È nata a Roma il 5 novembre 2020 FEU - la filiera degli eventi unita, un’associazione a tutela di un settore completamente dimenticato dal governo: quello degli Eventi. Un settore dal valore del 2,5% del Pil nazionale. I numeri della Event Industry parlano chiaro: oltre 570.000 posti di lavoro a rischio, persone, che creano un indotto di 65 miliardi di euro per l’Italia intera e che nel 2020 hanno subito un crollo del fatturato rispetto l’anno precedente dell’87% per un valore pari a 45,5 miliardi di euro.
Da queste cifre emerge la necessità di difendersi. FEU è un comitato spontaneo no profit a tutela di tutte le aziende private e partita iva specializzate nel settore di eventi privati e organizzazione di matrimoni, generato in forma volontaria per dar voce al disagio di tutto un comparto che ha un grande impatto sull’economia nostrana e che in soli 20 giorni dalla sua nascita è riuscito ad ottenere un’audizione in Commissione Bilancio della Camera dei Deputati facendo diventare le proprie proposte emendamenti, ora al vaglio del Parlamento per la prossima manovra finanziaria.
È un movimento nato di pancia da un messaggio WhatsApp dell’attuale Presidente Adriano Ceccotti, nome emblema della professionalità settoriale nazionale, e che oggi vanta in pochissimi giorni oltre 900 associati, 4500 iscritti ad un gruppo Facebook, 1800 aziende di settore attive, 25 referenti di categoria. Queste le categorie: produzione allestimenti, location, catering, fioristi, organizzazione matrimoni, service audio e luci, intrattenimento musica, dj, cocktail bar catering, servizio fotografico e video, abiti da sposa, uomo/donna, cake designer, tensostrutture, noleggio materiali, party planner, animazione bimbi – balloon artist, noleggio arredi, makeup&hairstylist, spettacoli pirotecnici, agenzie eventi, bomboniere – partecipazioni – stationary – calligraphy, noleggio auto con conducente, agenzie viaggio di nozze, security, hostess) ed un manifesto trasparente e rappresentativo di tutte le richieste delle aziende che gravitano intorno al reparto.
Un’associazione che vuole provvedere al riconoscimento di equi sostegni per tutto il periodo di emergenza da parte delle istituzioni (aiuti a fondo perduto, detassazioni dei contributi, redditi di emergenza per le partite iva, sospensione dei mutui e leasing), e che si pone l’obbiettivo di avanzare nuove strategie per riprogrammare una giusta ripartenza con dei protocolli sanitari adeguati, apertura ai corridoi turistici e bonus per le aziende e per i privati.
E in un attimo è Natale !
È arrivato anche quest’anno il momento più magico dell’anno, quello in cui le luci illuminano ogni città, come se fino all’8 dicembre (tradizionale giornata dell’accensione delle luminarie) nessuno sapesse dell’esistenza di queste. Come se a dicembre l’animo si acquietasse lasciando spazio all’umanità.
Eppure, questo Natale 2020 ha ben poco di quieto. Sarà memorabile, come tutte le fasi di cambiamento importanti, e diverso. Le carte da mercante in fiera che ormai prendono aria solo durante le feste salteranno la loro boccata d’ossigeno, perché per il 2020 si potrà essere, secondo il dpcm, pochi intimi attorno alla tavola. Pensandoci potrebbe essere questo il vero senso del Natale che forse negli ultimi anni, in quelli del consumismo sfrenato, ci era sfuggito. Una casa, un albero, del buon cibo, la famiglia e tanta serenità.
La serenità, emblema di questo periodo dell’anno fino al Natale 2019, oggi nel 2020 non c’è. Impossibile vivere tranquillamente questa situazione. Le aziende e le persone che realizzavano i nostri Natali così eleganti da vedere, con fiori che profumavano di abete i nostri saloni, prelibate cene preparate per noi, doni elegantemente incartati, biglietti scritti a mano… quelle persone che facevano questo e molto altro sono fermi.
Fermi da marzo 2020. Quegli addetti ai lavori (570.000 persone) che fino allo scorso anno hanno arricchito di bellezza, artigianato, musica e cultura queste vostre giornate (ma in realtà tutto l’anno) con party, matrimoni, convegni, congressi, concerti, eventi aziendali, convegni politici sono allestitori, floral designer, organizzatori, stilisti, hostess, autisti, service, musicisti… ora sono in Lockdown.
E non si vede luce, in un periodo in cui invece la luce dovrebbe accecare.
In un buio in cui il governo li ha rilegati dando ristori secondo codici ateco (escludendo tutti quelli del settore) e non invece basandosi sul confronto tra i fatturati annui. Eppure, finché quei 570.000 professionisti contribuivano con le loro tasse (e continuano a farlo) alle casse delle istituzioni (perché ormai con la fatturazione elettronica diciamo che fare i calcoli è molto facile) lo Stato li riconosceva e li prendeva quei soldi dei loro versamenti. Ora queste imprese devono ricevere sostegni per emergenza e non per volontà, perché preferirebbero sicuramente lavorare piuttosto che chiedere sostegni, E anche a Natale continuano a perdere, l’87% in meno.
“Noi dimenticati da un no-code, no non ci sto più” questo grida alla commissione bilancio della camera dei deputati il Presidente Adriano Ceccotti della neofita FEU, l’associazione a difesa di tutta la filiera degli eventi, nessuno escluso. Neonata, ma grande nei numeri. Basti pensare che in soli 40 giorni FEU rappresenta oltre 900 iscritti, 1700 aziende sui gruppi WhatsApp e 4400 utenti attivi su facebook. Numeri importanti, come le imprese e le partite iva che li formano. Numeri che hanno fatto sì che le istituzioni stesse li chiamassero a parlare. “Noi non vogliamo dare risposte – continua il presidente – noi vogliamo essere considerati, perché esistiamo e anche il governo lo sa”.
Un’audizione quella della commissione bilancio che ha portato alla stesura di 4 emendamenti firmati FEU ora al vaglio della nuova manovra finanziaria. Voce che si sta facendo sentire da tutti e in tutti i modi. “Se pensate che tutto è partito da un mio messaggio WhatsApp e in 15 giorni eravamo già più di 1000 aziende, e ora siamo a discutere continuamente con politici e attraverso i media a sensibilizzare l’opinione pubblica su questa situazione, mi viene la pelle d’oca”. Un’associazione che chiede quindi equi sostegni per tutto il periodo d’emergenza e senza distinzione di codice Ateco, ma che soprattutto è proiettata alla ripartenza. “Quando si potrà ricominciare noi dovremo essere pronti – spiega il Vice presidente Claudio Compagnucci – è per questo che stiamo lavorando con dei tecnici ad un protocollo che ci consenta di ripartire in un modo sicuro”. Non si parla solo di un protocollo tecnico ma anche di SuperBonus: bonus per gli eventi aziendali con una detrazione fiscale pari al 150% dei costi sostenuti per la realizzazione di eventi promozionali, culturali e divulgativi in presenza e una riduzione IVA al 4% per i privati che svolgono Eventi. Iniziative possibili che non chiedono nessun esborso immediato per il governo ma che darebbe la possibilità ad un’intera filiera che finora ha perso il 90% rispetto al 2019 di provare a ripartire. Anche perché “il nostro settore – aggiunge il segretario Francesco Insardà – non partirà quando ci sarà il via libera perché la prima fattura probabilmente se tutto va bene la emetteremo almeno 6 mesi dopo”. Un comparto che per andare in scena ha bisogno di progettazione, per organizzare un evento difatti il tempo è di almeno 6-12 mesi e in quel tempo la Event Industry continuerà a non fatturare.
“Dobbiamo ora essere uniti e coesi – conclude il Presidente – perché più saremo è più forte sarà la nostra voce”!
Ecco il link per iscriversi e diventare associati di FEU.
https://feuitalia.it/modulo-iscrizione/
La situazione è drammatica, e quest’anno qualcosa in più sicuramente da chiedere a Babbo Natale la avremo tutti.
Quando tutto questo sarà finito, cosa aspetterà per i lavoratori del settore?
Rimboccarsi le maniche di sicuro, ma questo tutti lo hanno sempre fatto…
Francesca Rasi
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