Giancarlo Renzi

Giancarlo Renzi

L’app di un medico che chiarisce finalmente i bugiardini italiani.

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Oggi l'art magazine UnfoldingRoma incontra un chirurgo e imprenditore che ci racconta qualcosa sulla sanità  e della suo nuova avventura nel digitale che aiuterà sia i medici che i pazienti.Il Dottore Giancarlo Renzi.

La prima domanda è perché hai scelto di laurearti in medicina e fare il chirurgo?

Mi ha spinto la curiosità nel comprendere l’affascinante macchina del nostro organismo e la volontà di fare qualcosa di attivo, di pratico. Ma soprattutto sapevo che mettersi di fronte a un problema per risolverlo con tutto te stesso è la cosa che più ci rende vivi. Se mettiamo insieme i tre aspetti, la strada è una sola: medicina e chirurgia

Una volta terminata la specializzazione quanto è stato duro trovare lavoro?

Già allora non erano tempi semplici. Diciamo che per la mia generazione è divenuto evidente che non ci saranno mai più le mono-professioni, i mono-interessi, i mono-lavori. Accanto alla delusione per il lavoro che sfugge, aggiungerei che non dobbiamo cadere nel disfattismo. Per chi è curioso è una benedizione (diciamo). Per chi è eclettico è l’ora di mettersi in mostra.

Cosa ne pensi del provvedimento del Ministro Lorenzin circa l’appropriatezza degli esami prescritti dai medici?

Andrò controcorrente, dal momento che molti colleghi sono sul piede di guerra a riguardo di questi accorgimenti, ma penso che la decisione vada in qualche modo verso la giusta via. Appropriatezza è una parola che sintetizza alla perfezione l’idea che ci ha portato alla realizzazione di Farmahelp. Capisco però anche i colleghi che subiscono questo provvedimento come un’imposizione. E’ un argomento sicuramente spinoso, ma che credo che non si debba farlo rientrare nel termine consumato ‘tagli alla sanità’. Mi appello ai mesi futuri per vedere come verrà recepito da punto di vista pratico.

Cosa bisognerebbe fare per ridurre gli sprechi nella sanità?

Dobbiamo migliorare la comunicazione fra medico e paziente. Per fare questo abbiamo però bisogno di condivisione, conoscenza ma soprattutto consapevolezza. Sogno che chi vada dal medico sia preparato da un punto di vista personale dal momento che è l’utilizzatore finale della prescrizione. Sa quante volte i pazienti comprano delle medicine potenzialmente dannose per quello che è la loro unicità come persone, sa quante volte il medico non è informato di abitudini, patologie, allergie eccetera? Anche questo è denaro buttato via, perché i pazienti stessi non sono informati che quella parolina detta al medico può essere importante per fargli cambiare farmaco e fare sì che prescriva quello più indicato.

Parliamo della tua idea imprenditoriale? Quale è stata la motivazione che ti ha spinto ad intraprendere questa avventura?

FarmaHelp è una app, sia per dispositivi ios che android, che ho sviluppato personalmente dopo che per l’ennesima volta io stesso ho avuto dei problemi a interpretare i foglietti illustrativi di alcune medicine per me e mio figlio ed ero davvero esasperato. Allora ho detto basta: se non posso riscrivere alla fonte i bugiardini che partono dalle fabbriche, posso creare una ‘fatina buona’ che ti spieghi quello che è riportato così confusamente a riguardo delle medicine. Questo è l’unico modo perché chiunque possa avere le informazioni adeguate, chiare e concise su quello che prende. Solo se siamo consapevoli riduciamo sprechi di tempo e denaro e guadagniamo in salute. Poi ho pensato come sarebbe stato bello se ognuno potesse ricercare le proprie esperienze fatte con le medicine. Lo sa che un’altra fonte di spreco consiste in persone che non ricordano che un certo farmaco in passato gli ha dato più problemi che altro e lo ricomprano? Salvo poi accantonarlo al ritorno dell’effetto avverso. Se solo potessero leggere le loro esperienze, se solo potessero ricordare quello che hanno passato, mi sono detto. Pensi al caffè… o ai formaggi: molti farmaci cozzano contro questi alimenti e possono dare serie conseguenze. Nessuno lo dice e nessuno lo sa. E’ tutto scritto nei bugiardini ma nessuno li legge. Perché? Perché sono lunghi, incomprensibili, scritti in piccolo e tremendamente noiosi. Se io le scrivessi la ricetta dei bucatini all’amatriciana o della spigola all’acqua pazza in bugiardinese, lei riderebbe dallo sconforto e poi andrebbe in rosticceria o salterebbe la cena. Questo non va bene.

Caro Giancarlo sono molto agitato per via di un'inchiesta che una giornalista indipendente mi ha sottoposto. Questa inchiesta riguarda la Sanità italiana e le scelte delle nostre Asl. Insomma come la prendereste se scopriste che, a fronte di farmaci nuovi e molto efficaci su malattie molto gravi, già inseriti nella Farmacopea Europea, non sperimentali ma già validati, le Asl italiane scelgono di utilizzare invece farmaci ormai vecchi, obsoleti, la cui efficacia è notevolmente limitata? Come la prendereste se la cosa fosse provata, con tanto di testimonianze anche mediche? Il problema è questo: ci sono cittadini Europei, e forse anche Italiani ( in alcune aree limitate del paese), che avendo la fortuna di abitare in Francia, Germania, Inghilterra, possono curarsi con medicinali mirati, non devastanti, e soprattutto risolutivi mentre a noi poveri dementi Italiani di serie B tocca accontentarci di quello che passa il convento solo per mere questioni economiche.

A me, francamente, non risulta affatto. E ti rispondo in veste di chirurgo che lavora in un ospedale da molti anni ormai. Tantomeno nessuno dei colleghi che conosco ha mai sollevato la cosa, pur avendo contatti all'estero. Infine, non mi pare che gli assistiti nei nostri ospedali abbiano un qualsiasi problema con la qualità dei farmaci a loro somministrati."

Questa app a chi è utile e perché la consiglieresti?

E’ utile ai medici, di qualsiasi specializzazione o interesse, perché contiene le note AIFA sempre aggiornate, perché offre l’opportunità di appuntare esperienze e rivederle in caso di bisogno. La consiglierei ai pazienti, alle famiglie, ai nonni perché capiscano quello che gli viene dato e conoscano le eventuali avvertenze una volta per tutte. Anche chi non è medico può segnare se un farmaco è stato ‘cattivo’ così da non riprenderlo. La possibilità di scrivere le proprie note non ha prezzo. Sa ad esempio io come la uso, per la mia vita personale? Quando compro una medicina cerco il nome nell’app e scrivo sopra ‘casa scade il’ eccetera. Così basta che cerco negli appunti casa e so cosa ho nell’armadietto dei farmaci in ogni momento. Basta doppioni, soldi buttati e file in farmacia inutili. La prospettiva di questo è tremendamente importante. Senza parlare di chi va in vacanza all’estero o di chi viaggia: mi riferisco alle persone che restano senza aiuto quando hanno un malanno anche banale fuori dai nostri confini. Farmahelp contiene farmaworld cioè una tabella di conversione fra farmaco italiano e farmaco estero, così da indirizzare il farmacista straniero su quello che abbiamo in mente senza sprecare tempo e rischiare.

Ma sviluppare app è più un business o una passione?

E’ senz’altro una grande passione! Se poi si riesce a farla rientrare in un modello di business, ben venga.

Come vedi il mondo del digitale e nello specifico delle app? Pensi sia un settore sul quale sarà possibile costruire posti di lavoro?

Già sta accadendo. Quello che spero è che chi è intenzionato a fare app capisca che anche questo è un campo che può esaurire il suo fascino con il tempo.

Progetti per il futuro?

Voglio sviluppare Farmahelp per gli altri Paesi. Stiamo già lavorando al database britannico, americano, spagnolo e ad altri. La semplicità e la chiarezza servono anche fuori i confini del nostro Paese.

Consiglieresti oggi a tuo figlio il percorso di studi in medicina?

Medicina dona amore e chi la esercita ed a chi ne necessita e ti aiuta ad affrontare le cose in maniera diversa. Detto questo, rimangono un mucchio di problemi e ‘controindicazioni’. Fare il medico è davvero una professione che richiede passione, se uno non ce la ha è meglio che cambi strada. Io non la consiglierei a mio figlio, così come mio padre, medico, non la consigliò a me. Eppure…

La politica con tutti i suoi enti istituzionali aiuta gli innovatori come te?

Non è semplice rapportarsi a cose che si chiamano ‘enti costituzionali’ ma la speranza è l’ultima a morire. Spero che le cose piano piano cambino e che nel nostro Paese sia più semplice mettere in pratica le proprie idee.

Oggi un laureato in medicina e chirurgia e con una specializzazione in tasca dovrebbe andare all’estero per trovare più facilmente lavoro oppure può nutrire speranze anche in Italia?

L’estero offre più possibilità, e inutile negarlo. E’ invece utile sottolineare come i giovani italiani siano sempre più giovani europei. Secondo personalissima opinione, saranno comuni i casi di medici italiani, con esperienze di studio e lavorative all’estero che si sposano in Belgio e che lavoreranno in Irlanda. Questo ci penalizza in qualche modo? Io dico di no, anzi vedo in questo una risorsa.

Hai coniato un motto tutto tuo?

Certamente: ‘Se conosci, sei al sicuro.’ 

Valerio De Benedetti 

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