Ristoranti, Il Nuovo Dpcm Prima Trasforma Poi Condanna

Ristoranti, Il Nuovo Dpcm Prima Trasforma Poi Condanna

C'è sconforto, non tutti sono certi di riuscire a superare il momento ma c'è chi si reiventa con i cibi da asporto, promozioni, nuovi menù accattivanti, ma la situazione è grave.

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Marzo 2020.

Una pandemia mondiale costringe tutte le autorità dei singoli Paesi ad adottare misure di contenimento per scongiurare la diffusione del virus.

Due mesi di restrizioni, coprifuoco, uno scenario apocalittico dove ogni essere umano aveva il timore di uscire dalle proprie case; il blocco delle attività produttive mette in ginocchio l'economia, si chiedono sussidi, aiuti economici ed i pochi impegnati nello smart working rappresentano un'isola felice per tutti quegli individui che perdono lavoro ed incassi. A maggio sembrano aprirsi spiragli, si studiano soluzioni alternative capaci di far ripartire le aziende, si chiedono sacrifici e i più ottimisti investono per reinventare e rendere sicuri luoghi di lavoro e locali.

Non solo mascherine, ma disinfettanti, visiere trasparenti, divisori in plexiglass, distanziamento tra i tavoli, menù digitali, liquido per sanificare le mani in ogni dove, percorsi ben segnalati per diversificare le entrate e le uscite; sono ad esempio le misure adottate da bar, pub, ristoranti bistrot e tutti quei luoghi per la somministrazione di alimenti e bevande.

Anche la riduzione della capienza massima viene accolta con pochissimo entusiasmo, ma pur di ripartire e cercare di tornare alla normalità si è disposti ad adattarsi a tutte quelle norme che permettano un minimo di libertà.

L'estate 2020 parte così un po' in sordina, ma la voglia di aggregazione di tornare alla vita di tutti i giorni vince sulla paura, così si cominciano a ripopolare un po' tutti quei luoghi che regalino serenità e spensieratezza : una pizza in famiglia, un pranzo di lavoro, una cena tra amici, l'aperitivo con i colleghi; tutto o quasi, cercando di rispettare le norme.

Qualcosa sfugge ed a metà agosto le discoteche subiscono l'ordine di chiusura, la musica dal vivo può essere consentita a patto che venga riconosciuta solo come musica da ascolto; difficile da mandare giù, ma pazienza ci si adegua, la curva epidemica comincia a salire ed arriviamo all'ottobre 2020.

I contagi subiscono l'impennata che si era già ipotizzata in primavera ed il Governo studia ancora una volta le misure; si vuole scongiurare un nuovo lockdown totale ma si riducono le attività potenzialmente veicolo di trasmissione.

Piscine, saune, palestre, sport collettivi, limitando l'orario di apertura dei luoghi di somministrazione di alimenti e bevande.

Ecco, un altro colpo per i commercianti già piegati dalle restrizioni, con alberghi vuoti, turisti inesistenti e orari ridotti all'osso.

Il nuovo dpcm del 24 ottobre spezza ulteriormente le gambe: l'apertura prevista per il solo turno del pranzo con la chiusura obbligatoria alle 18:00 riduce ancora di più le speranze di tutti quei ristoratori che hanno investito e cercato di adattarsi alle necessità del momento.


C'è sconforto, non tutti sono certi di riuscire a superare il momento ma c'è chi si reiventa con i cibi da asporto, promozioni, nuovi menù accattivanti, ma la situazione è grave.


“Abbiamo spostato l'esibizione dei gruppi live la domenica all'ora di pranzo, mantenendo tutti i protocolli di sicurezza e proponendo un menù studiato per l'occasione. Cerchiamo di dare ai nostri clienti la possibilità di ricevere gli stessi servizi di sempre, nel rispetto delle regole e ci aspettiamo che anche loro possano aiutarci a superare questo brutto momento”. Fa sapere uno dei responsabili di un locale romano.

La voglia di normalità abbraccia tutti, l'impegno è massimo, ma l'aumento dei ricoverati nelle terapie intensive sembra non voler diminuire e il presidente Conte è pronto a rendere esecutivo il nuovo dpcm che prevede per le zone più a rischio una nuova serrata totale per bar, ristoranti e parrucchieri, almeno fino al 3 dicembre.


A farne le spese, non saranno solo i diretti interessati a subire perdite, ma anche tutto quel microcosmo che ruota intorno a questi.

La grande distribuzione, ma anche le piccole imprese come caseifici, forni, macellerie, lavanderie, frutterie che grazie a questo settore potevano contare sulla gran parte dei loro incassi.

Con i ristoranti chiusi, gli hotel e tutto il comparto turistico, tutte le attività di rifornimento e partnership subiranno le stesse perdite con gravi ripercussioni su tutto il Paese. La stessa industria dei matrimoni regista perdite per milioni, gli alberghi della Capitale, che vivono prevalentemente di turismo sono per il 60% chiusi e di questi più della metà non riaprirà più, generando una grossa fetta di disoccupazione.

Un mese non sarà sufficiente a contenere la curva epidemica e alla vigilia del Natale, continuando di questo passo nessuno sarà in grado di generare profitti e far girare l'economia.


Laura Tarani

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