Per Non Dimenticare La Strage Di Via D’Amelio

Per Non Dimenticare La Strage Di Via D’Amelio

L'Esplosione causò danni irreparabili oltre alle macchine distrutte anche alla gente che correva gridando aiuto, molti esercizi commerciali ebbero’ danni indescrivibili.

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Era una giornata d’estate quando 29 anni fa moriva uno dei capisaldi della lotta alla mafia il giudice Paolo Borsellino. Insieme a lui morirono gli agenti della scorta  Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu l'agente Antonino Vullo che descrisse così l'esplosione: «Il giudice e i miei colleghi erano già scesi dalle auto, io ero rimasto alla guida, stavo facendo manovra, stavo parcheggiando l'auto che era alla testa del corteo. Non ho sentito alcun rumore, niente di sospetto, assolutamente nulla. Improvvisamente è stato l'inferno. Ho visto una grossa fiammata, ho sentito sobbalzare la blindata. L'onda d'urto mi ha sbalzato dal sedile. Non so come ho fatto a scendere dalla macchina. Attorno a me c'erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto...».Era il 19 Luglio alle ore 16:58 quando il Giudice si stava recando come di consueto presso la casa della madre Maria Pia Lepanto. Proprio in quella via venne parcheggiata una fiat 126 ( rubata) con circa 90 chilogrammi di esplosivo del tipo Semtex-H (miscela di PETN, tritolo e T4) telecomandati a distanza.

L'Esplosione causò danni irreparabili oltre alle macchine distrutte anche alla gente che correva gridando aiuto, molti esercizi commerciali ebbero’ danni  indescrivibili. La stessa citta’ di Palermo si porterà dietro’ un trauma sociale, dato che Borsellino incarna le vesti del paladino della lotta alla mafia. Negli anni in cui Borsellino stava piegando la mafia, grazie alla collaborazione del Giudice Falcone in Sicilia si respirava un’aria di libertà! La gente aveva capito che la mafia non era così  potente perché esistevano uomini come Paolo Borsellino. Giovanni Falcone, Rocco Chinnici, Peppino Impastato, pronti a morire per liberare la Sicilia dalla mafia.Come affermava Paolo Borsellino: La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

Mimma Graziano

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