Quanto mai attuale il tema proposto da Stefano Mordini con 'La scuola cattolica', nella sesta giornata della 78esima edizione della Mostra del Cinema. Il film, fuori concorso, trasforma in immagini una vicenda drammatica del settembre 1975, tratta dall’omonimo libro di Edoardo Albinati (vincitore del Premio Strega 2016), che fu compagno di studi dei criminali autori del “massacro del Circeo”: Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira.
I tre assassini appartenevano a quella “gioventù bene” filo neofascista, ma l’ insensata brutalità e la truce violenza non hanno un unico colore politico, come ebbe a dichiarare Pasolini, affermando che il drammatico episodio del Circeo “non poteva avere una semplice connotazione di classe: l’impunità c’è anche nelle borgate, così come nella classe borghese”, e “Nascere maschi è una malattia incurabile” più che un’affermazione appare nel film come una motivata provocazione, se pur argomento scomodo e controverso nell’attualità trasmessaci dalla cronaca nera e giudiziaria. La pellicola infatti, nel rispetto delle vittime, rende pubblica la crudezza della violenza, volutamente non spettacolarizzata, coinvolgendo efficacemente il pubblico e stimolando riflessioni sul presente.
Il film è solido nella resa e negli intenti: non è un problema di scuola pubblica, privata, paritaria, con differenze tra poveri e ricchi: non possiamo declassarlo a “déjà vu radical chic”. E’ un problema sempre attuale. E’ una responsabilità condivisa, allargata alla famiglia e alla società intera. Il ruolo dei genitori, della famiglia è fondamentale nello sviluppo e nella formazione dell’individuo; Mordini lo evidenzia attraverso le diverse figure paterne e materne, apparentemente collaterali, ma che sottolineano le ipocrisie e le contraddizioni di una società alla deriva. Tra i personaggi chiave compare Riccardo Scamarcio che indossa i panni di un genitore ricco e potente ma anche molto violento, con l’arroganza di chi è più preoccupato del proprio status sociale che delle responsabilità del figlio. Valeria Golino, invece, ben interpreta una madre “ignava” come lei stessa la definisce, che conosce poco i figli e il marito; pur donando amore incondizionato ai suoi, resta successivamente offesa e delusa dalle vicende familiari. Valentina Cervi, nel ruolo di Eleonora Rummo, è una donna subordinata al sistema patriarcale, cattolico e tradizionalista, ma distratta nei confronti dei figli. Anche Jasmine Trinca interpreta un ruolo controverso: una madre vittima di una vanità perduta, per certi versi amorale, che alleva il proprio figlio illudendolo di essere infallibile, ma il “picchiatello” avrà reazioni infantili e irrazionali, preludio di un comportamento al limite della degenerazione e della criminalità.
Benedetta Porcaroli e Federica Torchetti si calano nel ruolo per incarnare rispettivamente Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, vittime del massacro. Il risultato è un attento studio sulla psicologia delle due ragazze, rappresentando delle figure femminili profondamente violate, non solo fisicamente, ma colpite nella loro dignità. Luca Vergoni è il somigliantissimo Angelo Izzo; attraverso lo sguardo sprezzante e implacabile, l’inquietante sorriso, rivela la complessa e perversa personalità del soggetto, costruendo il personaggio in tutte le sue sfaccettature e reazioni.
Incisive inoltre le interpretazioni di Francesco Cavallo nel ruolo di Gianni Guido e Giulio Pranno nel ruolo di Andrea Ghira, che hanno saputo cogliere e rendere le personalità contorte e gli arroganti atteggiamenti dei due criminali. Emblematica, poi, è la figura del professor Golgota del liceo romano (un eccellente Fabrizio Gifuni) che, nel dialogo in classe, descrive un celebre dipinto del “Cristo flagellato” ai suoi allievi, alcuni dei quali riveleranno atteggiamenti di “piccoli superuomini” e potenziali criminali.
Nel film, infine, l'adolescente Edoardo Albinati, interpretato da Emanuele Maria Di Stefano, lancia un messaggio significativo: “il seme che è dentro di noi in fase di sviluppo cresce e se nutrito con elementi sbagliati degenera”. E’ questa la grande responsabilità morale della famiglia, della scuola, della società, in ogni tempo e luogo.
Articolo di Giorgio Vulcano.
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