucinato ma se ci fosse la possibilità di assistere alla sua uccisione, sarebbero in molti a cambiare gusti alimentari. Questa è la forza delle immagini, il grande merito della comunicazione: far vedere, mostrare al mondo, rendere pubblico, nel bene e nel male. Proseguendo nella galleria degli orrori e giusto per dare solo una piccola idea di ciò che accade ogni giorno lontano dai nostri occhi, è interessante leggere il comunicato pubblicato sul sito di Essere Animali dedicato ai dieci “strumenti di tortura utilizzati nell’industria della carne” nell’ambito del progetto Tools realizzato dal fotografo Timo Stammberger che ha fotografato gli strumenti di tortura utilizzati per velocizzare le operazioni di uccisione ed ha accompagnato le immagini con minuziose spiegazioni. Ne riportiamo solo l’elenco: “bisturi, anelli anti-allattamento, pistola captiva (calibro 9 mm), mozzatrice di code, taser, scornatore con ferro rovente, pinza per marche auricolari, siringa ipodermica, imbuto per alimentazione forzata, macinadenti”. Il taglio della coda ed i denti strappati sono procedure che vengono effettuate sui suini di circa sette giorni di vita. Il potere delle immagini è crudele, immediato, rivelatore: “Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani”, aveva asserito Lev Tolstoj con notevole lungimiranza. Questi luoghi ricevono spesso finanziamenti a fondo perduto dall’Unione Europea. Poi esistono i luoghi dell’amore, della condivisione, della salvezza, luoghi sognati magari per anni e poi costruiti con immani, immensi sacrifici, luoghi dove si celebra la vita, come “La piccola fattoria degli animali” di Federica Trivelli, recentemente intervistata durante la nota trasmissione “Dalla parte degli animali”. “Un progetto di speranza, amore e libertà dedicato ai maiali salvati dall’orrore dei macelli e degli allevamenti intensivi – come scrive lei stessa - un piccolo rifugio di anime salvate situato in Piemonte."

“Non c'è mai stato, né ci sarà mai niente di così speciale come il grande amore che ho, il forte legame che provo per queste fantastiche creature viventi – scrive Federica sulla sua pagina - Se prometti di amare, rispettare, sostenere e stare al fianco di qualcuno, qualunque cosa accada, non dire queste parole quando i tempi sono buoni. Vivi quelle parole quando sorgono sfide. Più forte è l'amore e l'impegno, più è indissolubile il legame. I cuori e le anime uniti non saranno mai facilmente divisi. Nella vita ci sono obbligazioni che durano per sempre: proprio come me e te, Yoda baby. – uno dei suoi maialini - Ti amo ora e per sempre, e lotterò sempre per la tua vita e la tua libertà fino all'ultimo battito del mio cuore.” Un inno alla vita dove Federica da undici anni, con fatica, zelo, dedizione ed infinito amore porta avanti il suo sogno e la sua battaglia per salvare i maiali dai macelli. Un esempio da seguire Federica ed un tempio dell’amore da preservare il suo rifugio, un luogo che non ha mai ricevuto fondi europei. Si finanzia la morte ma non la vita insomma. I piccoli cinghiali innocenti uccisi con la loro mamma sono morti sotto gli occhi di tanti cittadini inermi che non dimenticheranno mai quelle immagini, se ciò che accade negli allevamenti intensivi fosse pubblico e visibile a tutti cambierebbero immediatamente molte, moltissime cose.

Di Erika Gottardi

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