Antonella Di Lullo

Antonella Di Lullo

Curare l'Outdoor Festival è una fonte di emozioni.Questa sesta edizione intitolata "Here, now" vuole essere anche una riflessione sull’atto di creazione artistica e la sua fruizione.

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In molti hanno salutato l’avvio di Outdoor 2015, il festival in programma a Roma fino al 31 ottobre, ideato e curato da Nufactory che pone al centro dell’attenzione l’arte e la creatività urbana.

Teatro di questa sesta edizione l’ex Caserma di via Guido Reni di proprietà di CDP Investimenti Sgr (Gruppo Cassa depositi e prestiti), un altro di quei luoghi abbandonati nel tempo che si cerca di fare rivivere attraverso l’arte e la musica come un primo passo verso quella riqualificazione urbana che si spera sempre possa realizzarsi in tempi brevi.

Con il contributo della Regione Lazio ed il patrocinio di Roma Capitale e in collaborazione con diverse Ambasciate e Istituti di cultura stranieri, Outdoor Festival ospita 17 artisti provenienti da 8 Nazioni differenti che o con le loro opere hanno occupato 10 padiglioni all’interno della vasta area.

Si parte dalla street art, da sempre essenza del festival, per giungere a svariate espressioni artistiche destinate a coinvolgere il visitatore in una visione contemporanea ad alto effetto sia visivo che mentale.

Non a caso di sicuro impatto è la  parte musicale di Outdoor 2015 che animerà ogni weekend di ottobre con svariati  generi musicali con un programma ricco ed eterogeneo a cominciare dall’hip hop di Ghemon fino alla sperimentazione di Clap-Clap.

Ma per saperne di più abbiamo intervistato la curatrice dell’evento Antonella Di Lullo che ha rivelato tutto l’entusiasmo di chi crede che una manifestazione come l’Outdoor Festival, grazie a tutta la squadra che ci lavora,  possa essere un’esperienza davvero unica per apprezzare e vivere tutto il bello e il vero che ci viene dalla realtà artistica contemporanea. 

Allora Antonella, perché la scelta del titolo “Here, now.” per la sesta edizione del Festival… 

Abbiamo voluto ragionare su un momento circoscritto “qui e ora” capace di racchiude in sé i diversi piani temporali. C’è prima di tutto il passato della caserma che rivive attraverso la mostra di tutti gli oggetti ritrovati sul posto che, inevitabilmente, accendono la curiosità del visitatore portandolo in anni neanche troppo lontani. Il presente della creazione con le opere che tracciano una mappatura dell’arte quanto più estesa possibile grazie al francese Tilt, alla deformazione prospettica di Rub Kandy, allo straniamento creato dai Penique Productions e a tanti altri artisti che hanno voluto dare il loro contributo. E poi c’è  la futura rigenerazione dello spazio che diventerà nei prossimi anni sede del quartiere della Città della Scienza. 

Passato, presente, futuro. La realtà di oggi pare piuttosto che ci porti ad adottare un “carpe diem”…credi che l’incertezza sul futuro possa riguardare anche il campo dell’arte…

Credo che l’arte abbia avuto sempre la facoltà di anticipare gli eventi quindi questa incertezza non può riguardarla. Anzi, proprio l’essere proiettata verso il futuro le conferisce un carattere di ottimismo che, anche e soprattutto con l’Outdoor Festival si esprime nella sperimentazione a trovare sempre nuove forme capaci di rivelare sensibilità artistiche che si arricchiscono anche attraverso il confronto. Non a caso i linguaggi e stili creativi che si sono sviluppati anche nelle passate edizioni hanno richiamato sempre più l’interesse del pubblico diventando un punto di riferimento a livello nazionale per la street art.

Una delle magie dell’Outdoor Festival è quella di far si che  una struttura abbandonata diventi  un luogo dove, grazie all’arte, si esprimono  affinità e sensazioni. Tu che hai vissuto  questa trasformazione, quali sono le emozioni che può generare…

Infinite. Da quando ho iniziato a camminare in questi spazi così ampi è stato un viaggio nel tempo che mi ha fatto ritrovare anche ricordi della mia infanzia. E’ incredibile considerare quello che in pochi mesi si è riuscito a fare ponendo in essere un processo di trasformazione in grado di creare un dialogo tra le nude strutture architettoniche e le opere artistiche in esse contenute. 

Su che si è basata la scelta degli artisti di questa edizione…

All’inizio poteva sembrare un po’ difficile individuare chi potesse partecipare anche perché anche nel campo dell’arte ci possono essere degli equilibri da rispettare. Poi la scelta è stata molto spontanea e si è preferito mettere insieme  artisti che sia pur diversi fra di loro hanno in comune proprio la voglia di cimentarsi in nuove esperienze con la continua sperimentazione. 

Come si pone Roma e il pubblico romano nei confronti dell’Outdoor…

Roma è una città che sa guardare al presente e capace di adeguarsi in base agli impulsi che provengono da chi la vive. Già il fatto di concedere spazi pubblici che permettono al cittadino di godere di arte, spettacolo e cultura è indice di una realtà in continua crescita. Così come è cresciuto l’Outdoor festival che grazie all’impegno dei suoi ideatori e organizzatori riesce ogni anno a mietere sempre più vasto consenso. 

Non solo arte figurativa ma anche tanta musica…una scelta per rappresentare un certo mondo artistico a 360 gradi o più un’opportunità per attirare più pubblico…

Non dimentichiamo che Outdooor è prima di tutto un Festival quindi un contenitore dove è normale che la musica abbia sicuramente un ruolo importante. Per l’edizione di quest’anno poi abbiamo voluto che la colonna sonora fosse pienamente ispirata alle opere esposte per cui sul nostro palco si avvicenderanno tanti artisti che avranno proprio il ruolo di accompagnatori delle opere esposte. Ogni opera dei 17 artisti coinvolti si combina quindi con l’intervento di un musicista chiamato a realizzare un’installazione sonora originale.  

                                                                                                  Rosario Schibeci

(Nella foto Antonella Di Lullo con sfondo l'opera dell'artista Halo Halo)  

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