La Fondazione Alda Fendi Esperimenti Celebra Dante

La Fondazione Alda Fendi Esperimenti Celebra Dante

Il suo viaggio nella coscienza dell’uomo moderno: una mostra “abbagliante e radioattiva”

stampa articolo Scarica pdf


Dal 15 aprile al 15 luglio 2021 la Rhinoceros gallery ospita un originale progetto dedicato a Dante Alighieri e alla Divina Commedia, in occasione delle celebrazioni dei settecento anni dalla sua morte. Non è una mostra convenzionalmente illustrativa, piuttosto un percorso immersivo e illuminante, un “confessionale contemporaneo” in cui il visitatore può riflettere sui propri azzardi irrazionali e rileggere il proprio Io, alla ricerca, forse, di nuove forme di redenzione.

La mostra è introdotta dalle opere fotografiche della serie Rapport (2005) e del progetto EverAfter di Claudia Rogge, la quale interpreta i tre regni oltremondani di Inferno, Purgatorio e Paradiso attraverso sconvolgenti riflessioni sulla massa e sulla individualità. Ci si allontana da una lettura propriamente religiosa per far spazio a interpretazioni più universali e sovratemporali. Le anime dei dannati sono rappresentate da cloni duplicati della società massificata, pertanto non individui consapevoli, ma corpi e teste riprodotte quasi ossessivamente in serie. Le figure nude abbandonano la seduzione erotica e si tingono eccezionalmente di indifferenza. Invece, nel tentativo di raggiungere il cielo, le anime purificate fluttuano nella contemplazione infinita della “candida Rosa”.

Inizia poi il “percorso obbligato” (In a private dream of Raffaele Curi) in cui si percepisce sempre più l’etterno dolore. L’Inferno non è un evento punitivo esteriore: è il fuoco vendicatore non compreso dalla ragione e solo successivamente interiorizzato. E’ quel regno di eterni tormenti che albergano nel nostro quotidiano più inconsapevole e oscuro, luogo di colpa di una società inquinata e spaventosamente radioattiva: Raffaele Curi si ispira al XIII canto dell’Inferno, ci riporta nel secondo girone del settimo cerchio, in cui sono puniti i dissipatori e i suicidi, tra cui Pier della Vigna. Uomini fummo e or siam fatti sterpi, questo verso quasi profetico ci conduce in un intrico terrificante. Il genio instancabile di Curi, audace e nemico del compromesso, rielabora una contemporanea selva metallica dalla linfa radioattiva: uno scenario spaventoso che si contrappone all’ immagine idilliaca della Primavera del Botticelli. L’istallazione multimediale denuncia un mondo che ci appartiene, devastato da disastri del ventesimo secolo di Hiroshima, Chernobyl, Sellafield e Harrisburg, come argomenta il professor Vittorio Sgarbi nel suo testo critico. Anche le note di Radioactivity dei Kraftwerk ci attirano e allo stesso tempo respingono qualsiasi gioiosa sensazione, grazie alle sonorità del minimoog sui bassi, che producono effetti destabilizzanti e incontrollabili, intensificandosi sempre più con l’avanzare delle immagini radioattive. I dannati hanno sembianze di monitor e arbusti metallici, con ramificazioni fitte e oscure. L’atmosfera è dicotomica, energica e diabolica, serrata e divorante. Il nostro suicidio è l’imprudenza, la sconsiderata audacia nel voler dominare gli equilibri della Natura, attraverso esperimenti irrazionali e azzardi irreparabili.

In un climax, sempre più percepito, si abbandona quel senso di angoscia per far spazio alla celebrazione della luce e dell’estasi paradisiaca. L’evasione delle realtà avviene attraverso un’altra installazione di Raffaele Curi, in un rapporto osmotico tra riflessi, ricchezza dei colori e luci e delle abbaglianti miniature di Giovanni di Paolo di Grazia, tratte dal codice Yates Thompson 36 della British Library di Londra. La sensazione è eterea e salvifica, nella perfezione di un moto spirituale infinito.

Al progetto espositivo partecipa l’Accademia della Crusca che propone un percorso di approfondimento linguistico per conoscere neologismi, latinismi, onomatopee dantesche e “parole comuni, parole semplici, che usiamo ancora oggi”, come afferma il professor Claudio Marazzini, Presidente della prestigiosa Accademia. La Fondazione Alda Fendi - Esperimenti festeggia nel 2021 vent’anni di attività; Alda e le sue figlie Giovanna e Alessia sono da sempre impegnate nella promozione di contenuti culturali di rilievo internazionale, nella convinzione che la cultura sia un valore fondante e condiviso dalla comunità.

Articolo di Giorgio Vulcano.

© Riproduzione riservata