Katia Licari

Ideatrice e proprietaria del nuovo Spazio Kappa di Sciacca

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La bellezza del mondo dell’arte sta nel fatto che è sempre in continuo fermento, non esistono momenti e luoghi morti anche se in apparenza si presentano in condizioni non ottime. È questa la situazione che ogni giorno vive l’arte contemporanea in Sicilia, sembra sempre lì lì per spegnersi o lasciarsi trascinare e invece si scoprono realtà sempre nuove o almeno mosse dalla volontà di non abbandonarsi a se stesse. Un’energia rinnovata e temprata, dunque, è anche quella che anima un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea a Sciacca, centro urbano noto per il Carnevale in provincia di Agrigento, stiamo parlando di SPAZIO KAPPA… ma vediamo un po’ meglio di che si tratta intervistando la giovane coraggiosa proprietaria e ideatrice dello spazio, Katia Licari, in occasione dell’inaugurazione di TIGRE 2015.

Cosa è SPAZIO KAPPA?

Spazio Kappa vuole essere un luogo di contaminazione artistica a 360°, un luogo in cui rompere gli schemi imposti dal contesto in cui vivo.

Chi oltre a te collabora a questo interessante e complesso progetto?

Attualmente sono la sola che “fisicamente” si occupa della gestione dello spazio,”virtualmente” spero di essere appoggiata da chi come me vuole riappropriarsi della propria terra d’origine rendendola un posto dove poter vivere sempre meglio.

Perché hai scelto il nome SPAZIO KAPPA?

La scelta del nome ricade semplicemente sulla iniziale del mio nome che mi ha resa riconoscibile negli anni trascorsi in Accademia a Palermo e successivamente nella vita di tutti i giorni.

Cosa ha questo spazio di nuovo o di semplicemente diverso dagli altri siciliani? Hai seguito qualche modello isolano o, come  sempre più spesso accade, hai guardato all’estero?

L’iniziativa dello spazio può essere definita nuova rispetto al contesto in cui sta nascendo, ancora restio alle proposte che provengono dal mondo dell’arte contemporanea. Sicuramente il modello al quale mi ispiro è quello della Farm Cultural Park di Favara.Visitandola spesso mi sono resa conto che anche nella nostra diffidente terra tutto è possibile, tutto può accadere!

I progetti di SPAZIO KAPPA dialogheranno in qualche modo con la realtà locale o giocheranno di contrasto con quello che li circonda?

Non mi dispiacerebbe dialogare con la realtà locale, non vorrei assolutamente escluderla, anzi mi piacerebbe riuscire a dare un’impronta e una chiave di lettura diversa dai canoni imposti fino a oggi. Educare, insomma, il cittadino ad apprezzare anche quello che accade al di fuori della propria città.

Sarà uno spazio esclusivamente espositivo o si punterà alla vendita delle opere con magno gaudio degli artisti?

Punterò anche alla vendita delle opere esposte.

Progetti in corso e futuri?

I progetti futuri in parte saranno stabiliti anche rispetto al riscontro che avrò da parte della città e dintorni…sarà una vera e propria sfida!

Parliamo di TIGRE 2015. Come nasce questa esposizione e perché hai pensato di inaugurare proprio con questa?

Ho deciso di inaugurare con TIGRE perché è un progetto iniziato ben quattro anni fa insieme agli amici Sergio Cascavilla e Martina Di Trapani. Questa volta invece di lavorare in uno spazio pubblico, però, abbiamo la possibilità di lavorare serenamente nel mio spazio. Mi piace molto l’idea di inaugurarlo organizzando una mostra fra amici.

In un momento storico complesso come quello che stiamo vivendo quanto coraggio o “follia” ci vuole per aprire uno spazio d’arte contemporanea in una piccola realtà come quella di Sciacca?

Ci vuole coraggio da vendere e soprattutto mi auguro di continuare ad avere la stessa forza e determinazione di adesso riuscendo a non farmi scoraggiare dalle eventuali difficoltà che inevitabilmente si presenteranno.

Pensi che i tuoi concittadini coglieranno questa nuova opportunità?

L’atteggiamento dei concittadini di fronte a quello che non comprendono è sempre di chiusura e diffidenza,ma sono sicura che ci sarà anche una buona percentuale di gente che apprezzerà le nuove iniziative e la volontà di mettersi in gioco per la collettività.

Virginia Glorioso

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