In Mostra Fino Al 12 Giugno Alla Galleria D’arte Contemporanea Maja -Sineddoche

In Mostra Fino Al 12 Giugno Alla Galleria D’arte Contemporanea Maja -Sineddoche

Le sculture, di animali antropomorfi, diavoli, fauni e dee danzanti, sono la rappresentazione di un mondo fantastico, immaginifico che viene ricreato attraverso pezzi in ceramica, trattati con diverse tecniche

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In mostra fino al 12 Giugno alla Galleria d’arte contemporanea Maja, Via di Monserrato 30,Roma, la scultrice Angela Maria Piga con “Sineddoche”, letteralmente una parola che determina un tutto, oppure che ne sostituisce un’altra nel senso comune, che è il titolo di una raccolta di poesie della stessa autrice.

Le sculture, di animali antropomorfi, diavoli, fauni e dee danzanti, sono la rappresentazione di un mondo fantastico, immaginifico che viene ricreato attraverso pezzi in ceramica, trattati con diverse tecniche;la diversità nel trattare i materiali crea consonanze e legami tra le varie opere che per l’appunto sono a volte cristallinate, dopo un trattamento di smalto, quindi in seconda cottura, a volte trattate in prima cottura dell’argilla con colori acrilici a freddo, differenze di tecniche varie che creano effetti, a seconda del trattamento, di luminosità e brillantezza o di opacità e calore.

Attraverso questa carrellata di animali “umanizzati” abbiamo un vero e proprio “Bestiario” dove l’essere animale non si discosta poi troppo dall’essere umano, quasi una metamorfosi tra i due stati, come si può notare per i fauni per esempio, o i diavoli, esseri bonariamente trasformati in un qualcosa di misterioso ed oscuro, ma nello stesso tempo accattivante come può essere il lato nascosto dell’animo umano.

Nelle ninfe danzanti, attimi di poesia. Si riscopre il femminile, sempre in chiave onirica, in una dimensione più corporea ma nello stesso tempo astrattizzata, utilizzando un modo di gestire il modellato, “Alla prima”, senza ulteriori levigature, o uso di carte vetrate, lasciando l’argilla quasi allo stato primitivo, semplicemente abbozzata, come è in tutte le 27 opere della Piga.

Questo modo di trattare la materia può sembrare incompleto, ma è in realtà un abbozzare, un non – finito che ci fa immaginare il soggetto con le ali della fantasia, quasi indovinandolo.

Plasmare l’argilla in modo da lasciare impronte del proprio operato, inoltre, evoca un modo primitivo e assolutamente materico di lavorare, dando così al manufatto una corporeità maggiore e una sensazione primordiale che ben si accosta al senso di incompiutezza dell’opera, che rimane ammantata da un’aura di mistero, laddove i confini sono solo indovinati e le forme suggerite. Non ultima caratteristica, oltre alla plasticità, è il dinamismo delle figure che si stagliano nella luce con i loro corpi assemblati in modo vivacemente disordinato .

Monica Pecchinotti

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