Da Giulio Cesare Ai Måneskin

Da Giulio Cesare Ai Måneskin

Dietro le provocazioni visive e testuali dei Måneskin c’è sostanza: le liceali del Giulio Cesare ci spiegano perché

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Incontriamo tre studentesse modello di uno dei Licei più prestigiosi di Roma: il Giulio Cesare.

Queste adolescenti hanno operato la scelta più dura: il liceo classico; all’interno di questa scelta, hanno optato per uno dei più selettivi, e di nuovo, qui, si sono iscritte alla sezione più dura.

Giulia, Sofia e Carlotta, frequentano la sezione Cambridge, dove studiano le materie sia in italiano che in inglese, con insegnanti madre lingua.

Studieranno, per intenderci, latino in inglese!

Quando, però, andiamo a chiedere quale sia la grande passione che le accomuna, non ci rispondono evocando gli studi dell’epoca classica.

Evocano il fenomeno socioculturale dei Måneskin.

E cerchiamo allora di capire in cosa sentono questi quattro ragazzi vicini a loro.

Cosa vi appassiona di questa band?

Predomina l’aspetto musicale o quello sociologico: il loro modo di essere provocatori e vi voler uscire fuori dagli schemi?

Giulia: a me piacciono molto i testi in inglese: sono diversi dai soliti e trovo molto cool che una band in italiano canti in inglese, e per di più anche con un ottimo accento!

Sofia: La canzone “Vent’anni” dice cose molto profonde, che certo non hanno nulla a che vedere con i testi che si sentono in giro, tipo Fedez et cetera…

Carlotta: Non sono i Måneskin ad essere provocatorio, è il panorama musicale italiano che è pieno di zombie.

Voi che, per mestiere di studentesse, analizzate testi, vi siete mai soffermate ad analizzare quelli di questa band? Come li avete trovati?

Siete consapevoli che la critica musicale ha parlato del testo di “Zitti e buoni” come di un contenuto banale nella contrapposizione, di tipo adolescenziale, tra un “voi” generico che rappresenta le regole, ed un “noi” altrettanto non declinato che rappresenta coloro che si ribellano alle stesse?

Giulia: Se prendi “Vent’anni” trovi una composizione del verso molto classica; c’è l’utilizzo della rima…

«Quindi scegli le cose importanti,

Scegli amore o diamanti, demoni o santi»

E allora stesso tempo il messaggio è importante: scegli da che parte stare, valori veri come l’amore o il mondo materiali.

Sofia: Anche secondo me, infatti, loro propongono un mondo di amore e di rispetto, descritti con le parole di ragazzi che vengono dall’Aristofane! [liceo classico e linguistico del quartiere Tufello a Roma, un quartiere popolare ed alternativo, di tradizione “rossa”, all’opposto, quindi, del Giulio, di tradizione politica “nera” (N.d.R.)].

Carlotta: Ci sono delle istanze che sono universali, d’accordo, come i giovani che si ribellano ai vecchi, ma c’è chi le cavalca in modo volgare o privo di ispirazione e chi, come i Måneskin, sa farlo creando arte.

In cosa tre liceali del quartiere Trieste, (più prestigioso dei Parioli per spiegarlo ai non capitolini), si ritrovano nella proposta di stile di vita di Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan?

Carlotta: beh, certo, il loro stile può essere adottato solo da cantanti o, comunque da artisti…

Noi possiamo semplicemente, nel nostro piccolo, anche scegliere magari di non seguire una determinata modo: nel nostro ambiente questa è una grande trasgressione!

Come interpretate un brano come La paura del buio, con un testo molto forte e provocatorio?

Cosa c’è di voi nelle strofe: “E quindi comprami, vendimi, fammi di tutto – Sei soltanto tu ad avere paura del buio, noi no”?

Giulia: Ma guarda che parla del loro ribellarsi all’industria discografica, perciò usa il plurale «Noi no»

Sofia: Esatto! Questa band è impegnata anche socialmente, ed ognuno può leggere i loro testi a molti livelli… come ci dicono di fare per Dante.

Andrete al concerto dell’8 dicembre? Da sole o accompagnate? Siete intimorite dall’affrontare un ambiente che sarà esterno alla vostra sfera di confort?

In coro: sììì!

Carlotta: Papà mi ha dato la sua carta di credito per comprare i biglietti on line...

I vostri genitori come commentano questa vostra passione? La condividete con loro?

Sofia: Mia madre li adoro: cantiamo sempre a squarciagola le loro canzoni in macchina

Giulia: Mio padre li detesta, soprattutto quando ha sentito alcune canzoni come “I wanna be your slave” [canzone con chiari riferimenti alla sfera sessuale e, anche, alle pratiche sado-maso” (N.d.R.)] o “Paura del buio”. Voleva vietarmi di ascoltarle, ma come fa? Ho Spotify…

Uscite mai dalla vostra “area di competenza”, (Trieste, Fiume, Parioli, Africano, i quartieri della Roma bene di qua dal Tevere)?

I Måneskin sono un modo per farlo?

Giulia: Beh… qualche volta andiamo in centro.

Carlotta: sì, qualche volta arriviamo a Via del Corso...

Articolo di Gioia G. Di Mattia

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