Il Cambio Dei Cavalli

Come può essere felice un uomo che non crede in sé stesso? La recensione di UnfoldingRoma

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Di e con Franca Valeri, Urbano Barberini e Alice Torriani regia Giuseppe Marini, scene Alessandro Chiti, luci Michelangelo Vitullo Teatro della Cometa dal 17 al 27 settembre

Franca Valeri, un cognome preso in prestito dal poeta Paul Valery, milanese di nascita e caposaldo del mondo teatrale, televisivo e radiofonico italiano, è stata la prima donna a cimentarsi con la comicità interpretando il mondo della donna con sagacia, forza e pungente ironia. Un umorismo da molti definito chirurgico.

Ancora oggi, Signora fine e elegante, la troviamo caparbia e piena di voglia di fare su quel palco che sembra essere la sua casa, la sua vita. Con la sua ultima pièce, Il cambio dei cavalli, sarà al Teatro della Cometa dal 17 al 27 settembre.

Franca Valeri, affiancata da Urbano Barberini il quale collabora con lei dal 1997 e da Alice Torriani, usa un tono assai assiduo e battente nella sua bella commedia, rivolgendosi alla società, divincolandosi tra rapporti d’amore, tra genitori e figli, sotto forma di metafore pungenti e grandi silenzi.

Il telefono, strumento che in scena da sempre la distingue, è accanto all’attrice, come ai tempi della sua più nota Signorina snob. E’ circondata da una scenografia meccanica-girevole che alterna uno studio, una sala da pranzo e una sala da tea. La scena si sviluppa su due piani nei quali si sviluppa la vicenda. Sul palco Franca Valeri tiene alta l’attenzione del pubblico con risate scroscianti; al piano superiore, attraverso una trasparenza, si intravede una camera da letto sia di un'abitazione che di un albergo ove si svolgono azioni che vedono impegnati Barberini e Alice Torriani.

La storia si comprende in un crescendo di approfondimenti e riflessioni durante lo scorrere della recitazione e, caratterizzata dai timbri di voce degli attori, è declamata con destrezza. Barberini non manca di essere presente al pubblico e a sé stesso, con morbidezza. Mentre invece Alice Torriani, energica, riesce a cavalcare l’onda, è il caso di dire, sia del momento sia grazie al suo ruolo e al dialetto del nord ben scandito, cimentandosi in un’arrampicatrice sociale.

Tre vite, tre menti, tre diverse visioni del mondo mediante le quali ci è dato sapere, come allegoria, che il titolo Il cambio dei cavalli sta a significare un cambio di benzina. Una sosta affinché i cavalli si riposino e ripartano per la loro strada. Una sorta di interruzione che permette alla protagonista di rivolgersi alla generazione di Oderzio accusandola di vivere in “un tempo che mistifica l’amore”, ove il sentimento non contiene più i nobili ingredienti di paura e vergogna ma si risolve in un gioco.

I nomi dei personaggi sono parzialmente scanditi, solo quelli maschili sono chiamati all’appello, Oderzio e Ambrogio, il cameriere. Il cambio di prospettiva permette all’autrice di capovolgere il suo punto di vista dal femminile al maschile, ove il maschio, inquieto, si interroga senza ricevere reali risposte.

Felicità, amore e identità sono elementi che tutti percepiamo per farli emergere sviluppando fiducia in noi stessi e accettandoci. Molte frasi incisive come molti interrogativi sono sottofondo dei segni della modernità che lascia quasi sempre esseri solitari. In cerca di equilibrio, che segna le tappe della vita, giovinezza e vecchiaia fanno comprendere che dal sadismo se ne può uscire, smettere di farsi male per condursi verso il mondo a due ben configurato.

Più evidente, per gli addetti ai lavori, il richiamo alla filmografia della Valeri quando smorza il monologo shakesperiano di Odo con: “Parli da solo?” e del famoso verso “Essere o non essere” per accompagnare il viaggio verso ciò che l’individuo può essere e si deve permettere di essere, per sé stesso. Un mondo in cui rendersi meno complicati i rapporti tutti e tuffarsi in sé stessi, perché “ogni uomo è un pezzo unico”.

L’attrice 95enne, immensa, sempre concentrata, dimostra una forza mnemonica eccellente e non è mai incapace di intrattenere chi la segue. Grazie al suo combattere ci rende esempio dell’andare avanti con fermezza, non trascurando né mente né cuore né anima. Un contributo al mondo della cultura e alle donne che non si può non prendere in considerazione.

Ilaria Battaglia 

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