LE RANE, LE FATE E IL RAGNO IMMORTALI A ROMA

LE RANE, LE FATE E IL RAGNO IMMORTALI A ROMA

Fra arte, mito e storia Gino Coppedè progettò il Quartiere più fiabesco della Capitale riuscendo a combinare stili architettonici che nonostante la diversità si fondono in una rara bellezza

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C’è un quartiere a Roma dove diversi stili architettonici come il Liberty, il Barocco, l’Art Decò, l’arte greca, ma anche riferimenti imperiali e medievali riescono a fondersi per dare vita a edifici quasi visionari che, inevitabilmente, sembrano condurre in una atmosfera senza tempo dove regna bellezza, fascino ed eleganza. Signori, benvenuti al Quartiere Coppedè un mondo quasi a parte della Capitale tra la via Salaria e la Nomentana progettato dall’ architetto Gino Coppedè, in un periodo che va dal 1915 al 1927. Certo, dal professionista, nato a Firenze nel 1866, ci si doveva aspettare, comunque, qualcosa di insolito considerato il suo stile fondato soprattutto sull’ecclettismo con una chiara predilezione per l’antico.

E in effetti se si voleva destare meraviglia, l’intento ancora oggi sembra pienamente riuscito ogni volta che si varca l'ingresso principale dal lato di via Tagliamento. L’arco congiunge i palazzi degli Ambasciatori, due imponenti edifici che colpiscono per le loro facciate decorate con stemmi e mosaici oltre a maschere bizzarre, cavalieri, una Vittoria alata, angioletti, efebi, cornucopie. Al centro della volta dell’arco, sovrasta le teste dei visitatori un grande lampadario in ferro battuto che qualcuno vuole come uno dei simboli esoterici derivati dalla cultura massonica dell’architetto. Infatti, i massoni vengono definiti come figli della luce della conoscenza al fine di rivelare quelle che possono essere verità nascoste. Bellissima anche l'edicola con la statua di Madonna con Bambino che sembra sacra custode dei numerosi elementi architettonici disposti in modo asimmetrico.

Ed eccoci arrivati su piazza Mincio, che tra via Tanaro, via Brenta, via Aterno e via Rubicone costituisce il fulcro del Quartiere che in origine doveva essere destinato alla borghesia romana ma che poi, dopo la Prima Guerra Mondiale, si decise di destinare a un ceto sociale fra i più signorili e rappresentativi. Proprio al centro si erge la Fontana delle Rane realizzata nel 1924 in uno stile barocco che rimanda all’universo fiabesco. Sono quattro le coppie di figure che sorreggono ciascuna una conchiglia con una rana che versa acqua nel basso bacino circolare, appena al di sopra del piano stradale. Al centro si eleva uno stelo ornato con una conca circolare dove altre rane sembrano voler saltare verso lo zampillo centrale.

Fra i villini che si affacciano sulla piazza, il più suggestivo rimane il Villino delle Fate composto in realtà da tre villini che condividono le mura affrescate da immagini che rendono onore ai simboli e ai personaggi di tre città come Firenze, Roma e Venezia. Così si possono ammirare il leone di S.Marco che affronta un veliero, la lupa con Romolo e Remo, le figure di Dante e Petrarca, oltre a disegni ispirati a animali immaginari e divinità romane. Incantevole la torretta con festoni e putti mente sotto una bifora vi è un orologio con motivi zodiacali. Altra meraviglia sulla stessa piazza il Palazzo del Ragno il cui nome è dovuto dalla decorazione presente sopra il portone d'ingresso principale. Fra i particolari il balconcino con sopra un dipinto color ocra e nero raffigurante un cavallo sormontato da un'incudine tra due grifoni e dalla scritta «Labor». Pare che il ragno possa indicare anche il meticoloso lavoro fatto dall’architetto.

Un buon consiglio può essere quello di non perdersi nel fotografare tutti i particolari di piazza Mincio e di addentrarsi anche nelle strade circostanti capaci, comunque, di riservare delle sorprese. Come il Palazzo di via Olona 7 con la preziosa facciata suddivisa in quattro corpi aggettanti, il Villino di via Brenta 26 sede del liceo scientifico statale "Amedeo Avogadro", il Villino di via Ombrone 7 con i suoi rilievi raffiguranti delle api, il Villino di via Ombrone 1 dalle finestre ad arco con decorazioni a stemmi.

Artis praecepta recentis - maiorum exempla extendo , “Rappresento i precetti dell’arte moderna attraverso gli esempi degli antichi”, una dichiarazione impressa dall’architetto Gino Coppedè per un proposito più che riuscito che regala e continuerà a regalare grandi emozioni.

Rosario Schibeci

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